Greenstyle Alimentazione Cresce lo spreco alimentare in Italia e costa fino a 290 euro a famiglia

Cresce lo spreco alimentare in Italia e costa fino a 290 euro a famiglia

I dati sullo spreco alimentare in Italia diffusi dall'Osservatorio Waste Watcher International: un problema in crescita nel nostro Paese.

Cresce lo spreco alimentare in Italia e costa fino a 290 euro a famiglia

Il 5 febbraio è stata la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare e tra i tanti decaloghi pubblicati da enti istituzionali e non, come quello della Regione Lombardia con le best practice da mettere in atto ogni giorno per migliorare le cose, è arrivato anche il rapporto “Il caso Italia” dell’Osservatorio Waste Watcher International ideato e diretto dal professor Andrea Segrè, che ha tracciato un quadro tutt’altro positivo della situazione nel nostro Paese.

Secondo i dati che emergono dal rapporto lo spreco di cibo in Italia vale 13.155.161.999 euro l’anno tra lo spreco a livello domestico stimato in 7,445 miliardi di euro, quello nella distribuzione – 3,996 miliardi di euro – e lo spreco in campo e nell’industria. Tradotto in numeri più comprensibili, nel 2024 lo spreco alimentare costerà circa 290 euro all’anno a famiglia, 126 euro a persona, ma il problema non si traduce soltanto in spreco di soldi.

Se guardiamo alla quantità di cibo che abbiamo buttato nel 2023 e quello che butteremo nel 2024 notiamo un aumento importante. Secondo il rapporto, dai 75 grammi buttati procapite nel 2023 siamo passati nell’ultima settimana a quasi 81 grammi di cibo gettato ogni giorno nelle nostre case, vale a dire 566,3 grammi a settimana. Il dato, lo sottolinea l’Osservatorio Waste Watcher International, è in linea con altri Paesi europei, ma corrisponde a quasi la metà rispetto a Paesi come Canada, Brasile e Stati Uniti.

Tra i cibi che più spesso non vengono consumati in tempo e che finiscono tra i rifiuti ci sono la frutta fresca, il pane, le verdure, le insalate, le patate, aglio e cipolla. A sprecare di più, ma non così tanto di più, è il Sud Italia, con un 4% in più rispetto alla media nazionale, mentre al Nord si spreca il 6% in meno rispetto al resto del Paese.

spreco alimentare italia

Il rapporto sottolinea come ad essere più virtuoso sia il ceto medio (-11%), mentre sprecano maggiormente il ceto medio basso (+7%) e il ceto popolare (+17%). Il sentimento delle famiglie italiane è che lo spreco alimentare sia soprattutto una perdita di denaro (81%), ma è altissima anche la percentuale di chi pensa che si tratti di un atto diseducativo verso i giovani (79%), uno spreco di risorse naturali (78%), un’azione immorale (78%) o un gesto che può avere ripercussioni economiche e sociali (74%).

“Se in un primo momento l’effetto inflazione ha portato a misurare con decisione gli sprechi, prolungata nel tempo ha costretto i cittadini all’adozione di nuove abitudini ‘low cost’ per fronteggiare la crisi”, ha spiegato Andrea Segrè: “Scegliere cibo scadente, meno salutare e spesso di facile deterioramento non comporta solo un aumento del cibo sprecato in pattumiera, ma anche un peggioramento nella propria dieta e nella sicurezza alimentare. Se la salute nasce a tavola, dal cibo scadente deriva l’aggravio dei costi sociali e ambientali. In definitiva: da poveri mangiamo e stiamo peggio, e sprechiamo persino di più. E questo circolo vizioso si riverbera sull’ambiente”.

Come provare a risolvere questo problema che, almeno stando all’ultima settimana, sembra già in crescita rispetto al 2023? Lo ha spiegato Segrè, sottolineando come tutti noi dovremmo impegnarci per fare la nostra parte: “Se vogliamo davvero fare la differenza – argomenta Segrè – l’azione deve essere sinergica: ciascuno nel suo quotidiano, ma servono anche e soprattutto politiche pubbliche mirate a mitigare gli impatti dell’inflazione sulla sicurezza alimentare, con un focus particolare sulla tutela dei ceti sociali più vulnerabili”.

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