Ambiente

Consumo di suolo in Italia: 102 chilometri quadrati persi nel 2025 secondo ISPRA

Consumo di suolo in Italia: 102 chilometri quadrati persi nel 2025, secondo ISPRA
Nel 2025 l'Italia ha perso 102 chilometri quadrati di suolo secondo il rapporto ISPRA: oltre 3 metri quadrati ogni secondo consumati da cemento e infrastrutture.

Ogni secondo che passa, l’Italia perde oltre 3 metri quadrati di suolo naturale o agricolo. Non è una stima approssimativa: è il ritmo documentato dal Rapporto ISPRA 2025 sul Consumo di Suolo in Italia, pubblicato nell’ottobre 2026 dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale insieme al Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. Il dato complessivo parla chiaro: nel corso del 2025, il consumo di suolo Italia ha raggiunto 102 chilometri quadrati, equivalenti a più di 14.000 campi da calcio scomparsi sotto cemento, asfalto e infrastrutture nel giro di dodici mesi.

Un’accelerazione che non si arresta

La velocità con cui il territorio viene impermeabilizzato è uno degli indicatori più immediati per capire la portata del fenomeno. Oltre 280.000 metri quadrati al giorno: questo è il ritmo medio registrato nel 2025, che tradotto in secondi supera i 3 m² consumati ogni singolo istante. Un’intensità che rende difficile immaginare come il territorio possa reggere senza conseguenze sul lungo periodo.

A rendere il quadro ancora più preoccupante è l’accelerazione che ha colpito in particolare il suolo agricolo. Secondo i dati riportati da Il Sole 24 Ore sulla base del rapporto, il consumo di terreni agricoli nel 2025 ha registrato un’accelerazione del 20% rispetto all’anno precedente. Si tratta di una tendenza che non riguarda solo la perdita di paesaggio o di biodiversità, ma incide direttamente sulla capacità produttiva del Paese, sulla gestione delle acque meteoriche e sulla resilienza ai cambiamenti climatici.

Il suolo agricolo, infatti, non è semplicemente uno spazio aperto. È un sistema vivo che regola il ciclo dell’acqua, sequestra carbonio, ospita migliaia di specie di organismi e produce cibo. Quando viene coperto da una superficie impermeabile, queste funzioni si perdono in modo quasi irreversibile.

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Perché il rapporto 2025 segna un punto di svolta

Il documento pubblicato da ISPRA e SNPA non è solo l’ennesima fotografia di un problema noto. Per la prima volta, il rapporto accompagna l’analisi del fenomeno con una mappatura nazionale delle superfici potenzialmente recuperabili. È una novità metodologica rilevante: invece di limitarsi a misurare quanto suolo si perde, il rapporto quantifica anche le opportunità concrete per invertire la rotta.

I numeri che emergono da questa mappatura sono significativi e meritano attenzione. L’ISPRA ha identificato oltre 2.100 chilometri quadrati di superfici recuperabili per la creazione di verde urbano. Non si tratta di aree protette o di campagne remote, ma di spazi già compromessi all’interno o ai margini delle città che potrebbero essere restituiti alla natura con interventi mirati di rinaturalizzazione.

A questo si aggiunge la mappatura di 3.281 km² di superfici potenzialmente utilizzabili per la forestazione urbana. Si tratta di una risorsa enorme, considerando che le foreste urbane contribuiscono in modo misurabile alla riduzione delle isole di calore, alla qualità dell’aria e al benessere dei cittadini. Infine, il rapporto segnala 1.116 km² di coperture di tetti idonee all’installazione di impianti fotovoltaici: superfici già impermeabilizzate che, se sfruttate, consentirebbero di produrre energia rinnovabile senza consumare ulteriore territorio vergine.

Quasi 9,6 milioni di abitazioni vuote: il patrimonio dimenticato

Tra i dati più sorprendenti del rapporto c’è quello sulle abitazioni non occupate. L’ISPRA conta quasi 9,6 milioni di unità abitative vuote che potrebbero essere recuperate e reimmesse nel ciclo abitativo. Un patrimonio edilizio enorme che, se valorizzato, ridurrebbe drasticamente la pressione verso nuova edificazione su suolo libero.

Questo dato mette in discussione una delle giustificazioni più comuni per l’espansione urbana: la necessità di costruire nuove abitazioni. Se quasi dieci milioni di case esistono già ma restano inutilizzate, il problema non è la mancanza di spazio edificato, ma l’incapacità di gestire e redistribuire quello che già c’è. Le ragioni di questo disallineamento sono molteplici — localizzazione, stato di conservazione, mercato immobiliare — ma il dato quantitativo rimane una base concreta su cui costruire politiche di rigenerazione urbana.

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Cosa può fare la politica (e cosa non ha ancora fatto)

L’Italia non dispone ancora di una legge nazionale sul consumo di suolo, nonostante il dibattito parlamentare sul tema sia aperto da oltre un decennio. In assenza di un quadro normativo nazionale vincolante, la gestione del territorio rimane frammentata tra regioni e comuni, con risultati molto disomogenei.

Il rapporto ISPRA, con la sua mappatura delle superfici recuperabili, offre agli amministratori locali e nazionali uno strumento operativo che va oltre la semplice denuncia. Sapere dove si trovano i 2.100 km² di superfici potenzialmente rinaturalizzabili significa poter pianificare interventi concreti, stabilire priorità territoriali e misurare i progressi nel tempo. La stessa logica vale per i tetti fotovoltaici: identificare le coperture idonee permette di indirizzare gli incentivi verso soluzioni che non richiedono nuovo consumo di suolo.

L’approccio del rapporto 2025 è in questo senso più maturo rispetto alle edizioni precedenti. Non si limita a documentare il problema, ma costruisce una mappa delle soluzioni. Come sottolinea il titolo stesso del comunicato ufficiale dell’istituto, si parla di «oltre 2.100 km² di opportunità»: una scelta lessicale che segnala un cambio di prospettiva, dall’allarme alla proposta.

Rimane però la distanza tra le opportunità mappate e le politiche effettivamente attuate. I 102 km² persi nel 2025 — a un ritmo superiore a 3 m² al secondo — dimostrano che le tendenze in atto non si invertono con le buone intenzioni. Servono strumenti normativi, incentivi fiscali per il recupero dell’esistente e disincentivi reali per la nuova edificazione su suolo libero. Il rapporto ISPRA fornisce i dati. La risposta spetta alla politica.

Il comunicato ufficiale dell’ISPRA con tutti i dati del rapporto è disponibile sul sito dell’istituto. La lettura integrale resta uno dei punti di riferimento più solidi per chiunque voglia capire davvero come sta cambiando il territorio italiano.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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