Sostenibilità

Icam svela il bilancio di sostenibilità 2025: così il cacao crea valore lungo la filiera

Tavoli di essiccazione con fave di cacao e baccelli, con tecnici e agricoltori che controllano la qualità
Controllo e selezione delle fave di cacao su tavoli di essiccazione, simbolo di tracciabilità e sostenibilità lungo la filiera.

Icam, nell’anno degli 80 anni dalla fondazione, ha presentato nel 2026 il Bilancio di Sostenibilità 2025 a Orsenigo, in provincia di Como, per rendicontare risultati e impatti della propria strategia lungo la filiera internazionale del cacao, costruita su tre assi: equa distribuzione del valore, agricoltura sostenibile ed empowerment delle comunità. Il documento, giunto all’ottava edizione e redatto in linea con gli European Sustainability Reporting Standards, fotografa un modello industriale che prova a tenere insieme crescita, qualità del prodotto e relazioni dirette con i territori di origine. “La sostenibilità non è un insieme di iniziative separate, ma una componente della nostra strategia aziendale”, ha spiegato Sara Agostoni, Chief Sustainability Officer di Icam.

Bilancio di Sostenibilità 2025, la strategia di Icam sulla filiera del cacao

Il nuovo Bilancio di Sostenibilità Icam arriva in un passaggio simbolico per l’azienda lecchese, fondata nel 1946 e oggi presente nelle principali aree di approvvigionamento del cacao. La strategia indicata nel documento ruota attorno a tre direttrici: equa distribuzione del valore, agricoltura sostenibile ed empowerment delle comunità. Non slogan, nelle intenzioni del gruppo, ma criteri operativi per orientare acquisti, investimenti e progetti nei Paesi produttori.

Nel 2025 Icam ha acquistato oltre 30.500 tonnellate di cacao, l’85% proveniente da filiere corte o integrate verticalmente. È un dato che racconta la scelta di ridurre gli intermediari, mantenendo rapporti più stretti con cooperative e produttori. La rete costruita dall’azienda comprende oggi oltre 20 filiere di approvvigionamento tra Africa, Centro America e Sud America, frutto di collaborazioni avviate, in alcuni casi, da più di quarant’anni.

Uganda, Perù e Fairtrade: il valore condiviso passa dai produttori

Uno dei tasselli centrali resta Icam Chocolate Uganda, la controllata fondata nel 2010, che oggi coinvolge circa 8.000 coltivatori e 186 collaboratori locali. In Uganda l’azienda opera con tre centri di fermentazione ed essiccazione, luoghi concreti — cortili, magazzini, tavoli di selezione — dove il cacao viene lavorato e dove i tecnici affiancano le comunità agricole su qualità, rese e gestione delle coltivazioni. Nel 2025, ha ricordato Agostoni, Icam ha celebrato anche i 15 anni di presenza diretta in Uganda, “un percorso costruito con ascolto e collaborazione”.

In Perù, invece, il Productivity Improvement Programme, sviluppato con Fairtrade, accompagna le cooperative nel miglioramento della produttività e della resilienza delle piantagioni. Formazione, assistenza tecnica, buone pratiche agricole: strumenti ordinari, ma decisivi quando il reddito dei produttori dipende da raccolti vulnerabili al clima e alle malattie delle piante. Nel 2025 il cacao certificato Fairtrade acquistato da Icam ha generato oltre 3 milioni di dollari di Premio Fairtrade, destinati alle cooperative nei diversi Paesi di origine.

La tracciabilità resta un punto sensibile. L’azienda ha rafforzato le attività di Risk Assessment e Due Diligence lungo la catena di fornitura, anche attraverso missioni periodiche nei Paesi produttori e strumenti digitali per la gestione dei dati. In Uganda sono stati avviati test su una piattaforma dedicata a trasparenza e monitoraggio. Nel complesso, l’81,5% del cacao acquistato nel 2025 risulta certificato: il 64,9% biologico, il 42,4% Fairtrade e l’11,3% Rainforest Alliance.

Agricoltura sostenibile, foreste e comunità locali

Per Icam la sostenibilità ambientale parte dai campi, prima ancora che dagli stabilimenti. Il gruppo punta sull’agroforestazione, un modello che affianca alla coltivazione del cacao alberi da frutto e specie forestali, con l’obiettivo di proteggere biodiversità, fertilità del suolo e capacità delle piantagioni di reggere gli stress climatici. Secondo le analisi condotte sulle filiere, nel 98% degli appezzamenti monitorati la coltivazione del cacao avviene nel rispetto della foresta; nel restante 2% sono in corso verifiche e interventi dedicati.

In Uganda l’azienda lavora sull’introduzione dell’innesto, mentre in Perù sostiene lo sviluppo di giardini clonali per il miglioramento genetico delle piantagioni. Sono interventi tecnici, spesso poco visibili fuori dalle comunità agricole, ma con ricadute dirette su rese e qualità. Tra i progetti citati nel bilancio c’è anche Land for Youth and Women, sviluppato con un partner industriale italiano per sostenere giovani e donne in una cooperativa peruviana, attraverso recupero delle piantagioni, formazione e nuove opportunità economiche.

Il capitolo sociale riguarda anche la tutela dei diritti. Nel distretto ugandese di Bundibugyo, Icam collabora con Fondazione Avsi in attività di sensibilizzazione e monitoraggio per prevenire il rischio di lavoro minorile nelle comunità produttrici di cacao. In Italia, nello stesso anno, l’azienda ha erogato oltre 26.000 ore di formazione ai dipendenti e ottenuto la Certificazione UNI/PdR 125:2022 per la Parità di Genere. Le donazioni di prodotto a realtà come Banco Alimentare, Avsi e Noi Genitori Onlus hanno superato i 767 mila euro di valore complessivo.

Orsenigo, investimenti industriali e riduzione delle emissioni

La sostenibilità, nel bilancio, passa anche dallo stabilimento di Orsenigo, dove nel 2025 Icam ha avviato un piano di ampliamento su oltre 20.000 metri quadrati distribuiti su quattro livelli. Il progetto prevede nuovi spazi per produzione, logistica, ricerca e sviluppo, formazione e uffici. L’obiettivo dichiarato è sostenere la crescita del gruppo mantenendo gli standard qualitativi e aprendo nuove possibilità di sviluppo professionale per i lavoratori.

Accanto all’ampliamento, l’azienda continua a investire in tecnologie 4.0, digitalizzazione dei processi, tracciabilità e controllo qualità. C’è anche il tema della sicurezza, fisica e informatica, delle infrastrutture produttive: un fronte sempre più rilevante per le imprese alimentari. Sul piano ambientale, Icam segnala una riduzione del 34% dell’indice di intensità emissiva Scope 1 e 2 rispetto al 2020, mentre il 94% del packaging primario risulta oggi riciclabile o compostabile.

A fare da sintesi tra filiera, ambiente e comunità è il progetto Sustainable Farming for a Resilient Livelihood of Cocoa Farmers in Uganda, attivo tra il 2022 e il 2026 con partner industriali, Ong internazionali e istituzioni olandesi. Coinvolge 600 coltivatori, 310 ettari e 31 villaggi del distretto di Bundibugyo. Il programma ha favorito buone pratiche agroforestali nel 74% degli appezzamenti coinvolti, distribuito oltre 7.000 piantine e sostenuto 26 gruppi comunitari di risparmio e credito, con più di 800 beneficiari. Un lavoro di filiera, lungo e paziente. Come spesso accade, i risultati si misurano nei numeri. Ma anche nella continuità delle relazioni.

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