Vitamina D non protegge contro il COVID-19: lo studio

Vitamina D non protegge contro il COVID-19: lo studio

Fonte immagine: photka via iStock

Alte dosi di vitamina D non sono protettive contro il COVID-19, anzi sarebbero addirittura dannose per l'organismo: lo studio.

L’assunzione di vitamina D in alte dosi non avrebbe particolari effetti protettivi contro il COVID-19. È questo il risultato di uno studio condotto da ricercatori britannici, statunitensi ed europei, pubblicato sulla rivista scientifica BMJ, Nutrition, Prevention and Health. Sebbene la vitamina D sia essenziale per il buon funzionamento dell’organismo, non manifesterebbe precise indicazioni per ridurre i contagi da coronavirus.

Si è discusso molto nelle ultime settimane del possibile effetto protettivo della vitamina D sul coronavirus, complici anche migliaia di condivisioni sui social network. I ricercatori hanno quindi voluto indagare se altre dosi superiori a 4000IU, possano effettivamente ridurre le possibilità di contagio da COVID-19.

Dalle analisi condotte è emerso come non esistano precise evidenze scientifiche che possano confermare un effetto di contrasto della vitamina D al virus. Anzi, livelli troppo eccessivi possono addirittura essere dannosi per l’organismo. Così ha spiegato Sue Lanham-New, del Dipartimento di Scienze Alimentari dell’Università del Surrey:

Un adeguato livello di vitamina D nel corpo è cruciale per la salute in generale. Livelli troppo bassi possono portare al rachitismo e allo sviluppo dell’osteoporosi, ma se troppo alti determinano un aumento del calcio nel sangue, con conseguenze anche particolarmente dannose.

Vitamina D e infezioni respiratorie

Studi precedenti avevano evidenziato come l’aumento dei livelli di questa vitamina potesse risultare protettivo contro le infezioni delle vie respiratorie superiori. Tuttavia, non sembra che questa soluzione abbia effetti nel limitare l’entrata del coronavirus nelle cellule e la sua moltiplicazione nei polmoni. Le ricerche in questione, inoltre, riguarderebbero popolazioni di Paesi molto poveri, dove le carenze vitaminiche sono più frequenti rispetto alle nazioni più sviluppate.

I ricercatori non sconsigliano supplementi e integratori, tuttavia questa strada va battuta solo quando necessario, sotto stretto controllo medico:

La maggior parte di questa vitamina proviene dall’esposizione al sole, tuttavia per molte persone – in particolare quelle in autoisolamento e con scarso accesso alla luce solare, data la pandemia – ottenere livelli sufficienti è una sfida. I supplementi sono consigliati, ma devono avvenire sotto controllo medico. Sebbene vi siano alcune evidenze che sottolineano un rapporto tra bassi livelli di vitamina D e infezioni acute del tratto respiratorio, non vi sono evidenze sufficienti che possa rappresentare un trattamento per il COVID-19. L’assunzione eccessiva deve essere evitata perché dannosa.

Fonte: Eurekalert

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