Inquinamento

3M verserà oltre 7 miliardi di dollari per risarcire gli esposti ai PFAS nelle schiume antincendio

3M pagherà oltre 7 miliardi di dollari per risarcire esposti ai PFAS nelle schiume antincendio
3M pagherà 7,35 miliardi di dollari per risarcire oltre 120mila persone esposte ai PFAS nelle schiume antincendio. L'accordo risarcimento PFAS 3M è uno dei più grandi mai

La notizia arriva il 4 novembre 2026: la multinazionale statunitense 3M ha raggiunto un accordo per pagare 7,35 miliardi di dollari a risarcimento dei danni alla salute causati dall’esposizione ai PFAS — le sostanze perfluoroalchiliche — contenuti nelle schiume antincendio. L’accordo risarcimento PFAS 3M riguarda circa 120.000 persone e rappresenta uno dei più grandi accordi stragiudiziali mai raggiunti per danni da inquinanti chimici persistenti.

Cosa prevede l’accordo e chi riguarda

Il settlement, annunciato il 4 novembre 2026, stabilisce che 3M verserà 7,35 miliardi di dollari a titolo di risarcimento per lesioni personali collegate all’uso di schiume antincendio contenenti PFAS. Le schiume in questione — note in inglese come aqueous film-forming foam o AFFF — sono state impiegate per decenni in aeroporti, basi militari e impianti industriali, esponendo vigili del fuoco, militari e lavoratori a concentrazioni elevate di queste sostanze.

Le circa 120.000 persone coinvolte nell’accordo sono individui che hanno presentato richieste di risarcimento per danni alla salute riconducibili a tale esposizione. Si tratta di un numero che rende immediatamente chiara la portata del problema: non un caso isolato, ma un fenomeno di contaminazione sistematica che ha attraversato decenni di utilizzo industriale e militare di questi prodotti chimici.

Un elemento che non sfugge agli osservatori legali: 3M non ammette alcuna responsabilità nell’accordo. La formula è standard nei grandi settlement statunitensi, ma non per questo meno significativa. Significa che l’azienda ha scelto di pagare miliardi di dollari senza riconoscere formalmente di aver causato danni. Dal punto di vista delle vittime, tuttavia, il risarcimento rimane concreto, indipendentemente dall’ammissione.

I PFAS: perché si chiamano “inquinanti eterni”

Per comprendere la portata di questa vicenda, è utile ricordare cosa sono i PFAS. L’acronimo indica un gruppo di oltre 10.000 sostanze chimiche — per- and polyfluoroalkyl substances — caratterizzate da legami carbonio-fluoro tra i più stabili in chimica organica. Questa stabilità è il motivo per cui si degradano molto lentamente nell’ambiente e nel corpo umano, guadagnandosi l’etichetta di forever chemicals, ovvero inquinanti eterni.

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I PFAS sono presenti in un numero sorprendente di prodotti della vita quotidiana: imballaggi alimentari, cosmetici, tessuti impermeabili, elettronica. Si accumulano nell’aria, nel suolo, nell’acqua, nel cibo e — in modo particolarmente preoccupante — nel corpo umano. L’esposizione prolungata è stata associata a patologie gravi, incluso il cancro, oltre a disturbi del sistema immunitario, ormonale e riproduttivo.

Nel caso specifico delle schiume antincendio, la concentrazione di PFAS era particolarmente elevata, e l’esposizione dei lavoratori — spesso ripetuta nel tempo — ha creato le condizioni per danni alla salute documentati in migliaia di casi.

Un precedente già significativo: il 2023 e i 10,3 miliardi di dollari

L’accordo annunciato ieri non è il primo di questa portata per 3M. Nel 2023, la stessa multinazionale aveva già raggiunto un accordo separato del valore di 10,3 miliardi di dollari, anch’esso relativo alla contaminazione da PFAS, ma in quel caso incentrato sulla contaminazione delle acque potabili di numerosi sistemi idrici pubblici negli Stati Uniti.

Mettendo insieme i due accordi, 3M ha impegnato complessivamente oltre 17 miliardi di dollari in risarcimenti legati ai PFAS nell’arco di tre anni. Una cifra che testimonia la scala del problema e la pressione legale crescente che le aziende produttrici di queste sostanze stanno affrontando a livello globale.

Il nuovo accordo risarcimento PFAS 3M del 2026 si concentra specificatamente sulle schiume antincendio e sui danni personali alle persone esposte, distinguendosi quindi per oggetto e tipologia di danno rispetto al precedente.

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Le implicazioni più ampie: cosa cambia per chi ha subito danni da PFAS

Dal punto di vista legale, un accordo di questa dimensione ha un effetto normativo de facto: segnala al mercato e ai tribunali che i danni da PFAS sono risarcibili e che le aziende produttrici non sono al riparo da responsabilità civili di enorme portata. Non è un segnale trascurabile in un momento in cui diversi paesi — inclusa l’Australia, che ha avviato azioni legali contro 3M per 1,4 miliardi di dollari — stanno intensificando le pressioni giudiziarie su produttori e distributori di queste sostanze.

Per le 120.000 persone coinvolte nell’accordo attuale, la strada verso il risarcimento individuale richiederà comunque tempo: i fondi devono essere distribuiti, le richieste verificate, gli importi calcolati in base alla gravità dei danni. Ma il quadro giuridico è ora definito.

Sul fronte regolatorio, la pressione per limitare o vietare i PFAS si fa sempre più intensa. L’Unione Europea ha già avviato processi di restrizione su larga scala, e negli Stati Uniti l’Environmental Protection Agency ha fissato limiti molto stringenti per la presenza di queste sostanze nell’acqua potabile. L’accordo 3M si inserisce in questo contesto di crescente responsabilizzazione, sia giudiziaria che regolatoria, nei confronti degli inquinanti eterni.

Per chi vuole approfondire la normativa europea sui PFAS, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) offre documentazione aggiornata su restrizioni e processi di valutazione in corso.

La vicenda 3M rimane emblematica di un problema strutturale: per decenni, sostanze chimiche persistenti sono state prodotte e commercializzate su scala industriale senza una piena comprensione — o senza una piena comunicazione — dei rischi per la salute umana. I 7,35 miliardi di dollari dell’accordo annunciato il 4 novembre 2026 non cancellano questo passato, ma fissano un precedente difficile da ignorare per chiunque produca o utilizzi sostanze con profili di rischio analoghi.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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