Alloro: come coltivarlo

Alloro: come coltivarlo

Consigli per coltivare l'alloro sia in giardino che in balcone: una pianta dalla storia millenaria, ricca di proprietà salutari e dall'aroma inconfondibile.

Tra le piante aromatiche più conosciute e amate, l’alloro è uno dei simboli della tradizione mediterranea. Utilizzando nei più svariati modi, da semplice pianta ornamentale alla cucina, le foglie di questo arbusto sono ricche di profumo e di qualità straordinarie. Come coltivarlo autonomamente, in giardino oppure in balcone?

Come già accennato, gli utilizzi dell’alloro sono fra i più variegati: in cucina è ottimo per aromatizzarne carne e pesce o per dare nuovo gusto alle verdure, in casa può essere sfruttato come rimedi contro gli insetti e per la conservazione degli abiti, a livello di organismo può essere utile contro alcuni malanni dell’inverno quali i sintomi da raffreddamento. Di seguito, qualche consiglio per farlo crescere rigoglioso e profumato.

Cosa sapere prima di coltivare l’alloro

Alloro
Fonte: Bay leaves via Shutterstock

Il Laurus nobilis è una pianta aromatica della famiglia delle Lauraceae, comune in tutta l’area del Mediterraneo. In condizioni ottimali l’arbusto può raggiungere altezze elevate, anche superiori ai 10 metri, ma normalmente lo si rileva in cespugli e siepi per l’azione di contenimento dell’uomo. Conosciuto già ai tempi di greci e romani per le sue proprietà olfattive e culinarie, la pianta è da sempre il simbolo della saggezza: non a caso, la famosa “corona d’alloro” viene appunto donata a coloro che hanno saputo manifestare delle qualità intellettive eccellenti.

Il fusto è solido e molto ramificato, ma la caratteristica principale dell’arbusto sono le sue foglie. Di forma ovale e consistenza spessa, si caratterizzano per un verde scuro e lucido, spesso tendente al nero. È proprio dalle foglie che si ricavano gli usi quotidiani dell’alloro ed è forse questo l’elemento della pianta più conosciuto. Eppure l’arbusto produce anche dei fiori gialli a ombrello, quindi dei frutti: delle bacche nere contenenti il seme.

Il clima preferito è quello mediterraneo, in particolare sulle coste del Sud Italia e della Spagna. Tuttavia, l’alloro si sviluppa sull’intero Stivale, anche se al meridione tende a essere spontaneo, mentre al settentrione esito di coltivazione. Dall’elevata resistenza alle condizioni atmosferiche le più disparate, predilige comunque temperature mediamente calde, anche se può sopravvivere anche a climi più rigidi purché privi di gelate estreme. Necessita di una buona esposizione al sole nelle stagioni più calde dell’anno, mentre d’inverno può richiedere un’adeguata copertura dalle precipitazioni più intense.

Il terreno ideale è solitamente quello ben drenato, anche non eccessivamente ricco di sostanze nutritive. L’alloro ha infatti una grande capacità d’adattamento e può attecchire anche su terreni mediamente sabbiosi, inoltre non richiede concimazioni estenuanti né un apporto eccessivo d’acqua. Per non sottoporre la pianta a inutili stress, è comunque consigliato il ricorso a un compost sminuzzato, anche di origine organica.

Come facile intuire, l’annaffiatura non sarà eccessiva, anche se costante: basterà regolarsi con il livello di arsura del terreno. Inoltre, l’alloro può necessitare di costanti interventi di potatura, anche per ottenere la forma desiderata se impiegato come separazione degli ambianti, per siepi o cespugli decorativi.

Coltivazione in vaso e in giardino

Alloro, pianta
Fonte: Laurel leaves, bay leaf, after the rain via Shutterstock

L’alloro può essere facilmente coltivato in vaso oppure in giardino, anche se quest’ultima modalità è più diffusa data la grandezza degli arbusti e la loro consuetudine nell’impiego come siepi. La pianta si può riprodurre per seme o per talea: come facile intuire, la seconda tipologia è la più diffusa.

Normalmente i semi richiedono un breve processo di lavorazione prima di poter essere impiegati, poiché serve rimuoverne il rivestimento esterno. In linea generale, si procede a bollitura quindi all’ammollo in acqua fredda fino all’eliminazione della parte più superficiale. I semi vengono quindi inseriti in primavera in un terreno decisamente drenante, mentre il primo trapianto avverrà non prima dell’anno e mezzo d’età. La talea, invece, permette di mantenere le caratteristiche genetiche della pianta originaria, semplicemente piantando un germoglio da poco spuntato sull’arbusto.

Per la coltivazione in vaso, la predisposizione del contenitore è molto importante. L’altezza dovrà essere sufficiente a garantire una base stabile all’arbusto, mentre la circonferenza deve almeno raggiungere i 60-70 centimetri di diametro. Sul fondo andrà predisposto un letto di ghiaia e cocci per favorire il deflusso dell’acqua, quindi si riempie con un terriccio mediamente sabbioso e drenante, lievemente inumidito. Il vaso dovrà infine essere esposto al sole. Le foglie possono essere colte non appena di dimensioni adeguate per gli usi culinari o decorativi prefissati.

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