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Pesticidi e alcaloidi pirrolizidinici nel tè nero: test svizzero rileva contaminanti in Twinings e Lipton

Pesticidi e alcaloidi pirrolizidinici nel tè nero: test svizzero boccia Twinings e Lipton

Quasi tutti i tè neri analizzati da un laboratorio svizzero contenevano residui di pesticidi o tossine vegetali, e i marchi più diffusi nei supermercati si sono rivelati tra i peggiori. Il test, condotto dalla rivista Gesundheitstipp, ha esaminato 14 prodotti venduti sul mercato svizzero, restituendo un quadro che merita attenzione da parte di chiunque faccia del tè nero una bevanda quotidiana.

Cosa ha trovato il test svizzero sui pesticidi nel tè nero

Su 14 campioni analizzati, 13 contenevano alcaloidi pirrolizidinici — tossine di origine vegetale che possono accumularsi nell’organismo e che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) classifica come potenzialmente genotossiche e cancerogene. Non si tratta di contaminanti industriali, ma di sostanze prodotte naturalmente da alcune piante infestanti che crescono nelle piantagioni di tè e finiscono nelle foglie raccolte durante la lavorazione.

Accanto agli alcaloidi, diversi campioni presentavano anche residui di pesticidi, confermando che la contaminazione chimica nel comparto del tè non riguarda soltanto sostanze di sintesi, ma ha una doppia natura: da un lato i fitofarmaci usati in coltivazione, dall’altro le tossine portate involontariamente dalle erbe spontanee. Il risultato complessivo è stato severo: 10 prodotti su 14 hanno ricevuto una valutazione insufficiente o scarsa.

Twinings e Lipton in fondo alla classifica

Tra i marchi più penalizzati figurano Twinings e Lipton, due nomi che dominano gli scaffali di supermercati e bar in tutta Europa. Entrambi sono stati collocati nelle posizioni più basse della classifica a causa dell’elevato contenuto di alcaloidi pirrolizidinici. È un dato significativo proprio perché si tratta di brand con una distribuzione capillare e una percezione di affidabilità consolidata nel tempo: il consumatore medio difficilmente associa una bustina di tè Twinings a una problematica di contaminazione.

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Il problema non è nuovo nel settore. Da anni le associazioni dei consumatori e le autorità regolatorie europee segnalano che le foglie di tè — in particolare quelle non biologiche — sono tra i prodotti alimentari con i livelli più elevati di residui multipli. La raccolta meccanica e la difficoltà di separare le foglie di tè dalle erbe infestanti rendono la contaminazione da alcaloidi pirrolizidinici strutturalmente difficile da eliminare senza interventi agronomici mirati.

Perché gli alcaloidi pirrolizidinici sono un problema reale

Gli alcaloidi pirrolizidinici (PA) sono prodotti da oltre 6.000 specie vegetali in tutto il mondo. Alcune di queste crescono spontaneamente nelle piantagioni di tè in Asia, Africa e Sud America. Quando vengono raccolte insieme alle foglie di Camellia sinensis, i loro composti finiscono direttamente nella miscela che arriva in tazza.

L’esposizione cronica a questi composti è associata a danni epatici. L’EFSA ha stabilito che non esiste una soglia di sicurezza per i PA genotossici, il che significa che qualsiasi livello di esposizione comporta teoricamente un rischio, anche se proporzionale alla quantità ingerita. Per un consumatore abituale di tè nero — che può arrivare a tre o quattro tazze al giorno — l’accumulo nel tempo diventa un elemento da non trascurare.

I pesticidi trovati in diversi campioni aggiungono un ulteriore livello di preoccupazione. Le piantagioni di tè convenzionale, soprattutto in alcune regioni dell’Asia, fanno largo uso di fitofarmaci per proteggere le colture da insetti, funghi e parassiti. Parte di questi residui sopravvive ai processi di essiccazione e confezionamento e si trasferisce nell’infuso.

L’unica eccezione: il tè biologico

Nel quadro generale, un solo prodotto si è distinto positivamente: un tè nero biologico ha ottenuto la valutazione molto buona, l’unica dell’intero test. Non è un risultato sorprendente, ma è una conferma importante. La certificazione biologica implica l’assenza di pesticidi di sintesi e, in genere, pratiche agronomiche che riducono la presenza di erbe infestanti tossiche attraverso la gestione del suolo piuttosto che il trattamento chimico.

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Questo non significa che tutti i tè biologici siano automaticamente privi di alcaloidi pirrolizidinici — la contaminazione da piante infestanti può avvenire anche in coltivazioni biologiche — ma il risultato del test suggerisce che la scelta del biologico riduce significativamente il rischio complessivo di esposizione a entrambe le categorie di contaminanti.

Cosa può fare concretamente il consumatore

Il test di Gesundheitstipp riguarda il mercato svizzero, ma i marchi coinvolti — Twinings e Lipton in particolare — sono distribuiti in tutta Europa, Italia compresa, spesso con le stesse miscele e gli stessi fornitori. Non è detto che i lotti in vendita nel nostro paese abbiano la stessa composizione di quelli testati, ma le filiere produttive sono in larga parte condivise.

Alcune indicazioni pratiche che emergono dal quadro complessivo:

  • Preferire tè nero biologico certificato, possibilmente con tracciabilità dell’origine delle foglie.
  • Fare attenzione alle miscele anonime o ai prodotti di fascia molto bassa, dove il controllo sulla materia prima tende a essere meno rigoroso.
  • Variare le fonti di tè, evitando di consumare sempre lo stesso prodotto ogni giorno per lunghi periodi.
  • Considerare che il tempo di infusione non riduce significativamente la concentrazione di alcaloidi o residui di pesticidi nella tazza.

Per chi vuole approfondire il tema della contaminazione da alcaloidi pirrolizidinici negli alimenti, l’EFSA pubblica aggiornamenti scientifici regolari sulla valutazione del rischio e sui limiti massimi raccomandati.

Il test svizzero non è un caso isolato, e i risultati sui pesticidi nel tè nero si inseriscono in una serie di indagini europee che negli ultimi anni hanno ripetutamente segnalato criticità in questo segmento. La differenza rispetto al passato è che oggi i dati sono più dettagliati e i marchi coinvolti sono sempre più difficili da ignorare. Scegliere con più attenzione cosa mettere in tazza è possibile — e i dati disponibili offrono già elementi sufficienti per farlo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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