Il consenso ai cookie torna al centro dell’attenzione degli utenti italiani oggi, 19 luglio 2026, sui siti web e nelle piattaforme digitali, perché la gestione dell’archiviazione tecnica, delle preferenze, delle statistiche e del marketing online incide ogni giorno sull’accesso ai servizi e sulla tutela dei dati personali.
Cookie tecnici, cosa sono e perché servono
Quando un utente apre un sito, il primo livello di funzionamento passa spesso dai cookie tecnici, piccoli strumenti informatici che permettono alla pagina di caricarsi correttamente, mantenere attiva una sessione o completare una richiesta. È il caso, ad esempio, dell’accesso a un’area riservata, dell’invio di un modulo o della trasmissione di una comunicazione su una rete elettronica.
Questa forma di archiviazione tecnica è considerata necessaria quando serve a fornire un servizio richiesto in modo esplicito dall’utente. Non si tratta, quindi, di una scelta legata alla pubblicità o alla profilazione, ma di un passaggio funzionale: senza quei dati, il sito potrebbe non ricordare l’operazione in corso. Una schermata che non si apre, un carrello che si svuota, una lingua che torna a quella predefinita. Piccole cose, ma decisive nell’uso quotidiano.
Secondo la disciplina europea sulla protezione dei dati, in particolare il Regolamento generale sulla protezione dei dati e le indicazioni delle autorità nazionali, questi strumenti possono essere utilizzati senza un consenso preventivo, purché restino limitati alla finalità tecnica. “Devono essere necessari e proporzionati”, è la formula ricorrente nelle linee guida dei garanti privacy. Il confine, però, va spiegato bene agli utenti.
Preferenze e statistiche, il nodo della trasparenza
Diverso è il discorso per i cookie che servono a memorizzare le preferenze dell’utente, come la lingua scelta, il layout visualizzato o alcune impostazioni non indispensabili al funzionamento del servizio. In questi casi l’accesso tecnico può avere una base legittima, ma la comunicazione deve essere chiara: l’utente deve sapere che cosa viene salvato e per quale motivo.
C’è poi il capitolo delle statistiche anonime, spesso utilizzate dai gestori dei siti per capire quante persone visitano una pagina, quali contenuti vengono letti più a lungo e da quali dispositivi arrivano gli accessi. Se i dati sono raccolti solo in forma aggregata e non permettono l’identificazione dell’utente, il rischio per la privacy si riduce. Ma non scompare sempre. Dipende da come i sistemi sono configurati, da quali informazioni vengono conservate e da eventuali collegamenti con altri database.
Nel linguaggio tecnico si parla di dati che, “da soli”, non consentono di riconoscere una persona. È un dettaglio importante. Senza un mandato, senza una collaborazione volontaria del provider Internet o senza ulteriori registrazioni provenienti da terzi, quelle informazioni non dovrebbero portare all’identità dell’utente. Eppure la cautela resta necessaria, perché il tracciamento digitale si costruisce spesso per somma di elementi.
Marketing e profilazione, dove serve il consenso
Il punto più delicato riguarda i cookie usati per creare profili degli utenti, inviare pubblicità mirata o seguire la navigazione su più siti. Qui il consenso non è una formalità da liquidare con un clic distratto. Deve essere libero, informato e revocabile, come indicano le norme europee e i provvedimenti delle autorità per la privacy.
Questi strumenti permettono di collegare comportamenti, interessi e abitudini di navigazione. Un utente legge articoli di viaggio, visita pagine di prodotti sportivi, consulta un sito di ricette: quelle tracce possono essere combinate per proporre annunci coerenti con il suo profilo. Dal punto di vista commerciale è un meccanismo noto. Dal punto di vista della protezione dei dati personali, richiede invece attenzione.
Per questo i banner sui cookie devono distinguere tra le diverse finalità: cookie necessari, preferenze, statistiche, marketing. Non basta un avviso generico, né una casella preselezionata. L’utente deve poter accettare, rifiutare o modificare le scelte con la stessa facilità. “Il consenso non può essere estorto con percorsi opachi”, hanno più volte chiarito le autorità europee. Una frase tecnica, certo, ma il senso è semplice: scegliere deve essere davvero possibile.
Cosa deve controllare l’utente prima di accettare
Prima di premere “accetta”, l’utente dovrebbe verificare quali categorie di cookie sono attive e quali soggetti ricevono i dati. Alcuni siti indicano solo il gestore della piattaforma, altri coinvolgono partner pubblicitari, società di analisi o fornitori esterni. È lì, spesso in fondo al pannello delle impostazioni, che si capisce la reale ampiezza del trattamento.
Un buon sistema di gestione del consenso mostra informazioni comprensibili, consente di cambiare idea e conserva traccia delle preferenze espresse. Non serve conoscere il codice informatico per orientarsi: basta leggere le finalità, distinguere ciò che è necessario da ciò che serve al marketing e usare il pulsante di rifiuto quando non si vuole essere tracciati. Pochi secondi, ma non sprecati.
La questione, alla fine, non riguarda solo la tecnologia. Riguarda il rapporto di fiducia tra siti web, aziende e persone. I cookie tecnici fanno funzionare i servizi, le statistiche aiutano a migliorarli, il marketing digitale sostiene molti contenuti gratuiti. Ma il controllo sui dati resta dell’utente. Ed è da lì che passa una navigazione più consapevole.








