Sostenibilità

Energia, Urso sfida Bruxelles: avanti sull’Ets in attesa della revisione Ue

Relatore a un podio davanti a una platea in sala conferenze, con schermo su industria, turbine eoliche e transizione verde
Un intervento in una sala conferenze richiama il confronto tra industria e transizione ecologica sul sistema ETS e i costi della CO2.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha rilanciato oggi, lunedì 20 luglio 2026, a Roma durante l’assemblea Federchimica-Assogasliquidi, la linea italiana sulla transizione ecologica, chiedendo alla Commissione europea una revisione della direttiva ETS che tenga insieme obiettivi climatici, industria e sicurezza economica, alla vigilia della proposta attesa domani a Bruxelles.

Urso: “Clima e industria devono stare insieme”

Nel suo intervento davanti alla filiera chimica e dei gas liquefatti, Adolfo Urso ha scelto un tono netto, ma non di rottura. “L’Italia sta promuovendo un approccio fortemente pragmatico”, ha detto il ministro, spiegando che la posizione del governo parte da un principio semplice: gli obiettivi climatici non possono mettere a rischio la competitività industriale e la sicurezza economica del Paese.

Il passaggio arriva in un momento delicato per le imprese, con Bruxelles pronta a intervenire sulla revisione della direttiva ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione. Secondo quanto riferito da Urso, la proposta della Commissione europea “ci è stato assicurato sarà presentata domani”. Una scadenza attesa da settori produttivi che, da mesi, chiedono regole più sostenibili sul piano dei costi.

Il ministro ha parlato di una transizione da governare “senza strappi”, dentro un quadro europeo che negli ultimi anni ha aumentato la pressione regolatoria su industria, trasporti ed energia. In sala, tra rappresentanti di Federchimica e Assogasliquidi, il tema è stato accolto come uno dei nodi centrali per il futuro del comparto. Non solo ambiente, dunque. Anche investimenti, prezzi e tenuta delle filiere.

ETS2, lo slittamento al 2028 e le preoccupazioni delle imprese

Uno dei punti più sensibili resta l’ETS2, il nuovo meccanismo europeo che estende il prezzo della CO2 ai combustibili utilizzati nel trasporto stradale e nel riscaldamento degli edifici. Urso ha riconosciuto apertamente le perplessità del mondo produttivo: “Conosciamo bene le preoccupazioni delle imprese rispetto all’impatto dell’ETS2”, ha spiegato davanti alla platea.

Il ministro ha poi rivendicato un primo risultato politico, cioè lo slittamento dell’entrata in vigore al 2028, inserito nella revisione della legge europea sul clima. Una decisione che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe concedere più tempo a famiglie e aziende per adattarsi ai nuovi costi legati alle emissioni. Non un rinvio tecnico, ha lasciato intendere Urso, ma una correzione necessaria.

Il tema è concreto. Per molte imprese energivore, e per quelle legate alla logistica o al riscaldamento civile e industriale, il rischio indicato da associazioni e operatori è un aumento degli oneri lungo tutta la catena produttiva. “Serve realismo”, è il messaggio arrivato dal ministero. E in quel realismo rientra anche la richiesta di non trattare allo stesso modo Paesi con strutture industriali, mix energetici e margini di investimento molto diversi.

Biocarburanti, la battaglia italiana e il cambio di clima in Europa

Nel passaggio più politico del suo intervento, Urso è tornato sulla battaglia italiana per i biocarburanti, presentata come alternativa concreta per la decarbonizzazione del settore auto. “Quando abbiamo iniziato questa battaglia le nostre posizioni apparivano scomode”, ha ricordato il ministro. Anni fa, ha aggiunto, l’Italia sembrava isolata nel chiedere un approccio più aperto rispetto alla sola trazione elettrica.

Secondo Urso, però, il quadro europeo è cambiato. Il ministro ha citato il vicepresidente esecutivo della Commissione, Stéphane Séjourné, sostenendo che abbia riconosciuto “l’intuizione che l’Italia ha avuto sui biocarburanti” come strumento utile per ridurre le emissioni nel comparto automobilistico. Una frase che il governo legge come un segnale di apertura, dopo una fase segnata da forti divisioni sul futuro dei motori.

Il riferimento è alla stagione in cui, nelle parole di Urso, molti Paesi europei seguivano “l’ideologia dell’elettrico”. Una formula che riassume la critica italiana a una transizione percepita come troppo rigida, concentrata su una sola tecnologia e poco attenta alle ricadute industriali. L’Italia, invece, spinge da tempo sul principio della neutralità tecnologica: non scegliere a priori un’unica strada, ma valutare tutte le soluzioni capaci di abbattere le emissioni.

Transizione ecologica, il nodo tra Bruxelles e manifattura italiana

La posizione espressa all’assemblea Federchimica-Assogasliquidi si inserisce in un confronto più ampio tra Roma e Bruxelles sulla traiettoria della transizione ecologica europea. Il governo italiano chiede che le nuove regole ambientali non diventino un fattore di svantaggio per la manifattura, soprattutto in una fase in cui l’industria europea deve misurarsi con costi energetici, concorrenza internazionale e investimenti tecnologici elevati.

Urso ha insistito sul concetto di pragmatismo, parola che il ministero usa da mesi per descrivere la propria linea: ridurre le emissioni, sì, ma senza impoverire la base produttiva. Dentro questa cornice rientrano i biocarburanti, il rinvio dell’ETS2 e la richiesta di una revisione della direttiva ETS più attenta agli effetti sull’economia reale.

La proposta della Commissione europea, attesa domani, dirà quanto spazio ci sarà per le richieste italiane. Solo allora si capirà se l’apertura sui carburanti rinnovabili e la maggiore cautela sui tempi dell’ETS resteranno segnali politici o diventeranno parte di un equilibrio normativo più stabile. Per le imprese, intanto, il punto è già chiaro: la transizione si può fare, ma deve essere sostenibile anche nei conti.

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