Greenstyle Alimentazione Pane bianco e pasta: esagerare aumenta i rischi per il cuore

Pane bianco e pasta: esagerare aumenta i rischi per il cuore

Pane bianco e pasta: esagerare aumenta i rischi per il cuore

Pane bianco, pasta e cereali raffinati possono aumentare i rischi per il cuore. A sostenerlo uno studio condotto dai ricercatori canadesi della McMaster University, pubblicato sulla rivista scientifica British Medical Journal.

Secondo i ricercatori canadesi l’eccesso di grani raffinati aumenta ad esempio il rischio di infarto, ma anche quello di ictus. Lo studio è stato condotto su circa 137mila soggetti, sparsi in tutto il mondo. Di ciascuno sono stati analizzati la storia clinica, lo stile di vita e l’alimentazione. I dati sono stati raccolti mediante questionari, all’interno dei quali i partecipanti hanno annotato anche il ricorso a cereali raffinati, riso o cereali integrali.

Pane bianco e cereali raffinati, gli effetti sul cuore e la circolazione

Nel corso di circa 9 anni gli studiosi hanno tenuto traccia della mortalità dei soggetti in relazione a eventi cardiovascolari come ad esempio l’infarto, l’ictus o l’arresto cardiaco. Al contempo i vari partecipanti sono stati suddivisi in vari gruppi, sulla base del livello di consumo di grani raffinati all’interno della dieta (almeno 350 grammi al giorno per i maggiori consumatori, circa 50 per i meno affezionati).

Chi consuma il livello più alto di cereali raffinati si esporrebbe a un rischio superiore del 33% (rispetto ai minori consumatori) per quanto riguarda gli eventi cardiovascolari. Gli stessi ricercatori segnalano che anche per quanto riguarda la pressione alta, mangiare sano prevederebbe un ricorso molto contenuto alle farine bianche.

Buone notizie invece per quanto riguarda il riso bianco, che sebbene sia stato privato della crusca non risulterebbe dannoso per l’apparato cardiovascolare. Hanno concluso i ricercatori:

Una riduzione della quantità e un miglioramento della quantità dei carboidrati ingeriti è essenziale per esiti clinici migliori.

Fonte: BMJ

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