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Che frutto è il rambutan e come si mangia

Che frutto è il rambutan e come si mangia

Fonte immagine: Pixabay

Il rambutan è un curioso frutto esotico che, negli ultimi anni, sta sempre più conquistando i consumatori italiani. E non solo per le sue singolari fattezze, tanto da essere impropriamente definito come “riccio rosso”, ma anche e soprattutto per le sue utili proprietà per l’organismo. Ma che frutto è il rambutan e come si mangia?

È utile, prima di rispondere a queste domande, fare una piccola ma doverosa precisazione ambientale sulla frutta esotica. Trasportare alimenti da Paesi lontani comporta dei costi, soprattutto in termini di emissione di anidride carbonica e altri inquinanti, molto elevati. Questo non vuol dire che sia necessario rinunciare a delle golose prelibatezze estere, bensì acquistarle con consapevolezza.

È infatti utile scegliere coltivazioni locali, quando disponibile, oppure affidarsi a importatori che hanno avviato piani di compensazione della CO2 prodotta, in tutte le fasi: dalla coltivazione alla distribuzione del frutto. Di seguito, qualche utile curiosità.

Cosa è il rambutan

Rambutan, pianta

Il rambutan è originario del Sudest Asiatico, è un frutto conosciuto sin da tempi antichissimi, ma giunto sulle tavole italiane relativamente di recente. Il gustoso alimento viene prodotto dal Nephelium lappaceum, una pianta appartenente alla famiglia delle Sapindaceae, decisamente diffusa nelle zone dell’Asia più vicine all’Equatore.

La pianta si caratterizza per una buona altezza – in genere di 10/12 metri, per un massimo di 30 se le condizioni climatiche sono ottimali – e per dei rami fitti e cespugliosi, capaci di ricreare una chioma vistosa e ampia. Le foglie sono ovali e allungate, lucide e di un intenso verde.

Il frutto è di piccole dimensioni e presenta una buccia di colore rosso, ricoperta da filamenti simili a spine, ma morbide e non pericolose. Poiché questi fili sulla buccia ricordano una testa spettinata, nel Sudest asiatico i frutti vengono chiamati anche “frutto dai capelli” o semplicemente “massa di capelli“. La polpa è invece bianca, dalla consistenza mediamente morbida e dal colore traslucido, al suo interno conserva un seme duro.

Il rambutan può essere consumato fresco oppure come ingrediente di numerose ricette, sia dolci che salate.

Il rambutan si coltiva in Italia?

Data la curiosità che suscita questo particolare frutto e la vistosità della sua pianta, è normale chiedersi se il rambutan possa essere coltivato anche in Italia, come avviene con l’avocado. Purtroppo, se l’obiettivo è quello di giungere a un copioso raccolto, la risposta potrebbe deludervi: per poter fruttificare, la pianta ha infatti bisogno del clima tipico dei tropici, con temperature prossime ai 40 gradi e grande umidità.

Negli anni ci sono stati tentativi di avviare coltivazioni fuori dai luoghi d’origine, come in Florida, ma non vi sono stati particolari successi. Lo stesso vale anche per serre e strutture ad atmosfera modificata. Si può però provare a coltivare la pianta a semplice scopo ornamentale, senza attendersi la produzione di molti frutti.

Se attecchisce, soprattutto al Sud dove il clima è maggiormente favorevole, si ottengono piantine di media altezza che raramente fruttificano.

Proprietà e benefici del rambutan

Rambutan su albero

Viste le origini e le caratteristiche del rambutan, è tempo di scoprire proprietà e benefici per l’organismo. Le popolazioni asiatiche, consumando da secoli questo frutto, ne conoscono già abbondantemente i vantaggi. Tanto che è considerato un vero e proprio rimedio naturale.

Di seguito, qualche informazione utile.

Valori nutrizionali

Come sempre, per valutare le proprietà benefiche di un alimento, bisogna prima analizzare i suoi valori nutrizionali. E quelli del rambutan appaiono decisamente interessanti: si tratta infatti di un alimento mediamente calorico, con circa 82 calorie ogni 100 grammi consumati. Un limite che è difficile da superare, poiché in genere non si consumano così tanti esemplari in una volta sola.

Per lo stesso peso, si contano 21 grammi di carboidrati, 0.7 di proteine e 0.2 di grassi, a cui si aggiunge una porzione non particolarmente rilevante di fibre: 0.9 grammi. Egualmente interessante è l’apporto di macronutrienti. Sul fronte dei minerali si elencano elevati quantitativi di potassio, seguito da sodio, calcio, magnesio, manganese e ferro.

Sul versante delle vitamine, invece, le più diffuse sono la vitamina A, la C e la E.

Effetto energizzante

Rambutan, buccia

È un alimento ricco di potassio, perciò il rambutan è noto per il suo effetto energizzante sull’organismo. D’altronde, questo minerale è indispensabile non solo per mantenere l’equilibrio dei sali all’interno dell’organismo – anche contrastando il sodio in eccesso – ma aiuta i muscoli a mantenere elevate performance anche nel tempo.

Il potassio riduce infatti il senso di stanchezza, soprattutto a livello muscolare, previene i crampi e regala immediata energia. Considerando come poi il frutto sia ricco di zuccheri, è facile capire perché il rambutan sia in grado di rigenerare l’organismo.

Effetto immunostimolante e antiossidante

Come già accennato, il rambutan è un frutto ricco di vitamina C. Questa rappresenta un alleato indispensabile per rafforzare le difese immunitarie, poiché stimola l’azione dei globuli bianchi. Si può quindi considerare l’alimento come un vero e proprio rimedio della nonna immunostimolante.

Non è tutto, però, perché grande beneficio per l’organismo si ricava anche dalla vitamina E. Questa rappresenta il primario antiossidante all’interno del nostro corpo, contrasta infatti l’azione dei radicali liberi, rallentando così il fisiologico processo di invecchiamento cellulare.

Effetto digestivo

Rambutan, mano

Il rambutan è anche noto per il suo effetto sull’apparato digerente, sia a livello di stomaco che di intestino. Partendo proprio dallo stomaco, i suoi zuccheri stimolano infatti la produzione di succhi gastrici, accelerando così la digestione. Può essere utile anche per agevolare lo svuotamento dello stomaco stesso, riducendo così la sensazione di gonfiore.

A livello intestinale, invece, l’azione di concerto di fibre e zuccheri aiutano l’evacuazione, ripristinando la normale regolarità. Ad alte dosi può però avere degli effetti eccessivamente lassativi.

Effetto antiparassitario

La cultura popolare asiatica, attribuisce al rambutan anche proprietà contro le parassitosi a livello intestinale, come le classiche infezioni da ossiuri che colpiscono i bambini.

In realtà, l’efficacia non è elevatissima ed è perlopiù indiretta, cioè dovuta alla stimolazione del sistema immunitario grazie a elevate dosi di vitamina C.

Come si mangia il rambutan

Rambutan verde

Ma come si mangia il rambutan? È questa una delle domande che più frequentemente ci si pone quando ci si trova a consumare un frutto esotico, magari mai assaggiato prima.

Che sapore ha il rambutan

Che sapore ha il rambutan? Questo frutto è molto dolce e zuccherino, al contempo dalla consistenza quasi croccante, seguita poi da una polpa più morbida. Non manca nemmeno una nota più acidula, che rimane sul palato dopo aver consumato il frutto. Per queste caratteristiche, il rambutan è solitamente apprezzato non solo dagli adulti, ma anche dai bambini.

Come si consuma

Frutto rambutan piatto

Il frutto tropicale può essere consumato in diversi modi, di norma fresco. Non mancano ricette in cottura, dove viene perlopiù utilizzato come aromatizzante per preparati sia dolci che salati.

Per mangiarlo fresco, è necessario:

  • Controllare la maturazione. Si dovranno scartare i rambutan dalla buccia ancora poco rossa o dalle spine verdi e rigide. Queste ultime dovranno apparire morbide e giallognole;
  • Rimuovere la buccia esterna;
  • Ricavare la polpa, anche con l’aiuto di un cucchiano;
  • Rimuovere i semi, poiché il loro consumo potrebbe determinare spiacevoli effetti gastrointestinali.

Tra i preparati più diffusi, si elencano la macedonia di rambutan, il gelato aromatizzato al rambutan, il frutto caramellato, marmellate, confetture e succo. Il frutto non è però consigliato a chi soffre di problemi gastrointestinali gravi, inoltre può alterare le funzionalità dell’enzima CYP3A4, utile per metabolizzare i farmaci.

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