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Coltivare lo zafferano: costi, metodi e curiosità da conoscere

Coltivare lo zafferano: costi, metodi e curiosità da conoscere

Fonte immagine: Pixabay

Lo zafferano rappresenta una delle spezie più preziose in cucina e, per la sua difficoltà di coltivazione, anche una delle più care. È però indispensabile per alcuni piatti tipici della tradizione italiana, come il classico risotto giallo ed è quindi uno di quei prodotti a cui i consumatori non vogliono rinunciare. Ma è possibile coltivarlo autonomamente, risparmiando magari sui costi e avendone sempre buone quantità a disposizione?

Prima di cominciare, è bene sottolineare come la coltivazione dello zafferano sia tutto fuorché semplice. Anche gli appassionati di orto più esperti potrebbero imbattersi in difficoltà non da poco nell’ottenere un prezioso raccolto, sia per questioni legate al clima che alle caratteristiche del terreno. Di seguito, qualche informazione utile.

Cosa è lo zafferano

Zafferano

Lo zafferano è una spezia che si ricava dal Crocus sativus, un fiore appartenente alla famiglia delle Iridacee. A un primo sguardo questa pianta sembra in tutto e per tutto un comune crocus, ma a un’analisi più attenta emergono delle differenze. Ad esempio, la varietà può raggiungere i 30 centimetri di altezza e i petali tendono ad assumere una colorazione violacea più intensa rispetto alle alternative classiche. Ancora, i fiori presentano al loro interno degli stigmi di intensa colorazione rossa.

La preziosa spezia si ricava proprio dagli stigmi interni dei fiori, che vengono raccolti e fatti essiccare. A questo punto sono pronti per essere utilizzati, sia in cucina per colorare o aromatizzare i cibi, che per la gestione di piccole problematiche quotidiane di salute.

Poiché lo zafferano richiede una certa attenzione nella sua coltivazione e ogni singolo fiore produce pochi stigmi, si tratta di una spezia preziosissima. Basti pensare che un solo grammo di pistilli di zafferano può costare anche 60 euro, 75 per varietà pregiate come quella indiana. Inferiore è il prezzo dello zafferano già lavorato e raffinato, come quello in vendita al supermercato: una tipica bustina da 0.15 o 0.20 grammi, infatti, si aggira attorno ai 3-5 euro.

Proprietà dello zafferano

Zafferano, cucchiaio

Tutti conoscono lo zafferano, molto apprezzato in cucina, soprattutto per colorare ricette quali il risotto, ma anche e soprattutto per migliorare il sapore dei piatti. Non tutti però sanno che questa spezia presenta anche interessanti proprietà per l’organismo, tanto da essere considerata un vero e proprio rimedio naturale.

Fra le azioni più conosciute, si elencano:

  • Antiossidante: grazie a un olio contenuto al suo interno, il safranale, lo zafferano è utile per proteggere le cellule dall’azione dei radicali liberi, preservandone quindi il ciclo vitale e la durata. Da tempo si studia la possibilità di sfruttare questo principio attivo per la protezione delle cellule sane dalle aggressioni tumorali;
  • Digestiva: lo zafferano calma l’attività dello stomaco, regolando la produzione di succhi gastrici e al contempo migliorando la digestione. A livello di intestino, facilita invece il transito;
  • Energizzante: la spezia è anche un energizzante naturale, tanto che può essere addirittura d’aiuto per limitare gli stati depressivi o ansiosi.

L’assunzione eccessiva della spezia può causare effetti collaterali come coliche intestinali, nausea, dolore addominale, stordimento e malessere. Ma si tratta di conseguenze estremamente rare, anche perché il sovradosaggio è del tutto improbabile.

Zafferano: come si coltiva

Crocus sativus

È possibile coltivare lo zafferanno in Italia in quasi su tutto il territorio, anche se non tutte le Regioni si prestano alla crescita rigogliosa della pianta per difficoltà climatiche. Grandi campi sono presenti nelle Marche, in Umbria, in Puglia e in Sicilia, mentre meno frequente è la coltivazione al Nord. Se si dispone di una serra, tuttavia, è possibile fare un tentativo anche in quelle località dove le temperature tendono ad abbassarsi molto.

Quando è possibile coltivare lo zafferano

A differenza di molti altri ortaggi e fiori, il Crocus sativus è una pianta che entra in quiescenza durante i periodi più caldi dell’anno. La sua coltivazione è perciò pressoché autunnale, non a caso i bulbi vengono inseriti nel terreno verso la fine di agosto.

Si tratta di un ciclo che in realtà non stupisce, considerando come anche le varietà più comuni del Crocus tendano a fiorire rigogliose in autunno e in inverno. Non a caso, in alta montagna, questi fiori sono fra i primi che appaiono verso la fine di gennaio, bucando la neve con i loro meravigliosi petali rosa.

Che tipo di terreno richiede lo zafferano

Coltivare

Il Crocus sativus è una pianta che non si adatta facilmente a tutte le varietà di terreno, poiché risente molto degli elementi nutritivi presenti nel terriccio stesso e delle variazioni del pH. In linea generale, sarebbe meglio rispettare questi parametri prima di interrare i bulbi:

  • Deflusso dell’acqua: lo zafferano richiede un terreno altamente drenante, quindi è necessario predisporre un substrato di ghiaia, cocci o palline di argilla espansa per permettere all’acqua di defluire con velocità;
  • Tipo di terriccio: la pianta preferisce terreni morbidi oppure a medio impasto, privi di elementi che ne possono bloccare lo sviluppo delle radici, come legnetti o sassi;
  • pH: il pH ideale del terreno deve aggirarsi sempre attorno a 6-7

Zafferano: la coltivazione tradizionale

Zafferano, coltivazione

Quella del Crocus sativus è una varietà che certamente si adatta alla coltivazione tradizionale, come ad esempio un piccolo orto o anche un vaso in balcone. Ma lo zafferano teme le eccessive escursioni termiche, che potrebbero danneggiarlo. Si può valutare quindi la possibilità di una crescita in serra, soprattutto nelle regioni del Nord dello Stivale.

Per la coltivazione tradizionale, è necessario sapere:

  • Vaso e orto: predisporre sempre un letto di ghiaia, cocci o palline d’argilla espansa per evitare i ristagni d’acqua;
  • Gestione del terriccio: prima di piantare i bulbi, è bene zappare la terra per garantire un rimescolamento delle sostanze nutritive e, qualora ve ne fosse bisogno, rimuovere sassi, legnetti e altri elementi estranei;
  • Annaffiature: il Crocus sativus non richiede grandi quantità d’acqua, possono bastare anche le normali precipitazioni. Qualche attenzione in più al Sud, dove settembre e ottobre sono ancora mesi afosi, bagnando la base del terreno quando troppo secca al tatto.

Coltivazione in vaso e orto

Crocus sativus

Se si sceglie il vaso, i bulbi vanno piantati tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, posizionandoli affinché rimanga circa un centimetro tra la sommità del bulbo e la superficie superiore del terreno.

In caso si dovesse decidere di procedere in orto, utile è creare dei filari di circa 15 centimetri di profondità e 10 di larghezza, con una distanza di 15-20 centimetri tra una piantina e l’altra.

La concimazione deve avvenire ciclicamente, all’incirca ogni due o tre mesi, con delle soluzioni fortemente azotate. In questo senso, anche il compost domestico si rivela un grande alleato per arricchire il terriccio.

Ma quanto terreno serve per ottenere un chilo di zafferano, quanti fiori devono essere essiccati per ricavarne un numero sufficiente di stigmi? A livello amatoriale, non ci si attendano grandi risultati: basti pensare come le principali aziende agricole specializzate riescano a ottenere un chilo di spezia investendo aree da 1.000 metri quadrati, per un totale di circa 150.000 fiori. Questo ben spiega perché il prodotto sia venduto quasi a peso d’oro sul mercato

Zafferano: la coltivazione idroponica

La semina tradizionale non è la più efficiente nel produrre grandi quantità della spezia. Tanto che da qualche anno sempre più agricoltori si stanno convertendo alla coltivazione idroponica.

Questo tipo di coltura avviene al di fuori del terreno, all’interno di apposite capsule o vasetti. Anziché il terriccio, ci si affida a un substrato interno inerte di argilla, lana di roccia, perlite e molto altro a cui si aggiunge un singolare erogatore. Questo ugello, indispensabile per la sopravvivenza della pianta, eroga acqua arricchita da sostanze nutritive. Fra queste l’azoto, il potassio ed il fosforo.

La crescita in ambiente idroponico garantisce ottimi risultati, con un aumento della resa per queste piante, ma è difficile da attuare in casa. Inoltre, poiché non a contatto con il terreno, vi sono anche minori infestazioni parassitarie – come quella provocata dagli acari – e stigmi dallo sviluppo decisamente veloce. Infine, vi è da considerare il costo: un impianto di piccole e medie dimensioni, adatte per un orto in giardino, può richiedere anche oltre un migliaio di euro per la sua implementazione.

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