Cambiamenti Climatici

Rapporto Unep: senza interventi politici il riscaldamento globale raggiungerà +2,8°C

Riscaldamento globale, rapporto Unep 2026: scenario di +2,6°C se le politiche climatiche non cambiano

Le emissioni globali di gas serra hanno toccato un nuovo record: 57,1 gigatonnellate di COâ‚‚ equivalente. È il dato più allarmante che emerge dall’Emissions Gap Report 2026 pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) il 13 ottobre 2026, e il messaggio centrale del rapporto — intitolato The Point of Return — è inequivocabile: senza cambiamenti politici sostanziali, la traiettoria attuale porta il pianeta verso un riscaldamento di circa 2,8°C, ben oltre i limiti fissati dall’Accordo di Parigi.

Cosa dice davvero l’Emissions Gap Report 2026

Il rapporto UNEP viene pubblicato ogni anno per misurare il divario tra gli impegni climatici dei governi e le riduzioni di emissioni effettivamente necessarie per contenere il riscaldamento globale. L’edizione 2026, l’Emissions Gap Report 2026, arriva in un momento in cui i dati sul clima lasciano poco spazio all’ottimismo.

La proiezione centrale è quella di un riscaldamento di circa 2,8°C nello scenario in cui le politiche attuali rimangono invariate. Questo valore, confermato da più fonti che citano il documento UNEP, supera di quasi il doppio la soglia di 1,5°C stabilita dall’Accordo di Parigi come limite da non oltrepassare per evitare i peggiori effetti del cambiamento climatico.

Il titolo scelto quest’anno — The Point of Return — non è casuale. Non si tratta di un punto di non ritorno nel senso catastrofista del termine, ma di un richiamo all’urgenza: siamo ancora in tempo per correggere la rotta, ma la finestra si sta chiudendo rapidamente.

L’obiettivo di 1,5°C non è più raggiungibile

Una delle affermazioni più nette del rapporto riguarda il limite di 1,5°C: secondo l’UNEP, la possibilità di contenere il riscaldamento entro quella soglia è ormai tramontata. Le emissioni globali continuano a crescere in quasi tutti i settori economici, e il ritmo attuale non è compatibile con nessuno scenario che permetta di rispettare quel traguardo.

Tra i settori che mostrano le dinamiche più preoccupanti, il rapporto segnala in modo specifico l’aviazione internazionale, dove la crescita delle emissioni è particolarmente marcata. Non si tratta di un fenomeno isolato: le emissioni sono in aumento in quasi tutti i comparti, il che rende ancora più difficile compensare con i progressi registrati in alcune aree, come le energie rinnovabili.

→ Leggi anche: Settembre 2026 secondo mese più caldo mai registrato: il rapporto Copernicus fotografa un pianeta in riscaldamento

Il superamento della soglia di 1,5°C non significa che ogni sforzo sia inutile. Ogni frazione di grado in meno corrisponde a impatti climatici meno gravi, a meno eventi estremi, a meno perdite di biodiversità. Per questo il rapporto insiste sulla necessità di agire comunque, anche se il traguardo più ambizioso non è più alla portata.

Gli impegni nazionali non bastano: il divario tra promesse e realtà

Uno degli elementi più discussi dell’Emissions Gap Report 2026 riguarda i contributi determinati a livello nazionale (NDC), ovvero gli impegni climatici formali che ogni paese presenta nell’ambito dell’Accordo di Parigi. Il rapporto UNEP calcola che, anche nell’ipotesi ottimistica in cui tutti gli NDC attuali venissero implementati integralmente, le emissioni globali si ridurrebbero soltanto del 5-8% entro il 2030 rispetto allo scenario senza politiche.

È una riduzione del tutto insufficiente. Per avere anche solo una possibilità realistica di limitare il riscaldamento a 2°C — già un obiettivo di ripiego rispetto a 1,5°C — sarebbe necessario un taglio delle emissioni globali molto più drastico e immediato. Il divario tra ciò che i governi hanno promesso e ciò che la scienza indica come necessario rimane enorme.

Questo dato mette in evidenza un problema strutturale: non basta dichiarare obiettivi climatici ambiziosi, occorre che siano accompagnati da politiche concrete, finanziamenti adeguati e meccanismi di verifica efficaci. L’emissions gap — il divario tra emissioni attuali e quelle compatibili con gli obiettivi climatici — rimane uno dei nodi irrisolti della governance climatica globale.

Perché il record di 57,1 gigatonnellate è un segnale da non sottovalutare

Il dato sulle emissioni record merita un approfondimento. 57,1 gigatonnellate di COâ‚‚ equivalente rappresentano la quantità totale di gas serra immessa nell’atmosfera a livello globale nell’anno di riferimento. Per dare un’idea della scala: una gigatonnellata equivale a un miliardo di tonnellate.

Questo valore è il più alto mai registrato, e arriva dopo anni in cui si sperava che la transizione energetica in corso — con la crescita massiccia di solare ed eolico, la diffusione dei veicoli elettrici, le politiche di efficienza energetica — avrebbe iniziato a piegare la curva delle emissioni verso il basso. Invece la curva continua a salire.

→ Leggi anche: Living Planet Report del WWF: popolazione vertebrati crollata del 73% in 52 anni, ma proteggere le specie funziona

Le ragioni sono molteplici. La domanda globale di energia cresce, trainata dall’espansione economica di paesi a reddito medio e basso. I combustibili fossili continuano a ricevere sussidi pubblici su scala globale. E in alcuni settori — come appunto l’aviazione internazionale — la decarbonizzazione è strutturalmente più difficile rispetto all’elettricità o ai trasporti su strada.

Cosa chiedono le Nazioni Unite ai governi

L’UNEP non si limita a fotografare la situazione: il rapporto è concepito come uno strumento di pressione politica, pensato per orientare le decisioni dei governi in vista delle grandi scadenze della diplomazia climatica internazionale.

Le indicazioni che emergono dall’Emissions Gap Report 2026 puntano in direzioni precise:

  • Aggiornamento e rafforzamento degli NDC nazionali, con obiettivi più ambiziosi e verificabili;
  • Accelerazione dell’abbandono dei combustibili fossili, con eliminazione progressiva dei sussidi;
  • Investimenti massicci nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica, anche nei paesi in via di sviluppo;
  • Attenzione specifica ai settori ad alta intensità emissiva e difficili da decarbonizzare, come l’aviazione e la navigazione internazionale;
  • Meccanismi di finanziamento climatico più equi, che permettano ai paesi più vulnerabili di affrontare sia la mitigazione che l’adattamento.

Il punto di partenza, sottolinea il rapporto, è riconoscere che gli impegni attuali non sono sufficienti. Non è una questione di buona volontà, ma di scala: la distanza tra ciò che viene fatto e ciò che sarebbe necessario è ancora troppo grande per essere colmata con aggiustamenti marginali.

Il testo completo del rapporto è disponibile sul sito ufficiale dell’UNEP.

Il messaggio dell’Emissions Gap Report 2026 è scomodo, ma non è paralizzante. Il titolo The Point of Return suggerisce che esiste ancora una direzione da prendere — e che ogni anno di ritardo la rende più costosa e più difficile da percorrere.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Change privacy settings
×