La pubalgia è, come ricorda l’etimologia stessa della parola, un dolore nella zona inguinale, sulla faccia interna delle cosce. L’origine di questa sofferenza è quasi sempre di natura traumatica a carico dei muscoli adduttori della coscia, a livello dell’inserzione con la muscolatura addominale.

Il dolore è generalmente localizzato nell’area del pube, soprattutto agli esordi, ma con il passare dei giorni tende a irradiarsi a tutto l’interno coscia e, in alcuni casi, anche all’area retropubica. Nei casi meno complicati il disturbo si presenta solo al mattino quando ci si alza dal letto e tende a scomparire, oppure a diminuire di intensità, spontaneamente facendo piccoli movimenti che riscaldano la muscolatura. Nei casi di maggiore intensità, la pubalgia è un fastidio continuo più o meno intenso.

Cause

La pubalgia è un’infiammazione che origina perlopiù da un trauma sportivo: nella maggior parte dei casi a soffrirne sono coloro che, sia a livello amatoriale che agonistico, praticano il calcio, la corsa e il rugby. In tutte queste attività la muscolatura non solo è costantemente sollecitata ma è anche e spesso sottoposta a stop e successivi scatti. Questi movimento sono la causa più comunque del trauma della zona pubica.

In ogni caso nei testi di medicina la pubalgia è considerata una infiammazione dall’eziologia complessa: nel tempo sono state individuate e documentate ben 72 cause diverse per questo dolore. Oltre dunque all’origine traumatica, è stato verificato che alcune malattie tendinee, ossee, articolari o anche infettive possono causare l’insorgenza di questo dolore.

La letteratura medica descrive anche una pubalgia causata da un disallineamento dell’articolazione mandibolare: questo difetto si rifletterebbe su tutto il sistema posturale e quindi anche nella zona pubica.

Nella donna la ragione più comune di pubalgia è la gravidanza: causata da una restrizione meccanica della griglia pelvica e talvolta anche da un malposizionamento del feto. Nella maggior parte dei casi il disturbo insorge a partire dal sesto mese di gestazione e, di solito, accompagna la futura mamma fino al parto.

Rimedi naturali

Il primo approccio alla terapia è senz’altro il riposo: chi pratica regolarmente attività sportiva dovrà da subito considerare almeno 20 gironi di inattività. Nei casi meno complicati è senz’altro possibile evitare la classica terapia farmacologica a base soprattutto di antiinfiammatori e miorilassanti: un marcato miglioramento si può ottenere anche con i rimedi naturali.

Tra i rimedi più indicati e semplici vi è la crioterapia, che è a tutti gli effetti un semplice raffreddamento della zona pubica e inguinale. Nei casi meno complicati può bastare l’applicazione di ghiaccio, anche domestica, mentre nei casi più gravi o per gli sportivi professionisti conviene fare crioterapia in un centro specializzato.

Tra gli antifiammatori naturali i rimedi più indicati sono la curcuma, lo zenzero, l’arnica e l’artiglio del diavolo. Molto utile è l’assunzione di questi rimedi per bocca in forma di compresse o capsule.

La curcuma contiene circa 20 molecole attive ma la curcumina è il principale. Studi e trial clinici ne hanno dimostrato l’efficacia come antitrombotico e antinfiammatorio. Per ottenere il massimo vantaggio dalla terapia a base di curcuma si dovrebbe assumerne 400 mg due volte al giorno. Questo rimedio è controindicato in chi soffre di ulcera o è in terapia con farmaci ipoglicemizzanti orali.

Lo zenzero è tra le spezie con più spiccate attività antiinfiammatorie: a confermarlo anche un studio pubblicato sulla rivista scientifica Arthritis. I ricercatori hanno stabilito che l’efficacia antifiammatoria dello zenzero è paragonabile a quella del cortisone, ovviamente con una drastica riduzione dei potenziali effetti collaterali. In commercio lo zenzero è reperibile anche in capsule o compresse: per il dolore acuto della pubalgia serve assumerne 200 mg al giorno.

Pur essendo disponibili anche in compresse o capsule, sia l’arnica montana che l’artiglio del diavolo vengono più spesso utilizzati in pomata: per entrambi sarà necessaria l’applicazione con un leggero massaggio 2 – 3 volte al giorno.

Tutte questi indicazioni e suggerimenti vanno intesi come indicazioni generali: meglio consultare il medico.

14 maggio 2015
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