Energia

Roma e Lombardia lanciano programma di pannelli fotovoltaici in comodato gratuito contro la povertà energetica

Pannelli fotovoltaici in comodato gratuito a Roma e Lombardia: progetti pilota per combattere la povertà energetica

Due programmi pubblici, due territori diversi, un obiettivo comune: mettere l’energia solare a disposizione di chi non può permettersi di installarla. Roma Capitale e Regione Lombardia hanno annunciato entrambe, nei primi giorni di ottobre 2026, iniziative distinte per portare pannelli fotovoltaici gratuiti sugli edifici di edilizia residenziale pubblica, affrontando il problema della povertà energetica con strumenti concreti e finanziamenti già stanziati.

Roma stanzia oltre mezzo milione di euro per il fotovoltaico in comodato

Il 5 ottobre 2026 Roma Capitale ha pubblicato una manifestazione di interesse rivolta a soggetti che vogliono partecipare a un programma di installazione di impianti fotovoltaici in comodato d’uso gratuito. Il meccanismo è diretto: il Comune acquista i pannelli e li mette a disposizione senza costi per i beneficiari, che possono così accedere all’energia prodotta senza dover sostenere le spese di acquisto o installazione.

Il budget complessivo allocato da Roma Capitale per questo intervento è di €583.600, una cifra già definita e destinata specificamente all’acquisto dei pannelli. Non si tratta quindi di un fondo generico o di un incentivo condizionato a cofinanziamenti privati, ma di risorse pubbliche già impegnate.

Chi può candidarsi? La manifestazione di interesse è aperta a una platea relativamente ampia: comunità energetiche rinnovabili (CER), condomini, gruppi di autoconsumatori collettivi e soggetti che operano attivamente nel contrasto alla povertà energetica. Il termine per presentare domanda è fissato al 3 novembre 2026, il che lascia poco più di un mese dalla pubblicazione del bando per organizzare le candidature.

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Il modello delle comunità energetiche è particolarmente rilevante in questo contesto. Le CER permettono a più famiglie o enti di condividere l’energia prodotta da un impianto comune, distribuendo i benefici anche a chi non ha un tetto disponibile o adatto all’installazione. Inserire questo strumento tra i destinatari del programma romano significa puntare su una distribuzione capillare dei vantaggi, non limitata ai soli edifici con caratteristiche tecniche favorevoli.

In Lombardia i test partono da Stezzano e Caronno Pertusella

Il percorso scelto dalla Regione Lombardia è diverso nella forma ma simile nell’obiettivo. Anziché un bando aperto, la Regione ha finanziato due progetti pilota su edifici Aler — l’azienda lombarda per l’edilizia residenziale pubblica — in due Comuni specifici: Stezzano, in provincia di Bergamo, e Caronno Pertusella, in provincia di Varese.

L’approccio pilota non è casuale. L’obiettivo dichiarato di questi interventi è testare concretamente l’applicazione del fotovoltaico, dell’autoconsumo collettivo e delle comunità energetiche in contesti di edilizia popolare, per misurare l’impatto reale sulle bollette degli inquilini. Prima di scalare il modello su scala regionale, si raccolgono dati, si verificano le difficoltà tecniche e amministrative, si valuta cosa funziona e cosa va corretto.

Stezzano e Caronno Pertusella diventano quindi laboratori: due contesti abitativi reali in cui famiglie in difficoltà economica potranno beneficiare di pannelli fotovoltaici gratuiti, e i risultati ottenuti orienteranno le politiche future della Regione in materia di energia e housing sociale.

Perché la povertà energetica richiede risposte strutturali

Dietro questi programmi c’è un problema che non riguarda solo le bollette. La povertà energetica colpisce chi non riesce a garantirsi livelli adeguati di energia domestica — riscaldamento, raffrescamento, illuminazione — a causa del basso reddito, dell’inefficienza degli edifici o di entrambi. Le famiglie che vivono in case popolari spesso si trovano in una situazione paradossale: abitano in edifici energeticamente inefficienti, pagano bollette proporzionalmente alte rispetto al reddito, e non hanno le risorse per installare tecnologie che ridurrebbero i costi.

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Il comodato d’uso gratuito dei pannelli fotovoltaici è una risposta a questa trappola. Non chiede alle famiglie di investire, non richiede accesso al credito, non presuppone una proprietà immobiliare. Abbassa direttamente il costo dell’energia per chi ne ha più bisogno, usando risorse pubbliche in modo mirato.

Secondo i dati dell’Istat, la spesa energetica incide in modo sproporzionato sui bilanci delle famiglie a basso reddito. Intervenire con strumenti come questi significa riconoscere che la transizione energetica non può essere equa se lascia indietro chi non ha i mezzi per parteciparvi autonomamente.

Un modello replicabile, ma ancora da valutare

Sia Roma che la Lombardia hanno scelto di muoversi in modo prudente: Roma con un bando aperto ma circoscritto a soggetti organizzati, la Lombardia con due siti pilota ben definiti. Nessuno dei due programmi si presenta come una soluzione definitiva al problema della povertà energetica, e questo è un segnale di realismo istituzionale.

Ciò che accomuna i due approcci è la consapevolezza che i pannelli fotovoltaici gratuiti su edifici pubblici non sono solo un gesto simbolico. Sono uno strumento di politica energetica e sociale che, se strutturato bene, può produrre risparmi misurabili per le famiglie e dati utili per progettare interventi più ampi.

La scadenza del 3 novembre 2026 per le candidature romane è vicina, e nei prossimi mesi si capirà quanti soggetti risponderanno alla manifestazione di interesse e con quali proposte. In Lombardia, invece, si attende di vedere come evolveranno i cantieri a Stezzano e Caronno Pertusella. I risultati di questi due percorsi paralleli potrebbero diventare un riferimento per altre amministrazioni italiane che cercano modi concreti per coniugare transizione energetica e giustizia sociale.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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