Greenstyle Ambiente Estrazione del cobalto: un problema tra etica e inquinamento

Estrazione del cobalto: un problema tra etica e inquinamento

L'estrazione del cobalto, minerale essenziale per la produzione delle batterie dei veicoli elettrici, è al centro di dilemmi etici e ambientali. Estratto principalmente come sottoprodotto di miniere di nichel e rame, richiede un processo che sottintende lo sfruttamento di lavoratori privi di diritti ed in condizioni disumane nella Repubblica democratica del Congo. La sua lavorazione comporta anche un significativo impatto ambientale.

Estrazione del cobalto: un problema tra etica e inquinamento

Fonte immagine: Pexels

L’estrazione del cobalto, metallo cruciale per la produzione di batterie per veicoli elettrici e dispositivi elettronici, è da tempo oggetto di questioni etiche e ambientali. Alla sua produzione, particolarmente cospicua nella Repubblica Democratica del Congo (anche se non sono poche le miniere di cobalto cinesi) sono legate delle gravi problematiche che si stanno sempre più inasprendo. Le approfondiamo di seguito.

Cos’è il cobalto

Il cobalto è un metallo di transizione essenziale per la produzione di leghe metalliche, batterie ricaricabili e catalizzatori chimici. Tra le sue proprietà si annoverano l’elevata conduttività e la resistenza termica, virtù che lo rendono prezioso nel campo dell’industria. E’, difatti, un elemento ampiamente sfruttato in numerose applicazioni industriali e tecnologiche. Ma non è presente in natura allo stato puro: viene estratto come minerale. Si ottiene, più nello specifico, come sottoprodotto delle attività estrattive di rame o nichel.

Come si estrae il cobalto

Il cobalto puro non si trova sulla Terra, ma materiali contenenti cobalto sono ampiamente diffusi a livello globale. La stragrande maggioranza di cobalto viene prodotta, come appena detto, come sottoprodotto da miniere di rame e nichel: si tratta del 98% della totalità. La sua estrazione, quindi, è strettamente legata alle tecniche utilizzate per estrarre il cobalto dai suoi minerali e da altri composti. Esistono diversi modi per separare il cobalto dal rame e dal nichel. Uno di questi prevede il galleggiamento della schiuma, in cui i tensioattivi si legano a vari componenti minerali, portando ad un accumulo di sali di cobalto.

Dove si estrae il cobalto

Bene, ma dove si trovano le miniere di cobalto? Il più grande produttore mondiale del minerale è la Repubblica Democratica del Congo: qui se ne estrae quasi il 90%. La domanda sempre più crescente (si stima che entro il 2025 raggiungerà le 222.000 tonnellate, il triplo rispetto al 2010) e l’espansione su scala industriale delle miniere di cobalto e rame nella Repubblica Democratica del Congo, hanno causato non pochi problemi, ad iniziare dall’impiego di lavoratori privi di diritti, che approfondiamo qualche paragrafo più giù. Naturalmente esistono altre miniere di cobalto nel mondo: altri importanti produttori sono la Cina, lo Zambia, la Russia e l’Australia.

Cobalto, la questione etica

Trattandosi di un componente chiave dei materiali delle batterie che alimentano i veicoli elettrici, il cobalto ha acquistato sempre più rilevanza, negli anni, per il fatto di essere al centro della transizione alle energie rinnovabili. Causando, di fatto, un aumento della domanda. La sua estrazione è strettamente connessa al pericoloso sfruttamento dei lavoratori e ad altri gravi problemi ambientali e sociali. Nello specifico, ha portato al trasferimento forzato di intere comunità (la competizione senza scrupoli tra le aziende ha causato lo sgombero coatto di intere popolazioni dalle proprie terre e dalle proprie case) e a gravi violazioni dei diritti umani. Come viene estratto il cobalto in Congo? I minatori – uomini, donne e bambini – lavorano in condizioni estremamente pericolose. Scavano gallerie profonde che non di rado hanno provocato crolli con conseguenti morti. La scarsità del minerale rispetto alla domanda ha causato anche violenti conflitti nel Paese, al centro di una lunga crisi umanitaria.

Quanto inquina il cobalto?

Non bisogna trascurare il significativo impatto ambientale che la sua estrazione determina, responsabile della perdita di habitat e biodiversità ed erosione del suolo. Le miniere spesso generano scorie tossiche, contaminano l’acqua e contribuiscono alla deforestazione. In particolare, bisogna valutare il consumo di energia e le polveri prodotte durante i processi di estrazione e trasformazione. Senza escludere la contaminazione dell’acqua conseguente al deflusso in corpi idrici delle acque meteoriche delle miniere o degli impianti di lavorazione.

FONTI:

Seguici anche sui canali social

Ti potrebbe interessare

Ecco “Il prato più brutto del mondo”, un contest per salvare il pianeta
Conservazione ambientale

Non ci sono giardini da copertina in lizza, come immaginiamo, per concorrere al prato più brutto del mondo. Ma anche se la cosa può farci ridere ad una prima lettura, gli obiettivi di questo originale contest sono ecologici e sostenibili. A lanciare l’idea, che ora ha varcato i confini del vecchio continente, è stata una zona della Svezia dove l’irrigazione è soggetta a rigidi limiti.