La mela è il frutto del Malus domestica, una pianta che, a dispetto dell’ampia diffusione nelle terre di molte regioni italiane, è di origine asiatica. È un albero antico: secondo alcune ricerche di botanica la mela si consumava già nel neolitico. Si tratta di una pianta rustica: è in grado di crescere bene anche in zone montane, poco ospitali per le temperature basse della stagione invernale.

Sui banchi dei mercati e nella grande distribuzione questo frutto si trova tutto l’anno, e ne sono sempre disponibili diverse varietà. Questa opportunità è data dall’utilizzo di impianti che consentono la conservazione, il trasporto e la distribuzione a lungo termine. Appena raccolti i frutti vengono conservati in camere fredde, alle temperatura di 3°C circa, in condizioni di umidità e atmosfera controllata, ossia più ricca di anidride carbonica.

Le varietà di mele note sono più di 6..000, solo in Italia vengono coltivate almeno 1.000 qualità. Nonostante questa grande varietà, in commercio si trovano perlopiù solo otto tipologie di mala: annurca, fuji, golden delicious, granny smith, red delicious, renetta, pink lady, royal gala e stark.

Tutte maturano nel corso della stagione estiva: il periodo di raccolta va da fine agosto a metà ottobre.

Calorie e qualità nutrizionali

La mela è un frutto poco calorico: una porzione da 100 g apporta circa 40 kcal. Una mela di medie dimensioni pesa circa 150 g, pertanto è comodo ricordarsi come un esemplare, anche indipendentemente dalla varietà, apporta circa 60 kcal.

Dal punto di vista nutrizionale, tutte le varietà di mela sono un vero concentrato di nutrienti e micronutrienti utili al nostro benessere: si tratta di un fatto noto anche nella tradizione popolare, infatti “una mela al giorno leva il medico di torno” è un proverbio diffuso in tutte le regioni. La polpa è ricca di vitamine – soprattutto C, PP, B1, B2, A – e sali minerali, come potassio, fosforo, calcio, magnesio, ferro.

Le caratteristiche organolettiche della mela sono dovute alla buona contrazione di acidi organici, come il citrico e il malico, e alla discreta concentrazione di zucchero: perlopiù fruttosio.

Nonostante si tratti di un frutto zuccherino e dolce, la mela può essere consumata con moderazione anche da chi soffre di diabete. In particolare, questi pazienti potrebbero consumare la mela verde “granny smith”, nota anche come “mela per diabetici”, perché ha la polpa relativamente poco zuccherina e al gusto è un po’ più acidula.

La mela è un frutto facilmente digeribile e per questo è anche uno dei primi ad essere introdotti nel periodo dello svezzamento.

Fibra alimentare

La mela apporta anche una buona quantità di fibra alimentare: una porzione da 100 g di mela fresca, consumata con la buccia o senza, apporta 2,6 g o 2 g di fibra rispettivamente. La fibra è un “non nutriente”, nel senso che svolge la sua azione a livello intestinale senza essere digerita e assorbita.

La fibra della mele è di due tipi: quella insolubile che trattiene l’acqua e favorisce il transito intestinale e quella solubile, la pectina, che forma una massa gelatinosa che intrappola lo zucchero riducendo il picco glicemico dopo il pasto.

Buccia

Una recente ricerca ha dimostrato che la buccia delle mele è ricca di florizina, un flavonoide che inibisce l’assorbimento del glucosio a livello intestinale e che dunque contribuisce a tenere sotto controllo la glicemia.

La florizina svolge il suo ruolo ipoglicemizzante anche a livello renale: infatti favorisce l’eliminazione di questo zucchero con l’urina.

13 luglio 2015
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