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Barba di Giove: come coltivare la pianta

Barba di Giove: come coltivare la pianta

Fonte immagine: LBM1948 via Wikimedia

La barba di Giove è una pianta succulenta sempre più ricercata per abbellire davanzali o piccoli giardini, grazie alla sua relativa facilità di coltivazione e agli splendidi fiori che può offrire nelle stagioni più calde. Di origine tropicale, da diversi decenni ha trovato spazio anche in Italia, dove attira le curiosità di sempre più appassionati. Ma come si coltiva questa pianta, quali sono le sue necessità e come curarla nel tempo?

Come di consuetudine, prima di avviare la coltivazione di una pianta originaria di Paesi molto caldi, è bene chiedere un consiglio al proprio fornitore di prodotti di botanica di fiducia. In questo modo si potrà verificare che le caratteristiche climatiche del proprio luogo di residenza siano compatibili con le necessità di questo arbusto

Cosa è la barba di Giove

Barba di Giove
Fonte: Ghislain118 via Wikimedia Barba di Giove

Il Drosanthemum hispidum – conosciuto comunemente con il nome di barba di Giove – è un genere di piante appartenenti alla famiglia delle Aizoacee. Si tratta di una pianta succulenta, abituata a climi caldi e anche a situazioni di lunga siccità, originaria dell’Africa. In particolare, la pianta cresce spontaneamente nei Paesi al di sotto dell’Equatore, trovando una grande diffusione in particolare in Sudafrica.

Oggi questa varietà è coltivata in tutto il mondo, perché apprezzata dal punto di vista ornamentale. Oltre a essere ricadente, presenta infatti dei bei fiori di colore rosa-violacei, ideali per abbellire davanzali, balconi o piccole aiuole.

La pianta si caratterizza per il suo portamento ricadente e strisciante. Il suo apparato radicale sviluppa degli steli robusti e carnosi, solcati da piccole foglioline tubolari altrettanto carnose, mentre i fiori sono numerosi, vistosi, dall’aspetto non troppo dissimile dalle margherite. La pianta presenta una fioritura costante e duratura: se esposta correttamente al caldo può produrre fiori da marzo fino all’autunno inoltrato.

Perché si chiama barba di Giove

Barba di Giove ricadente Fonte: Tangopaso via Wikimedia

Perché, tuttavia, questa pianta prende il nome di barba di Giove nel linguaggio comune? A oggi, non è possibile risalire all’origine di questa nomea popolare. Tuttavia, si sospetta che possa derivare dalla natura ricadente di questa succulenta che, quando non fiorita, per via delle foglioline tubolari ricorda proprio una barba. Ancora, alcune varietà possono presentare anche una lieve peluria.

Non è però tutto, poiché bisogna anche sapere che il nome barba di Giove è condiviso anche con un’altra specie. Quella dell’Anthyllis barba-jovis, una pianta arbustiva dai fiori bianchi abbastanza frequente sulle coste dei Paesi affacciati sul Mediterraneo.

Come coltivare la barba di Giove

Mazzo di Barba di Giove Fonte: Francesco Ranieri via Wikimedia

La barba di Giove può essere facilmente coltivata sia in vaso che in giardino, prestando però attenzione alle sue necessità. Per quanto si tratti di una succulenta decisamente resistente, alcune condizioni climatiche potrebbero alterarne lo sviluppo e impedire l’apparizione dei fiori.

Necessità della pianta

Per poter crescere rigogliosa, la barba di Giove ha bisogno di alcuni requisiti, delle necessità tutto sommato semplici da provvedere:

  • Clima: questa pianta ama i climi miti, temperati e tendenti al caldo, proprio come nei Paesi d’origine. Non tollera invece le gelate, soprattutto quando improvvise, e per questo motivo si caratterizza per essere una varietà perlopiù estiva;
  • Terriccio: normalmente la pianta richiede un terreno morbido e ben drenato, poiché non sopporta i ristagni d’acqua, che ne possono danneggiare l’apparato radicale. Nei terreni d’origine non disdegna nemmeno fondi più ricchi di sassi e di ghiaia, proprio poiché aiutano ad aumentare il deflusso dell’acqua;
  • Esposizione: la barba di Giove non teme l’esposizione diretta alla luce del sole, quindi la si può tranquillamente coltivare in aree esposte a Sud;
  • Annaffiatura: come tutte le succulente, la barba di Giove non necessità di grandi annaffiature. Si procederà solo quando il terreno apparirà eccessivamente secco al tatto.

Coltivazione in vaso o in giardino

Coltivare

Comprese le necessità della pianta, si può passare alla sua coltivazione. Così come già accennato, la barba di Giove può essere efficacemente coltivata in vaso oppure in giardino. Nel primo caso, si dovrà predisporre un letto di ghiaia, cocci o palline d’argilla espansa per aumentare il deflusso dell’acqua.

In giardino, invece, è utile procedere preliminarmente con una zappatura, per distribuire al meglio le componenti azotate e vari nutrienti di cui la succulenta ha bisogno per svilupparsi rigogliosa.

La barba di Giove può essere coltivata a partire dal seme, lasciando nel terreno una distanza di circa 10 o 20 centimetri tra un esemplare all’altro. Abbastanza diffusa è anche la talea, che si realizza tagliando un rametto ricadente della pianta, farlo asciugare al sole per o 24 ore, immergendone poi una delle estremità in acqua.

Non appena appariranno le radici, la succulenta potrà essere trasferita nel terreno di destinazione, prestando attenzione a distanziare in modo sufficiente un esemplare dall’altro.

L’operazione può essere effettuata a partire dai primi giorni di marzo, se le condizioni climatiche del proprio luogo di residenza lo consentono.

Cura della barba di Giove

Fiore di Barba di Giove Fonte: S Molteno via Wikimedia

Ma come si cura nel tempo la barba di Giove? Come fare affinché cresca rigogliosa e, soprattutto, fiorisca? Uno dei dubbi più diffusi fra gli appassionati riguarda proprio la mancata fioritura della pianta: questo avviene quando le sostanze nel terreno non sono sufficientemente ricche, quando l’esposizione al sole non è corretta o perché la pianta subisce eccessivi sbalzi di temperatura. Di seguito, qualche consiglio utile.

Annaffiature ed esposizione

Sul fronte delle annaffiature, la barba di Giove non presenta particolari esigenze. Come tutte le succulente, è in grado di trattenere delle buone quantità di acqua, che poi utilizza al bisogno. Di norma non è necessario annaffiarla in inverno o nelle prime settimane della primavera, quando le comuni precipitazioni sono più che sufficienti per garantire l’apporto d’acqua di cui la pianta ha bisogno.

D’estate, invece, bisognerà verificare la secchezza del terreno, bagnandolo solo quando arido in modo eccessivo.

L’esposizione deve essere invece sempre solare. La pianta ama l’irrorazione diretta dei raggi e, soprattutto, non disegna il caldo. Anche la fioritura sarà maggiore se la succulenta potrà ottenere una buona esposizione al sole per gran parte della giornata.

Concimazione e protezione in inverno

Barba di Giove al sole Fonte: Ghislain118 via Wikimedia

Anche in merito alla concimazione, la pianta non ha bisogno di particolari attenzioni. Le succulente sono infatti in grado di estrarre e accumulare le sostanze nutritive presenti nel terreno, per sfruttarle anche in periodi di scarsità. Per garantire una crescita veloce, si può tuttavia ciclicamente provvedere con del compost, del concime organico o qualsiasi altro concime dall’elevata componente azotata.

Per quanto riguarda la stagione invernale, quando la barba di Giove non è in attività, bisogna invece prestare molta attenzione. La pianta non ama infatti l’esposizione al gelo e le basse temperature. Se coltivata in giardino, bisognerà quindi predisporre degli opportuni ripari, magari anche costruendo una rudimentale serra con del legno e del cellophane.

Se in vaso, durante i mesi più freddi dell’anno la succulenta dovrà essere mantenuta e curata unicamente in casa. La si potrà poi riportare su davanzali esterni e in balcone a partire dal mese di marzo, quando le temperature non scenderanno sotto ai 15 gradi centigradi. Nello stesso periodo, si potrà anche rimuovere la copertura se coltivata in giardino.

Altra accortezza da prendere in considerazione, la difficoltà della pianta a crescere in modo rigoglioso in aree molto ventose. Innanzitutto, il vento raffredda in modo costante la pianta, impedendole di rimanere stabile attorno a temperature pari o superiori ai 15 gradi già citati. Ancora, poiché ricadente e strisciante, il vento troppo forte potrebbe portare alla rottura di molti fusti per azione meccanica.

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