In natura la Baryta carbonica è nota anche con il nome di carbonato di bario o sale di bario dell’acido carbonico. Espressa attraverso la formula chimica BaCO3, questa sostanza si trova all’interno della Whiterite, un cristallo scoperto nel ‘700 da William Withering e dal colore bianco, grigio, giallo, bruno o verde.

La Baryta carbonica presente in natura è tossica, così come lo ione di bario. Non risulta invece tossico il solfato di bario, in quanto del tutto insolubile e non assorbibile dal tratto gastroenterico, di norma utilizzato come metodo di contrasto per lo svolgimento di particolari tecniche diagnostiche (raggi X). Il trattamento omeopatico è ottenuto come in altri casi mediante la triturazione con lattosio seguita da diluizioni e dinamizzazioni.

Proprietà naturali

Tra le proprietà curative offerte dalla Baryta Carbonica c’è il trattamento della cefalea che può assumere carattere congestizio con la vicinanza a forme di calore. Trattabile con tale rimedio omeopatico anche l’alopecia e un’eccessiva sensibilità al cuoio capelluto e prurito causati da eruzioni con formazione di croste.

Nella cura del sistema nervoso può essere utilizzata in caso di ritardo nello sviluppo cognitivo del bambino come degli adulti. Applicata anche nel trattamento di perdita di memoria o depressione negli anziani. Nella cura delle ghiandole si impiega per casi di cisti sebacee, la parotite e l’ipertrofia di quelle presenti nell’inguine, nel collo e nelle ascelle.

Palpitazioni al capo e che tendono ad aumentare sul lato sinistro da sdraiati, ipertensione e arteriosclerosi. Per quanto riguarda l’apparato respiratorio interviene in tosse, raffreddore, asma, dispnea e raucedine. Sensazione di pressione toracica e accumuli di muco difficili da espellere.

Interessata dall’uso di Baryta Carbonica anche la gola, con il possibile trattamento di faringiti, tonsilliti, angine di gola e parotiti. Secondo quanto descritto dalle indicazioni dell’omeopatia si applica anche in caso di gonfiore alle tonsille e alle adenoidi.

Ulteriori possibili applicazione della Baryta Carbonica sono i lipomi, l’ipertrofia prostatica, le verruche e alcune patologie a carico dell’apparato digerente quali digestione lenta, eruttazioni, flatulenze, spasmi esofagei, intestino pigro ed emorroidi.

Dosaggio

Il dosaggio e le diluizioni consigliate nell’uso di Baryta Carbonica sono le stesse per quanto concerne tutte le possibili applicazioni descritte. Vengono tuttavia effettuate due distinte assunzioni in base al carattere acuto o cronico dei disturbi.

Nei casi di disturbo acuto si assume la Baryta Carbonica con diluizione a 4 CH, da 3 a 5 granuli ogni 3 ore. Qualora invece il problema risultasse cronico la diluizione sarà a 9, 15 o 30 CH mentre l’assunzione sarà di 3/5 granuli una volta al giorno, con possibilità di dilatazione della tempistica in base alla gravità del malessere. Consultare per una valutazione più specifica il proprio medico omeopata.

26 febbraio 2015
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