Il Quirinale ha ospitato il 29 ottobre 2026 la cerimonia dell’Eni Award 2026, il riconoscimento internazionale che dal 2008 premia le ricerche più significative nel campo dell’innovazione energetica ambientale. Alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della Presidente del Consiglio di Amministrazione di Eni Giuseppina Di Foggia, l’evento ha portato al centro del dibattito pubblico tre filoni di ricerca tecnologica che cercano risposte concrete a sfide tra le più urgenti del nostro tempo: la contaminazione da sostanze chimiche persistenti, la crisi climatica e l’accumulo di plastica.
Un premio con quasi vent’anni di storia
L’Eni Award è nato nel 2008 con l’obiettivo di riconoscere e sostenere la ricerca scientifica e tecnologica applicata all’energia e all’ambiente. In quasi due decenni, la cerimonia si è affermata come uno degli appuntamenti italiani di riferimento per chi lavora all’intersezione tra scienza, industria e sostenibilità . La scelta del Palazzo del Quirinale come sede non è casuale: segnala la rilevanza istituzionale che il Paese attribuisce a questo tipo di innovazione, collocando la ricerca energetica e ambientale al livello delle questioni di interesse nazionale.
L’edizione 2026 ha confermato questa vocazione, radunando ricercatori e istituzioni attorno a progetti che non si limitano a descrivere i problemi, ma propongono soluzioni tecnologicamente mature o in via di maturazione. La presenza del Presidente Mattarella ha sottolineato quanto la transizione energetica e la tutela ambientale siano ormai considerate priorità di Stato, non soltanto obiettivi industriali.
Chimica del fluoro senza acido fluoridrico: un’alternativa ai PFAS
Tra le ricerche premiate, quella dedicata alla chimica del fluoro senza acido fluoridrico affronta uno dei problemi ambientali più discussi degli ultimi anni: i PFAS, ovvero le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, note anche come “sostanze eterne” per la loro elevatissima persistenza nell’ambiente e negli organismi viventi.
I PFAS sono impiegati in moltissimi prodotti industriali e di consumo, dalle padelle antiaderenti ai tessuti impermeabili, ma la loro capacità di accumularsi nelle falde acquifere e nei tessuti biologici li ha resi oggetto di crescente attenzione regolatoria in Europa e nel mondo. Sviluppare processi di fluorurazione che non richiedano acido fluoridrico — un reagente altamente tossico e corrosivo — significa lavorare contemporaneamente su due fronti: ridurre la pericolosità dei processi produttivi e aprire la strada a molecole fluorurate più sicure, che possano sostituire i PFAS nelle applicazioni dove la resistenza chimica e termica è indispensabile.
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Questa linea di ricerca rappresenta un esempio concreto di come l’innovazione energetica ambientale non riguardi soltanto la produzione di energia pulita, ma anche la riprogettazione della chimica industriale in chiave più sicura e sostenibile.
Spugne molecolari per catturare COâ‚‚ dall’aria
Il secondo progetto premiato punta su strutture molecolari ad alta porosità — definite in modo evocativo “spugne molecolari” — capaci di catturare anidride carbonica direttamente dall’atmosfera. Si tratta di un approccio che rientra nella categoria della direct air capture, la cattura diretta di COâ‚‚ dall’aria ambiente, considerata da molti scienziati una delle tecnologie complementari indispensabili per raggiungere gli obiettivi climatici globali.
La sfida tecnica è significativa: la concentrazione di COâ‚‚ nell’aria è relativamente bassa rispetto, per esempio, ai fumi di scarico industriali, e questo rende la cattura più energeticamente costosa. Materiali con strutture porose altamente ottimizzate possono migliorare l’efficienza del processo, aumentando la superficie di contatto disponibile per l’adsorbimento del gas e riducendo l’energia necessaria per il rilascio e lo stoccaggio successivo.
Il riconoscimento di questa ricerca all’interno dell’Eni Award segnala una visione precisa: la lotta al cambiamento climatico richiede non soltanto la riduzione delle emissioni alla fonte, ma anche lo sviluppo di tecnologie capaci di rimuovere il carbonio già presente in atmosfera. Le spugne molecolari potrebbero diventare uno degli strumenti di questa strategia, a patto che la ricerca continui a migliorarne l’efficienza e la scalabilità .
Riciclo catalitico delle plastiche: polietilene e polipropilene
Il terzo filone premiato riguarda un processo catalitico per il riciclo di polietilene e polipropilene, le due plastiche più prodotte e diffuse al mondo, presenti in imballaggi, contenitori, componenti automotive e migliaia di altri prodotti. Nonostante siano tecnicamente riciclabili, nella pratica una quota enorme di questi materiali finisce in discarica o nell’ambiente, perché i processi di riciclo meccanico tradizionali degradano la qualità del materiale a ogni ciclo.
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Il riciclo catalitico offre una prospettiva diversa: attraverso reazioni chimiche controllate, è possibile depolimerizzare le catene plastiche e ottenere materie prime di qualità paragonabile al materiale vergine, oppure convertire la plastica in combustibili o molecole chimiche di valore. Si tratta di un approccio che può integrare — e in alcuni casi superare — i limiti del riciclo meccanico, contribuendo a costruire un’economia circolare reale per questi materiali.
Per un’azienda come Eni, che ha avviato da anni una strategia di diversificazione verso la bioraffinazione e la chimica circolare, premiare questo tipo di ricerca ha anche un significato strategico: indica dove si stanno concentrando gli investimenti in ricerca e sviluppo per i prossimi anni.
La menzione speciale per l’imprenditoria sostenibile
Accanto ai riconoscimenti per la ricerca scientifica, l’edizione 2026 ha assegnato anche la Menzione Speciale Eni Joule per l’Imprenditoria, rivolta a team con idee di business innovative e sostenibili. Questo premio riflette una tendenza sempre più consolidata nel mondo della ricerca applicata: non basta produrre conoscenza, occorre anche trasformarla in soluzioni scalabili e economicamente praticabili.
Il collegamento tra ricerca accademica e imprenditoria è uno dei punti critici della filiera dell’innovazione energetica ambientale in Italia e in Europa. Iniziative come questa menzione speciale cercano di accorciare la distanza tra laboratorio e mercato, sostenendo i ricercatori anche nella fase di sviluppo del modello di business.
Maggiori dettagli sui vincitori e sui progetti premiati sono disponibili sul sito ufficiale dell’Eni Award.
La cerimonia del 29 ottobre al Quirinale ha confermato che l’Italia è in grado di esprimere ricerca di livello internazionale su temi che riguardano direttamente il futuro del pianeta. Quello che resta da costruire, e che premi come l’Eni Award contribuiscono a stimolare, è il percorso che porta queste scoperte fuori dai laboratori e dentro i processi produttivi, le politiche industriali e la vita quotidiana delle persone.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








