Ambiente

Allevamenti intensivi di polpi e tonni, la Camera propone lo stop per proteggere il Mediterraneo

Stop agli allevamenti intensivi di polpi e tonni: proposta di legge alla Camera per proteggere il Mediterraneo

Un impianto progettato per produrre circa 3.000 tonnellate di carne di polpo all’anno nelle Isole Canarie è stato abbandonato nel luglio 2026, dopo anni di pressioni da parte di ricercatori, associazioni animaliste e organizzazioni ambientaliste. Quella vicenda ha riacceso il dibattito in tutta Europa sulla sostenibilità degli allevamenti intensivi di polpi e, più in generale, sull’espansione dell’acquacoltura di specie carnivore. In Italia, il tema è arrivato direttamente in Parlamento: una proposta di legge presentata alla Camera dei Deputati nell’ottobre 2026 chiede di vietare l’allevamento intensivo dei polpi e di frenare la crescita di modelli acquicoli sempre più invasivi nel Mediterraneo.

Cosa prevede la proposta di legge

La proposta è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, con la partecipazione di Dori (AVS) e di Pisapia, rappresentante di CIWF (Compassion in World Farming). L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, introdurre un divieto esplicito per gli allevamenti intensivi di polpi; dall’altro, contenere l’espansione dell’acquacoltura di specie carnivore nel Mediterraneo, incluso il tonno rosso.

Il testo mira a impedire che il Mediterraneo diventi un’area di espansione per modelli acquicoli ad alto impatto ambientale, seguendo una logica preventiva: non aspettare che gli impianti vengano costruiti per poi discutere delle conseguenze, ma stabilire limiti normativi prima che il settore si consolidi ulteriormente.

Perché i polpi non si prestano all’allevamento intensivo

La questione degli allevamenti intensivi di polpi non è solo etica, ma profondamente ecologica. I polpi sono predatori carnivori che richiedono grandi quantità di pesce come alimento. Allevarli su scala industriale significa aumentare la pressione sugli stock ittici selvatici già in difficoltà, con un effetto paradossale: per produrre carne di polpo, si consuma una quantità superiore di pesce pescato in mare aperto. In termini di efficienza proteica, il bilancio è ampiamente negativo.

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A questo si aggiunge un problema che la scienza non ha ancora risolto: non esiste un metodo universalmente riconosciuto per abbattere i polpi su scala industriale senza causare sofferenza. Si tratta di animali con un sistema nervoso complesso, capaci di apprendimento e di risposte comportamentali sofisticate. La comunità scientifica ha ampiamente documentato la loro sensibilità, tanto che diversi paesi europei li includono nelle normative sul benessere animale applicabili ai cefalopodi.

Questi due elementi — impatto ambientale e questione del benessere — rendono l’allevamento intensivo dei polpi un caso particolarmente critico rispetto ad altre forme di acquacoltura.

Il precedente delle Canarie e il rischio di replicazione

Il mega-progetto di allevamento di polpi nelle Isole Canarie, progettato per raggiungere una produzione di 3.000 tonnellate di carne all’anno, è diventato un simbolo delle contraddizioni di questo modello produttivo. La sua cancellazione, avvenuta nel luglio 2026, è stata accolta come una vittoria dalle organizzazioni che si oppongono all’acquacoltura intensiva di specie carnivore. Ma il rischio che iniziative simili vengano riprese altrove — anche nel Mediterraneo — rimane concreto, soprattutto in assenza di un quadro normativo chiaro.

È proprio in questo contesto che si inserisce la proposta italiana. Senza una legge che stabilisca limiti precisi, le pressioni economiche del settore potrebbero spingere verso la realizzazione di impianti analoghi in acque italiane o nelle aree di competenza nazionale. La proposta alla Camera vuole colmare questo vuoto normativo prima che diventi urgente.

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Il Mediterraneo come ecosistema da tutelare

Il Mediterraneo è uno dei mari più biodiversi al mondo, ma anche uno dei più sotto pressione. La pesca eccessiva, l’inquinamento, il riscaldamento delle acque e la perdita di habitat costieri lo rendono particolarmente vulnerabile a ulteriori fonti di stress. L’introduzione di allevamenti intensivi di specie carnivore in questo contesto aggraverebbe una situazione già fragile.

L’acquacoltura di per sé non è necessariamente incompatibile con la sostenibilità: esistono modelli di allevamento estensivo o semi-intensivo, spesso basati su specie erbivore o filtratrici come cozze, ostriche e vongole, che hanno un impatto ambientale molto più contenuto. Il problema specifico riguarda le specie che si trovano in cima alla catena alimentare e che, per crescere, devono consumare grandi quantità di altri animali marini. In questi casi, il bilancio ecologico tende a essere negativo, e la pressione sugli ecosistemi marini rischia di aumentare anziché diminuire.

La FAO ha più volte sottolineato la necessità di orientare l’acquacoltura verso specie con un basso indice di conversione alimentare e un ridotto impatto sugli stock selvatici, proprio per garantire che il settore contribuisca alla sicurezza alimentare globale senza compromettere gli ecosistemi.

Una proposta che guarda oltre il singolo divieto

Vietare gli allevamenti intensivi di polpi è il punto più visibile della proposta, ma l’obiettivo più ampio riguarda il modello di sviluppo dell’acquacoltura nel suo complesso. Frenare l’espansione delle specie carnivore significa scegliere un’impostazione diversa per il settore ittico italiano: più orientata alla qualità e alla sostenibilità, meno dipendente da logiche di scala industriale che replicano i problemi già noti degli allevamenti terrestri intensivi.

Non è ancora chiaro quale sarà il percorso parlamentare della proposta, né in quale commissione verrà assegnata o quando inizierà la discussione nel merito. Quello che è certo è che il dibattito è aperto, e che l’Italia ha l’opportunità di posizionarsi tra i paesi europei che scelgono di regolamentare preventivamente un settore in espansione, invece di rincorrere le conseguenze di scelte già compiute.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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