Greenstyle Sostenibilità Consumi Come fare la spesa a Km 0: 3 consigli

Come fare la spesa a Km 0: 3 consigli

Il concetto di Km 0 è un orgoglio made in Italy che ha conquistato il mondo per ragioni di varia natura. Se infatti scegliamo cibi o manufatti locali, valorizziamo le produzioni del luogo e spesso riusciamo anche a risparmiare sui costi. Ma non solo, visto che a livello ambientale, la scelta di prodotti del territorio permette di ridurre le emissioni di CO2 che provengono dai trasporti.

Come fare la spesa a Km 0: 3 consigli

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La spesa a Km 0 è ritornata da qualche anno sulla cresta dell’onda, da quando la sensibilità ambientale è cresciuta e divenuta prioritaria. Le nostre nonne sapevano come acquistare e dare la precedenza a cibi e artigianato locali era un metodo per risparmiare. Ma oggi la preferenza alle bontà e ai manufatti del territorio ha nuove motivazioni.

Di fatti, come accennato, le scelte personali sono diventate più mirate alla tutela ambientale e scegliere il Km 0 è il modo più semplice per ridurre le emissioni da trasporti. Si tratta non solo di gas serra in meno, derivanti dai combustibili dei mezzi, ma anche meno particolati nell’aria che respiriamo, provenienti dal consumo delle gomme.

In più, la scelta di una spesa a Km 0 favorisce l’economia del territorio, ma spesso anche la salute in caso di frutta e verdura. Le vitamine infatti sono sensibili agli sbalzi di temperatura che potrebbero verificarsi durante il trasporto. Un alimento a filiera corta, che va in via quasi letterale dalla fattoria alla tavola, di norma conserva più elementi nutritivi.

Ma come fare una spesa a Km 0 e quali canali scegliere per avere quello che serve, dagli alimenti vegetali, fino ai latticini e alle uova, per finire con la carne e il pesce, ma anche con i beni non alimentari? Ci sono alcuni consigli utili che possiamo seguire per acquisti consapevoli.

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Il concetto di Km 0 e le sue origini

Se volessimo dare una data alla nascita del concetto di Km 0 come lo conosciamo noi oggi, non sarebbe facile, ma possiamo invece tracciarne il percorso. Ed esso si lega al movimento slow food, che ha fatto la sua comparsa sul finire degli anni 80 del secolo scorso. Il sociologo italiano Carlo Petrini ne fu padre ed ideatore.

Lo slow food si contrapponeva al fast food, rendendo prioritaria la scelta di un cibo buono, pulito, etico e di un ritmo di vita più lento rispetto a quello promosso dall’industria del confezionato e degli alimenti delle grandi catene. La riscoperta della filiera corta ha fatto da riflesso a questa nuova concezione.

Il Km 0 propone di ridurre la distanza tra produttori e punti di vendita e consumo, a un raggio inferiore a 100 chilometri, con l’obiettivo di ridimensionare gli effetti che la grande industria ha sul pianeta. Di fatti parliamo di minore erosione del suolo, inquinamento di aria e acqua o perdita di habitat per le specie selvatiche.

Gli alimenti a Km 0 sono frutta, verdura, legumi, formaggio, pasta, pane, uova, carne, pesce, bevande e miele non industriali, ossia fuori dal circuito delle grandi catene commerciali globali. Il che li rende meno costosi, più sani, visto che non perdono qualità durante la lunga conservazione, ma anche meno inquinanti.

Come fare una spesa a Km 0 con 3 semplici consigli

La spesa a Km 0 ci permette di salvare capra e cavoli, nel vero senso della parola, in quanto identifica acquisti sostenibili anche dal punto di vista ambientale. Lo abbiamo accennato ma ribadiamo il concetto, è anche un modo per risparmiare e valorizzare la qualità agroalimentare del territorio. Ma vediamo come effettuare acquisti a filiera corta.

I GAS

I gruppi di acquisto solidale, o GAS, sono associazioni locali che avvicinano produttori e consumatori della zona per acquisti sostenibili e senza intermediari. Vi suggeriamo di informarvi su quelli presenti nella vostra zona e aderire. In genere si riuniscono a cadenza settimanale per smerciare ceste di prodotti misti a prezzi ragionevoli, con la possibilità di acquistare il loco altri generi alimentari, o anche saponi artigianali e detergenti fatti con materie prime locali.

I mercatini della Coldiretti

La Coldiretti è una delle grandi realtà associative italiane, che rappresenta e assiste gli agricoltori nelle proprie attività commerciali. Le grandi città, ma anche i piccoli comuni, spesso affittano ai rappresentanti di questa associazione le piazzette locali, per la vendita dei propri alimenti a Km 0. Sul sito del proprio comune di residenza di solito troviamo le date e i luoghi dove si effettuano questi mercatini.

Il fruttivendolo di quartiere

E torniamo alle nonne, che avevano i propri riferimenti di quartiere per quanto riguardava frutta e verdura, ma anche carne e pesce, o altri cibi. Se è vero che acquistare nei grandi supermercati ci fa risparmiare tempo, fare un giro nella zona dove abitiamo può farci risparmiare denaro, visto che la piccola distribuzione è spesso più economica. E, come accennato, spesso i cibi hanno anche un sapore migliore, derivato dalla conservazione più breve e meno sbalzi termici.

 

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