Amla: proprietà e come si mangia

È un frutto poco conosciuto sulle tavole italiane, sia per la sua ridotta disponibilità sul mercato che per il suo gusto, decisamente amaro. Eppure l’amla, un esemplare dalle forme tonde e dall’aspetto simile alle prugne gialle, sta conquistando sempre più estimatori in tutto il mondo. Il merito è soprattutto nel suo elevato contenuto in vitamina C, per un ritrovato quindi amico del sistema immunitario e del mantenimento delle funzioni cellulari. Ma quali sono le sue proprietà e, soprattutto, come si mangia?

Così come già accennato, potrebbe essere difficile trovare l’amla fresca sui mercati italiani, poiché varietà davvero rara e oltretutto non sempre gradevolissima al palato. È invece di frequente scelta come ingrediente per numerosi integratori. Naturalmente, quando si parla di frutta esotica, vanno sempre tenute presenti le controindicazioni e le eventuali ipersensibilità personali, da vagliare in concerto con il medico. Le informazioni di seguito riportate, di conseguenza, hanno uno scopo unicamente illustrativo.

Amla: origini e come si mangia

Amla

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La Phyllanthus emblica – conosciuta anche come amla oppure uva spina indiana – è una pianta appartenente alla famiglia delle Phyllanthaceae. Originaria dell’India, la varietà si caratterizza per alberi non eccessivamente alti, tra gli 1 e gli 8 metri, con rami numerosi ma sottili, ricoperti da foglie allungate e pinnate di intenso colore verde. Ciclicamente la pianta produce dei caratteristici fiori gialli, dall’intenso profumo, nonché un singolare frutto. Quest’ultimo, di piccole e medie dimensioni, ha sforma sferica e un colore lievemente verde, quasi trasparente. Simile nelle fattezze a una classica prugna gialla, contiene al suo interno un seme sempre verde, questa volta più intenso.

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Il frutto matura solitamente a ridosso con l’autunno e viene raccolto a mano, considerata l’altezza accessibile degli arbusti. Fra le popolazioni di coltivatori indiani, ad esempio, è usanza arrampicarsi su queste piante per cogliere i frutti, poi conservati in apposite sacche oppure consumati direttamente. Il sapore è decisamente amaro, tendente all’acido, di conseguenza l’amla non è particolarmente gradito fra turisti e visitatori delle zone di provenienza, fatta ovviamente eccezione per gli autoctoni. Per questo motivo, è spesso unito ad altri frutti per mitigarne il sapore o, ancora, offerto con spezie, aromatizzanti e creme dolci.

In India, così come già accennato, il frutto viene consumato fresco o, fatto questo più frequente, in abbinato ad acqua salata e peperoncino. Diffuso è anche l’impiego in cucina, come ingrediente per creare salse destinate alle preparazioni salate, spesso in abbinato a curry, curcuma e altre spezie. Se ne può ricavare anche un succo, che viene normalmente diluito in acqua per limitarne proprio l’acidità, nonché impiegarlo sia in ricette dolci che salate per aggiungere una nota a sorpresa al sapore. In Occidente, invece, l’uso è perlopiù all’interno di integratori e altri prodotti per il benessere, sia in polvere che in pastiglie.

Amla: le proprietà

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Nonostante il suo sapore davvero intenso, l’amla è da secoli apprezzata dalle popolazioni locali per le sue proprietà. Oltre a essere un frutto decisamente astringente, così come lo stesso gusto suggerisce, è infatti una delle varietà vegetali più ricca di vitamina C: un micronutriente essenziale per il benessere dell’organismo, capace di rafforzare il sistema immunitario, nonché contrastare i processi d’invecchiamento cellulare e l’azione dei radicali liberi. Non a caso, l’apporto di vitamina C è essenziale soprattutto nei mesi invernali, quando si è più soggetti all’azione di virus e batteri, nonché ai fastidi che questi comportano.

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Non è però tutto, poiché all’amla sono state attribuite, soprattutto dalla tradizione ayurvedica, numerosissime capacità benefiche. Non tutte, però, hanno trovato adeguata conferma a livello scientifico, dove diversi studi sarebbero ancora in corso per decretarne le effettive proprietà. Oltre all’effetto astringente e all’apporto di vitamina C, il consumo è innanzitutto utile nella regolazione del transito intestinale, sia in caso di stipsi e gonfiore che per la riduzione di infiammazioni e tendenza alle feci liquide. È utile anche per combattere la ritenzione idrica, per rinforzare pelle e capelli, nonché come coadiuvante per i piccoli malanni invernali, grazie proprio all’apporto di vitamina C. In tempi recenti è stato suggerito questo esemplare possa manifestare anche delle caratteristiche antitumorali, su cui tuttavia non vi è ancora pieno accordo scientifico. È infine utile per combattere infezioni fungine, per depurare il sistema urinario e per migliorare la circolazione.

Il consumo del frutto fresco non presenta grandi controindicazioni a oggi note, se non il gusto molto amaro ed eventuali ipersensibilità personali. Considerato come l’assunzione avvenga perlopiù tramite integratori, è doveroso consultare il medico prima dell’assunzione di ogni preparato, per evitare incompatibilità o spiacevoli conseguenze.

16 dicembre 2017
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