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Abbigliamento vegan: le regole per vestirsi cruelty-free

Abbigliamento vegan: le regole per vestirsi cruelty-free

Fonte immagine: Pexels

L’abbigliamento vegan sta conquistando sempre più i consumatori, attirando le attenzioni anche di coloro che non seguono lo stile alimentare vegano. D’altronde la necessità di ridurre il proprio impatto ambientale è comune a tutti, così come la volontà di avvalersi di prodotti e altri oggetti che non comportino la sofferenza degli animali. Ma quali sono le regole di base per scegliere abiti vegani, come vestirsi in modo cruelty-free?

Quella dei vestiti vegan è uno stile di vita profondo e attento, che non riguarda solamente la rinuncia delle più comuni fibre tessili di origine animale. Lo sfruttamento degli animali può infatti avvenire su più livelli, come quello delle tinte o dei coloranti. Di seguito, qualche consiglio.

Abbigliamento vegan: quali materiali escludere

Pelle

Così come già ribadito, la filosofia dell’abbigliamento vegan si basa sulla rinuncia di qualsiasi fibra tessile o altro elemento di derivazione animale. Si prediligono invece tessuti di origine vegetale – come il lino o il cotone – oppure sintetici. Ma quali materiali escludere dal proprio armadio?

Le pellicce rappresentano il caso più evidente di sfruttamento degli animali, poiché comporta l’abbattimento dei capi scelti per la produzione dell’indumento. Ad esempio, visoni ed ermellini vengono spesso allevati in impianti sovraffollati, in gabbie strettissime che ne limitano il movimento, per poi trovare la morte in giovane età.

Seguono le fibre ricavate dalla tosatura delle più svariate specie, come ad esempio la lana. Questo perché è difficile stabile al momento dell’acquisto se la lana sia stata ricavata nel massimo rispetto di altri esseri viventi. A differenza delle usanze tradizionali, dove un premuroso allevatore può condurre la rasatura senza stress e dolore per le pecore, la maggior parte della produzione è intensiva e gli ovini rasati con modi anche bruschi. Non risulta idonea nemmeno la seta, poiché si ricava dagli omonimi bachi, così come la pelle e il cuoio.

Ancora, per una scelta cruelty-free è necessario dire addio agli indumenti ottenuti dal piumaggio degli uccelli, come i giubbotti in vera piuma d’oca. L’imbottitura dei piumini avviene strappando il piumaggio al volatile quando ancora vivo e cosciente, un’operazione tutt’altro che priva di stress e dolore.

Non è però sufficiente scegliere solo fibre naturali, è necessario accertarsi che anche il processo produttivo sia cruelty-free. Per ottenere gradazioni rosse o bordeaux, ad esempio, alcuni fornitori si avvalgono di una tintura ricavata dall’uccisione di miliardi di cocciniglie.

Maglie e filati: le alternative veg

Gomitolo cotone

Nell’immaginario comune, maglioni e coperte di lana rappresentano il caldo abbraccio per i mesi invernali. Ma, per quanto indumenti morbidi ed efficaci nel garantire un buon tepore corporeo, implicano lo sfruttamento degli animali. Per quanto sul mercato esistano dei produttori che garantiscono il pieno rispetto delle pecore, ad esempio con un allevamento all’aperto e una tosatura parziale per non lasciare gli ovini privi di manto, la scelta più sicura è abbandonare queste fibre.

L’alternativa più immediata alla lana è il cotone che, se opportunamente lavorato, assicura altrettanta morbidezza e calore. Per chi invece è alla ricerca di solidità e resistenza, oggi la fibra di canapa rappresenta una delle più originali proposte disponibili sul mercato.

Allo stesso modo, i filati in seta appaiono leggeri e lucenti, bellissimi da ammirare e da toccare. Eppure comportano il ricorso a migliaia di bachi, non sempre allevati rispettando le loro necessità. Un’alternativa fresca e leggera è rappresentata dal lino, fibra d’eccellenza per il periodo estivo, così come alcune proposte sintetiche.

Pelle e pellicce: le scelte ecologiche

Pelliccia

Da sempre gli abiti in pelle attirano le attenzioni di moltissimi consumatori, poiché divenuti iconici nell’immaginario comune, celebrati anche dall’universo del cinema e della televisione. Il loro distintivo design sembra superare tutte le mode del periodo, attraversando le generazioni, eppure è simbolo anche dello sfruttamento di molte specie: i bovini su tutti.

Fortunatamente, la scienza e la tecnologia hanno permesso ormai da decenni di ricavare dei tessuti sintetici in tutto e per tutto simili alla pelle, tanto da risultare spesso indistinguibili. La soluzione perfetta per chi volesse acquistare una giacche vegan oppure comodi giubbotti invernali, senza però rinunciare a uno stile che ha superato la prova del tempo. E per chi fosse preoccupato per l’impiego di materiali derivati dalla plastica, di recente sono nate pelli completamente ecologiche e biodegradabili, ricavate ad esempio dai funghi.

Similmente, per chi ama la morbidezza della pelliccia senza però influire sulle sorti degli animali, sono in commercio le più svariate versioni ecologiche. Realizzate con un mix sapiente di fibre naturali e sintetiche, assicurano lo stesso effetto visivo, morbidezza più che invidiabile e anche creatività. Le si trovano infatti delle più svariate e insolite colorazioni.

Scarpe e accessori cruelty-free

Scarpe

Per un abbigliamento vegan al 100%, non bisogna infine dimenticare scarpe e accessori. Cuoio e pelle delle calzature dovranno essere sostituite con materiali sintetici o fibre naturali, dal cotone all’ecopelle. Ancora, anche scegliendo alternative sintetiche, bisognerà accertarsi che il produttore non sia avvalso di colle e grassi derivati proprio da animali.

Discorso analogo per borse e borsette, da acquistare in pelle ecologica, così come per cinture, lacci, tracolle, bretelle e molto altro ancora.

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