Ambiente

Foreste periurbane, lo scudo verde contro caldo e smog: perché piantare alberi non basta

Due tecnici osservano una cintura di alberi su un pendio sopra la periferia urbana in una giornata estiva afosa
Tecnici sul campo valutano una foresta periurbana che separa il verde dalla città, tra caldo estivo e foschia da inquinamento.

Le foreste periurbane attorno a Firenze, Zagabria e Aix-en-Provence possono ridurre gli effetti di caldo estremo e inquinamento urbano sulla salute, ma solo se progettate con specie adatte al territorio: lo indica uno studio coordinato da ENEA, con Università di Milano-Bicocca, Cnr e Istituto ACRI-ST di Sophia-Antipolis, pubblicato su Communications Earth & Environment del gruppo Nature.

Foreste periurbane, lo studio ENEA su caldo e smog

Il lavoro ha analizzato diversi scenari di piantumazione nelle aree attorno a tre città considerate vulnerabili agli effetti combinati di cambiamento climatico, qualità dell’aria e configurazione urbana. Firenze, Zagabria e Aix-en-Provence sono contesti mediterranei o peri-mediterranei, con zone interne e collinari dove, in certe condizioni, gli inquinanti tendono ad accumularsi. Non un dettaglio tecnico. È proprio lì, tra periferie, rilievi e corridoi verdi, che si gioca una parte della risposta urbana alle estati più calde.

I ricercatori hanno valutato gli effetti delle foreste periurbane su isole di calore, concentrazioni di PM2,5, mortalità e costi sanitari collegati. “Il verde urbano è efficace solo se progettato con cura”, ha spiegato Alessandro Anav, ricercatore del Laboratorio ENEA Modelli e servizi climatici. La frase, asciutta, contiene il punto centrale dello studio: piantare alberi aiuta, ma non basta piantarli ovunque e comunque.

Perché la scelta degli alberi cambia i risultati

Il nodo riguarda i BVOC, i composti organici volatili biogenici emessi da alcune specie vegetali. In atmosfera, questi composti possono contribuire alla formazione di inquinanti secondari, tra cui ozono troposferico e particolato fine PM2,5. È un passaggio poco visibile al cittadino che cammina sotto un filare, eppure decisivo per chi pianifica. Un albero non vale l’altro, almeno sul piano della qualità dell’aria.

Lo studio ha simulato due strategie. La prima basata sulla quercia farnia (Quercus robur), specie ad alte emissioni di BVOC; la seconda su alberi a basse emissioni, come pino domestico (Pinus pinea) e pino nero (Pinus nigra). I risultati mostrano differenze nette: con specie ad alte emissioni, le concentrazioni di PM2,5 aumentano in media dello 0,80% a Firenze e Aix-en-Provence e dello 0,12% a Zagabria. Con specie a basse emissioni, l’incremento scende allo 0,35% a Firenze e allo 0,30% ad Aix-en-Provence, mentre a Zagabria si registra una lieve diminuzione, pari a -0,07%.

Caldo notturno e salute, il peso delle ondate estive

Sul fronte delle temperature, l’effetto delle foreste periurbane sulle massime estive diurne risulta limitato, perché queste sono influenzate soprattutto da dinamiche meteorologiche su scala ampia. Più visibile, invece, è l’impatto sulle temperature minime, in genere notturne, legate alle condizioni locali. Ed è qui che il tema diventa sanitario: durante le ondate di calore, il mancato raffrescamento notturno aumenta lo stress per anziani, bambini, persone con patologie croniche. Di notte, spesso, il corpo non recupera.

Secondo ENEA, nei diversi scenari di piantumazione le foreste attorno alle città contribuiscono a ridurre la mortalità urbana, soprattutto quella legata allo stress termico e, in misura minore, all’inquinamento atmosferico. A Firenze, ad esempio, la messa a dimora di specie a basse emissioni di BVOC comporta una riduzione stimata di 0,9 decessi ogni 100.000 abitanti. Con specie ad alte emissioni, il beneficio resta, ma si riduce: 0,4 decessi ogni 100.000 abitanti. Numeri piccoli in apparenza, che però pesano quando vengono proiettati su intere aree urbane e su estati sempre più lunghe.

Urbanizzazione, costi sanitari e pianificazione di lungo periodo

Lo studio richiama anche i rischi di una urbanizzazione non accompagnata da politiche di rinverdimento. L’aumento delle superfici costruite, soprattutto se associato alla rimozione della vegetazione urbana e periurbana, porterebbe a un incremento dei costi sanitari legati a mortalità e ospedalizzazioni. L’aumento stimato della mortalità, dovuto soprattutto ai giorni di stress termico, sarebbe più alto a Zagabria (+59,4%), seguito da Firenze (+13%) e Aix-en-Provence (+2,9%). L’impatto economico stimato arriverebbe fino a 560 milioni di euro a Firenze, 708 milioni a Zagabria e 158 milioni ad Aix-en-Provence.

Il quadro si inserisce in una questione più ampia di salute ambientale. Secondo i dati richiamati da ENEA, in Europa l’esposizione a PM2,5, biossido di azoto e ozono è associata rispettivamente a 182 mila, 34 mila e 63 mila decessi. In Italia, la stima complessiva indicata è di circa 43 mila morti. Per questo le foreste periurbane possono diventare una componente delle strategie di adattamento climatico, accanto a riduzione delle emissioni, mobilità sostenibile, contenimento del consumo di suolo e tutela degli ecosistemi.

Il messaggio finale, per amministratori e tecnici, è pratico: servono alberi giusti, nei luoghi giusti, con una pianificazione di lungo periodo. Il verde urbano non può essere trattato come arredo o compensazione simbolica. Deve funzionare come infrastruttura ecologica e sanitaria, costruita su dati locali, specie adatte e obiettivi misurabili. Solo allora, tra una cintura verde e un quartiere più esposto al caldo, la differenza può diventare concreta.

Change privacy settings
×