Sviluppo sostenibile

Il concetto di sviluppo sostenibile è stato soggetto nel corso degli anni a vari punti di vista. In generale viene indicata come tale quella crescita che sappia venire incontro alle necessità di tutela della Terra.

Molti e articolati gli aspetti di cui tenere conto, a cominciare dalle normative italiane e internazionali passando per i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile inseriti nell’Agenda 2030 dell’ONU. Senza dimenticare la necessità di affrontare il problema anche tramite il rafforzamento di una cultura della sostenibilità.

Definizione di sviluppo sostenibile

Quando si parla della definizione di sviluppo sostenibile balzano al centro del discorso alcune possibili interpretazioni. Tra queste quella proposta dal WWF nel suo “Living Planet Report”, nel quale si indica la necessità di “Imparare a vivere nei limiti di un solo pianeta”.

A livello internazionale la definizione di sviluppo sostenibile universalmente riconosciuta è quella contenuta nel Rapporto Brundtland del 1987, intitolato “Our Common Future”:

Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

Cosa significa

Per approfondire il discorso in merito alla domanda “Cosa significa sviluppo sostenibile?” è utile fare nuovamente riferimento al WWF. Affrontando il tema in maniera più estesa, in linea con la definizione fornita nel Rapporto Brundtland, l’associazione ambientalista definisce lo sviluppo sostenibile:

La capacità della nostra specie di riuscire a vivere, in maniera dignitosa ed equa per tutti, senza distruggere i sistemi naturali da cui traiamo le risorse per vivere e senza oltrepassare le loro capacità di assorbire gli scarti e i rifiuti dovuti alle nostre attività produttive.

Salvaguardare le risorse naturali della Terra, affinché possano rigenerarsi ed essere disponibili anche in futuro. Come sottolineato nel Rapporto Brundtland, senza danneggiare la possibilità delle generazioni future di soddisfare le proprie necessità.

Storia dello sviluppo sostenibile

La storia dello sviluppo sostenibile è relativamente recente, affondando le radici intorno agli inizi degli anni ’70. Più precisamente nel 1972, con lo svolgimento a Stoccolma della Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano.

Convocata nel 1968 e svolta tra il 5 e il 16 giugno 1972, alla Conferenza di Stoccolma hanno partecipato 112 Paesi aderenti all’ONU, diverse organizzazioni internazionali e diverse agenzie specializzate delle Nazioni Unite. Di particolare rilievo il punto 1 della cosiddetta Dichiarazione di Stoccolma, che recita:

L’uomo ha un diritto fondamentale alla libertà, all’eguaglianza e a condizioni di vita soddisfacenti, in un ambiente che gli consenta di vivere nella dignità e nel benessere, ed è altamente responsabile della protezione e del miglioramento dell’ambiente davanti alle generazioni future.

Malgrado si tratti di un primo passo avanti, la visione era qui ancora fortemente “antropocentrica”. In buona sostanza la tutela della Terra viene vista come strumentale per il benessere dell’uomo e non come necessità da perseguire in maniera assoluta.

Altro momento importante nella storia dello sviluppo sostenibile è rappresentato dalla prima Conferenza mondiale sull’acqua, tenuta nel 1979. È seguita istituzione della Commissione Brundtland, che ha redatto nel 1987 il sopracitato rapporto omonimo.

Nel 1988 viene istituito il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change), che produrrà il suo primo rapporto nel 1990. Il secondo rapporto arriverà nel 1995, anno in cui verrà creato il Consiglio mondiale delle imprese per lo sviluppo sostenibile.

Piccolo passo indietro al 1992, anno ricco di eventi particolarmente rilevanti nella storia dello sviluppo sostenibile. Vengono approvate la Dichiarazione di Rio, a Convenzione ONU sul cambiamento climatico e la biodiversità i principi sulle foreste e l’Agenda ONU 2021.

Nel 1992 si è svolta anche la Commissione ONU sullo sviluppo sostenibile. Ancora qualche anno, fino al 1997, e si assisterà a un nuovo punto di svolta per quanto riguarda la cultura della sostenibilità.

Protocollo di Kyoto

Il 1997 è l’anno del Protocollo di Kyoto. Sottoscritto l’11 dicembre nella città giapponese, Kyoto appunto, il trattato è tra i più importanti accordi della storia relativamente alla lotta ai cambiamenti climatici.

Entrato ufficialmente in vigore il 16 febbraio 2005, il Protocollo di Kyoto pone al centro del dibattito la riduzione delle emissioni dei seguenti gas climalteranti:

  • Diossido di carbonio o anidride carbonica (CO2);
  • Metano (CH4);
  • Protossido di azoto (N2O);
  • Esafluoro di zolfo (SF6);
  • Idrofluorocarburi (HFC);
  • Perfluorocarburi (PFC).

Sono 37 i Paesi aderenti al trattato, a cui si aggiunge in blocco l’Unione Europea, definiti nel documento “Le Parti”. A rappresentare l’innovazione principale del Protocollo di Kyoto sono gli “obiettivi vincolanti e quantificati” riservati ai firmatari.

Per raggiungere tali obiettivi il Protocollo prevede la possibilità di utilizzare dei “Meccanismi flessibili”, basati sul mercato. Si tratta in buona parte della possibilità di commerciare i crediti di emissione tra Paesi industrializzati e in via di sviluppo. Significative tuttavia alcune defezioni: a vario titolo non ne subiscono gli obblighi USA (firmatari, ma non hanno mai ratificato il trattato), Canada (tra i primi a uscire dall’accordo), Cina, India e Brasile.

Anni 2000, da Copenhagen agli Accordi di Parigi

Con l’arrivo degli anni 2000 si intensificano le prese di posizione a favore dello sviluppo sostenibile. Si passa dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (2000) si passa negli anni all’Accordi di Copenhagen (COP15, 2009), agli Accordi di Cancun del 2010 (COP16) fino agli Accordi di Parigi sottoscritti nel 2015.

Tutt’altro che omogeneo il fronte ambientalista di fronte al trattato firmato in Francia. Pur apprezzando il maggiore impegno da parte degli Stati mondiali, al cauto ottimismo del WWF fa fronte un approccio più critico da parte di Greenpeace (che denota il perdurare di ingiustizie a carico dei Paesi più colpiti dai cambiamenti climatici) e Legambiente. In generale i punti chiave non permetterebbero, spiegano le associazioni, di contenere il riscaldamento globale entro gli 1,5 gradi richiesti o persino entro la soglia limite di 2 gradi.

Gli articoli principali degli Accordi di Parigi riguardano il contenimento del riscaldamento globale, delle emissioni di gas serra e l’impegno da parte dei Paesi. Prevista anche l’assegnazione di fondi a tutela degli Stati più colpiti dai cambiamenti climatici.

Agenda 2030 dell’ONU

Sottoscritti come gli Accordi di Parigi nel 2015, i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU sono alla base di molte delle politiche di sviluppo sostenibile degli ultimi anni. A detta del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon:

La nuova Agenda è una promessa da parte dei leader a tutte le persone in tutto il mondo.

È un’Agenda per le persone, per sradicare la povertà in tutte le sue forme, un’Agenda per il Pianeta, la nostra casa.

L’Agenda 2030 dell’ONU su basa su 5 concetti chiave:

  1. Persone – Eliminare fame e povertà in tutte le forme, garantire dignità e uguaglianza.
  2. Prosperità – Garantire vite prospere e piene in armonia con la natura.
  3. Pace – Promuovere società pacifiche, giuste e inclusive.
  4. Partnership – Implementare l’Agenda attraverso solide partnership.
  5. Pianeta – Proteggere le risorse naturali e il clima del pianeta per le generazioni future.

I 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU al 2030

L’Agenda 2030 ha stabilito 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, conosciuti in inglese con il termine “Sustainable Development Goals” (SDGs).

Si tratta di traguardi interconnessi tra loro, il cui scopo finale è quello di garantire un presente e un futuro migliore per il pianeta Terra e per le creature che lo abitano. Ecco quali sono i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile contenuti nell’Agenda 2030:

  1. Sconfiggere la povertà – Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo;
  2. Sconfiggere la fame – Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile;
  3. Salute e Benessere – Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età;
  4. Istruzione di qualità – Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti;
  5. Parità di genere – Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment (maggiore forza, autostima e consapevolezza) di tutte le donne e le ragazze;
  6. Acqua pulita e servizi igienico-sanitari – Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie;
  7. Energia pulita e accessibile – Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni;
  8. Lavoro dignitoso e crescita economica – Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti;
  9. Imprese, innovazione e infrastrutture – Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione e una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile;
  10. Ridurre le disuguaglianze – Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le Nazioni;
  11. Città e comunità sostenibili – Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili;
  12. Consumo e produzione responsabili – Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo;
  13. Lotta contro il cambiamento climatico – Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze;
  14. Vita sott’acqua – Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile;
  15. Vita sulla terra – Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica;
  16. Pace, Giustizia e Istituzioni solide – Promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile; offrire l’accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficienti, responsabili e inclusivi a tutti i livelli;
  17. Partnership per gli obiettivi – Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile.

Educazione allo sviluppo sostenibile

L’educazione allo sviluppo sostenibile è citata in maniera esplicita all’interno del Target 4.7 dell’Agenda 2030. Viene specificato in tale punto:

Entro il 2030, assicurarsi che tutti gli studenti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso, tra l’altro, l’educazione per lo sviluppo sostenibile e stili di vita sostenibili, i diritti umani, l’uguaglianza di genere, la promozione di una cultura di pace e di non violenza, la cittadinanza globale e la valorizzazione della diversità culturale e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile.

Un passo ritenuto fondamentale per la diffusione della cosiddetta cultura della sostenibilità, attraverso la quale arrivare a un impegno condiviso sia dalle istituzioni che dalle aziende e dai singoli individui.

Normativa in Italia e nel mondo

I riferimenti normativi legati allo sviluppo sostenibile sono molteplici, soprattutto a livello internazionale. A cominciare dai già citati Protocollo di Kyoto, Dichiarazione di Stoccolma, Dichiarazione di Rio, Accordi di Parigi e così via. Altri esempio sono la norma ISO 26000 (Responsabilità sociale e sviluppo sostenibile per i vari tipi di organizzazioni), ISO 9004 (linee guida per il miglioramento delle prestazioni con riferimento alle aziende) o anche la Direttiva 2010/31/UE (prestazioni energetiche nell’edilizia).

Riguardo la normativa che si occupa di regolare l’attuazione dell’Agenda 2030 il riferimento è la risoluzione 70/299 dell’Assemblea Generale dell’ONU datata 29 luglio 2016. Tale documento definisce le modalità e la tempistica della valutazione di progressi e risultati, in inglese indicati come “Follow-up and review”.

In Italia sono presenti alcune iniziative legislative che riguardano diversi aspetti dello sviluppo sostenibile. A cominciare dalla legge contro gli ecoreati (n. 68 del 22/05/2015), che recepisce la Direttiva UE 2008/99/CE.

Diversi provvedimenti approvati negli ultimi anni hanno riguardato l’edilizia, in particolare l’efficientamento energetico degli edifici. Rientrano in questa sfera anche l’Ecobonus, il Sismabonus e il Superbonus 110%, meccanismi che premiano l’ammodernamento sostenibile degli edifici già esistenti (che non richiedono quindi ulteriore consumo di suolo).

Sul fronte dissesto idrogeologico l’Italia ha recepito la Direttiva n. 2007/60/CE in merito all’attività di “intervento, prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico”. Lo ha fatto con il D.Lgs. n. 49/2010 “Attuazione della direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi alluvioni”.

Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile

Attraverso la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, definita SNSvS, l’Italia ha dato seguito alla sottoscrizione dell’Agenda 2030. Le linee d’azione indicate riprendono le 5P, i punti chiave indicati dalle Nazioni Unite: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership. Come ha indicato il Ministero dell’Ambiente (ora Ministero della Transizione Ecologica) italiano:

La SNSvS costituisce il quadro di riferimento nazionale per i processi di pianificazione, programmazione e valutazione di tipo ambientale e territoriale, in attuazione con quanto previsto dall’art. 34 del D.lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.

In base allo stesso articolo il Ministero supporta le Regioni, le Province Autonome e le Città Metropolitane nella declinazione territoriale della SNSvS, definendo le proprie strategie di sostenibilità.

L’adesione italiana ha previsto anche la costituzione del Forum per lo Sviluppo Sostenibile. Approvata con Delibera CIPE 108 del 22 dicembre 2017, la SNSvS ha visto il coinvolgimento della società civile, delle istituzioni (Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri dell’Economia e degli Affari Esteri).

La Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile è soggetta a revisione ogni tre anni. Spetta al Ministero dell’Ambiente (della Transizione Ecologica) curarne il percorso di modifica, con il coordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Sviluppo sostenibile, cosa può fare ognuno di noi

Quando si parla di sviluppo sostenibile è bene sottolineare il fatto che l’impegno deve essere condiviso. Chiaramente un forte impulso deve arrivare dalle istituzioni, dalle aziende e dalle organizzazioni nazionali e internazionali, ma anche da parte di ognuno di noi.

Nella vita di tutti i giorni ognuno di noi può mettere in atto comportamenti votati alla sostenibilità e alla difesa del patrimonio naturale. A cominciare dall’alimentazione, prestando ad esempio attenzione al consumo di prodotti ittici da pesca sostenibile o seguendo uno dei trend green più diffusi.

Oppure partecipando a Ecomondo, la fiera della sostenibilità in programma ogni anno a Rimini (a eccezione dell’edizione 2020, causa Covid-19). Sarà possibile scoprire tutte le novità normative e tecnologiche in arrivo, oltre a diverse soluzioni per rendere la propria vita più sostenibile.

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