Il radicchio è uno degli ortaggi più amati dagli italiani, tanto che ne esistono diverse varietà specifiche e protette, soprattutto originarie del Nord Est. Quali sono i consigli per coltivarlo nel proprio orto, per un’autoproduzione sana ed ecologica?

Con il termine radicchio si indica una grande moltitudine di vegetali diversi, caratterizzati per una crescita a cespo e, seppur con differenze a seconda della specie, dal gusto amarognolo. Non a caso il nome è proprio il corrispondente comune di “erba amara”, sebbene il vegetale sia un parente stretto della cicoria. Sfruttato ampiamente per insalate e altre ricette, l’ortaggio si caratterizza per le colorazioni, sia nelle sfumature del rosso che del verde.

Classificazione

Oltre alle varietà comuni, vi sono dei radicchi di Indicazione Geografica Protetta (IGP), come già accennati quasi tutti originari del Triveneto. In linea generale, si può così suddividere la grande famiglia:

  • Radicchio rosso: così come suggerisce il nome, si caratterizza per una colorazione dai toni del rosso a quelli del violaceo, nonché per il suo sapore particolarmente intenso. In questo gruppo rientrano il radicchio rosso di Treviso, una delle tipologie più apprezzate, così come quello di Chioggia e di Verona;
  • Radicchio verde: comprende le varietà di radicchio, ma spesso anche di cicoria, dalla colorazione verde. Il sapore decisamente amaro è più frequente nelle varietà del radicchio verde selvatico, in quello di campo o in quello allungato;
  • Radicchio variegato: una sorta di punto d’incontro fra le due precedenti categorie, la sua peculiarità è una tinta verde dalle striature giallognole o rossastre, come nel caso di radicchio di Castelfranco Veneto.

La scelta fra le tipologie attiene ai gusti e agli usi personali, anche se ogni esemplare potrebbe aver bisogno di cure specifiche: vale la pena di richiedere il parere, di conseguenza, ai consorzi e ai negozi specializzati di propria fiducia.

Cosa sapere prima di coltivare

Come già anticipato, le informazioni di coltivazione qui fornite sono relative alla famiglia generica del radicchio, poiché varietà specifiche potrebbero necessitare di cure speciali. In caso ci si avvicinasse all’orto per la prima volta, è consigliato virare sulle tipologie di radicchio verde, poiché normalmente meno esigenti.

Dal punto di vista climatico, il radicchio non richiede particolari accorgimenti: può crescere in tutte le zone d’Italia, in particolare al Nord, data anche la sua buona resistenza ai climi mediamente freddi. L’esposizione è comunque quasi sempre in direzione del sole, anche se l’ortaggio non disdegna affatto la pioggia e l’umidità. La coltivazione normalmente avviene in primavera, per un raccolto che prosegue fino all’estate inoltrata. Durante gli altri periodi dell’anno, è meglio approfittare di un orto coperto o, meglio ancora, di una serra.

Il terreno ideale è poroso, fresco e ben drenato, meglio se abbondantemente fertile e concimato, anche con del compost. Importante sarà garantire un buon deflusso dell’acqua, anche se il terriccio non dovrà quasi mai essere secco o completamente arido. Sul fronte dell’irrigazione, la fase d’annaffiatura molto dipende dalla zona di residenza e dagli eventi atmosferici. In aree particolarmente piovose può bastare il normale ciclo meteorologico, nelle località più calde invece si dovrà provvedere a irrigazione quotidiana per evitare un’eccessiva secchezza del terriccio. Dalla fase di semina a quella della raccolta, infine, passano normalmente una quarantina di giorni.

Coltivazione in orto e riproduzione

Il radicchio è normalmente coltivato in orto, anche se le caratteristiche del vegetale lo rendono adattabile anche al vaso, purché sufficientemente grande. In quest’ultimo caso, si predisponga un contenitore ben drenante con un fondo di cocci e ghiaia, quindi un terriccio ricco di nutrienti e poroso.

Il metodo più utilizzato è quello della semina a spaglio, in terreno aperto. Più raro è invece il travaso delle piantine, poiché la delicatezza dei germogli potrebbe portare a un danneggiamento irrimediabile del vegetale. I semi non dovranno essere posizionati troppo in profondità, basterà un lieve strato di terreno umido a ricoprirli, in una posizione possibilmente rivolta al sole. Qualora si volessero mantenere le peculiarità genetiche e il profilo di una coltivazione specifica, dopo la raccolta del cespo l’apparato radicale può essere riutilizzato, così come anche parte della pianta stessa.

Un’attenzione particolare dovrà essere accordata alla disinfestazione dell’orto, poiché il radicchio potrebbe essere facilmente colpito dagli afidi e da altri parassiti delle verdure. Inoltre, sarà utile predisporre adeguate recinzioni per evitare l’ingresso indesiderato di roditori e di alcune specie di volatili, animali entrambi golosi dell’ortaggio.

24 gennaio 2015
I vostri commenti
Sergio, mercoledì 16 novembre 2016 alle18:59 ha scritto: rispondi »

Se hai trapiantato i radicchi tra fine agosto e primi di settembre, oggi dovresti già avere i radicchi maturi con la loro palla formata: elimina le foglie esterne e tutto il resto è buono per la tavola. Se il trapianto è successivo devi aspettare che tutto giunga a maturazionme: la natura non delude. Ciao.

umberto, giovedì 27 ottobre 2016 alle12:50 ha scritto: rispondi »

io nel mio giardino cortiva della insalata di radicchio ma non riesco afare la testa del radicchio e perciò vorrei sapere come devo fare per avere questa benedeta testa. grazie

umberto , giovedì 27 ottobre 2016 alle12:37 ha scritto: rispondi »

io coltivo nel mio giardino la insalata di cicoria, e vorrei sapere come devo fare per avere unna bella testa di radicchio .grazie

giuseppe cracchi, domenica 25 gennaio 2015 alle20:18 ha scritto: rispondi »

tutti i prodotti dell'orto sono di mio interesse. grazie

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