Un Comune di poco più di 25.000 abitanti in provincia di Vicenza ha fatto qualcosa che nessun altro ente locale italiano aveva ancora fatto: trasformare il divieto di pubblicità dei combustibili fossili da dichiarazione d’intenti a norma vincolante. Valdagno ha aggiornato il proprio Piano per la pubblicità e le pubbliche affissioni, rendendo illegale — non solo inopportuna — la promozione di benzina, diesel e di tutti i prodotti alimentati esclusivamente da fonti fossili all’interno del territorio comunale. La differenza tra una mozione e un regolamento, in questo caso, non è un dettaglio tecnico: è la distanza tra un auspicio e una sanzione.
Cosa prevede il regolamento di Valdagno
Il Consiglio comunale di Valdagno ha approvato l’aggiornamento del Piano per la pubblicità e le pubbliche affissioni che introduce il divieto di installare, esporre e diffondere messaggi pubblicitari a favore di combustibili fossili o di prodotti alimentati esclusivamente da essi. Non si tratta quindi di una generica restrizione estetica, ma di una norma che colpisce una categoria specifica di comunicazione commerciale.
Il perimetro più stringente riguarda le zone sensibili: il divieto si applica entro 150 metri da ospedali, piazze, scuole, parchi, case di riposo e aree del trasporto pubblico. Una scelta che ha una logica precisa: sono i luoghi dove si concentrano le fasce di popolazione più vulnerabili agli effetti dell’inquinamento atmosferico — bambini, anziani, persone con patologie respiratorie — e dove l’esposizione a messaggi che normalizzano l’uso di fonti fossili risulta più contraddittoria rispetto agli obiettivi di salute pubblica.
La distinzione rispetto ad altre città italiane è sostanziale. Firenze ha approvato una mozione per lo stop alle pubblicità legate alle fonti fossili a febbraio 2026, e Genova ha adottato una mozione proposta da Alleanza Verdi e Sinistra che introduce restrizioni analoghe. Ma una mozione è un atto di indirizzo politico: impegna la giunta, non i privati. Un regolamento, invece, è cogente. Valdagno è il primo Comune italiano ad aver reso operativo questo tipo di divieto attraverso uno strumento normativo con effetti giuridici diretti.
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Il precedente europeo: Amsterdam e il divieto dal 2025
Valdagno non ha inventato il concetto, ma ha importato in Italia un modello già sperimentato altrove. Amsterdam è stata la prima città al mondo a vietare per legge locale le pubblicità di combustibili fossili, con una norma entrata in vigore il 1º gennaio 2025. La decisione olandese aveva fatto scalpore a livello internazionale, aprendo un dibattito su quanto le amministrazioni locali possano — e debbano — agire in autonomia rispetto alle politiche energetiche nazionali.
Il ragionamento alla base di queste iniziative segue una logica già applicata al tabacco: se un prodotto è riconosciuto come dannoso per la salute pubblica e per il clima, promuoverlo attivamente nello spazio pubblico è difficile da giustificare. I combustibili fossili sono la principale causa delle emissioni di gas serra responsabili del cambiamento climatico, e la loro pubblicità contribuisce a mantenere alta la domanda in un momento in cui la transizione energetica richiederebbe l’esatto contrario.
Il movimento europeo verso il divieto di pubblicità dei combustibili fossili non si limita ad Amsterdam. Diverse città del continente stanno valutando misure simili, e l’iniziativa di Valdagno si inserisce in questo contesto più ampio, portando per la prima volta il dibattito a livello di regolamento comunale in Italia.
Perché la forma giuridica conta
Quando si parla di politiche ambientali locali, la differenza tra un atto simbolico e uno strumento esecutivo è spesso sottovalutata. Le mozioni approvate da Firenze e Genova hanno un valore politico reale: segnalano una volontà istituzionale, creano pressione sull’esecutivo locale, possono influenzare le scelte future. Ma non producono obblighi immediati per i soggetti privati che gestiscono spazi pubblicitari.
Il Piano per la pubblicità e le pubbliche affissioni aggiornato da Valdagno, invece, è uno strumento urbanistico e regolamentare che disciplina concretamente chi può affiggere cosa e dove. Inserire in quel piano il divieto di pubblicità dei combustibili fossili significa che chiunque voglia installare un cartellone o diffondere un messaggio promozionale in favore di prodotti fossili nel territorio comunale si troverà di fronte a un diniego amministrativo — non a un invito a riflettere.
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Questo approccio ha anche un vantaggio pratico: è più difficile da aggirare. Le mozioni richiedono successivi atti di attuazione che possono essere rinviati, modificati o semplicemente ignorati nel cambio di maggioranza. Un regolamento rimane in vigore finché non viene esplicitamente abrogato.
Il divieto di pubblicità dei combustibili fossili come strumento di politica climatica locale
L’iniziativa di Valdagno solleva una questione più ampia: fino a che punto i Comuni italiani possono usare i propri strumenti regolamentari per perseguire obiettivi climatici? La risposta, almeno in questo caso, sembra essere: abbastanza. Il Piano per la pubblicità rientra nelle competenze dirette dell’amministrazione locale, e nulla vieta di aggiornarne i contenuti in chiave ambientale.
Il precedente potrebbe avere effetti a catena. Altre amministrazioni che avevano già approvato mozioni — come appunto Firenze e Genova — potrebbero ora valutare di compiere lo stesso passo, trasformando gli indirizzi politici in norme operative. E Comuni che non avevano ancora affrontato il tema potrebbero guardare a Valdagno come a un modello replicabile, senza dover attendere un intervento legislativo nazionale.
Per approfondire il quadro europeo su questo tipo di misure, l’atto deliberativo del Comune di Genova offre un riferimento utile sul contesto normativo e sulle motivazioni che spingono le amministrazioni locali in questa direzione.
Resta da vedere se l’esempio di Valdagno accelererà il dibattito anche a livello nazionale, dove una norma quadro sul divieto di pubblicità dei combustibili fossili permetterebbe di uniformare le regole su tutto il territorio, anziché lasciare che ogni Comune costruisca autonomamente la propria risposta a un problema che, per definizione, non conosce confini amministrativi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








