L’olio di palma è un ingrediente entrato a pieno titolo nella nostra alimentazione, sebbene spesso i consumatori non ne siano completamente consapevoli. Merendine, alimenti confezionati, cracker, dolciumi, precotti e fritture: questo ritrovato, molto più economico rispetto all’olio d’oliva e a quello di semi, è praticamente ovunque. Tuttavia, pare che la sua assunzione possa essere pericolosa per la salute. Quali sono i motivi alla base di questo allarme e quali le alternative?

L’olio di palma, pur essendo largamente utilizzato nell’industria alimentare, spesso non è immediatamente riconoscibile: sull’etichetta dei prodotti, infatti, è frequentemente sostituito dalla dicitura “oli e grassi vegetali”. Eppure il suo altissimo contenuto di grassi saturi lo rende una minaccia per l’organismo.

Le sostanze dannose

Olio di palma in bottiglia

Palm Oil And Soybean Oil via Shutterstock

Sono diversi gli elementi contenuti nell’olio di palma che non risultano propriamente idonei all’efficienza dell’organismo. In particolare, vi è un altissimo contenuto di grassi saturi – oltre il 50% della composizione – tra cui il poco noto acido palmitico, che ne costituisce il 47%. Nella pratica, un tasso così elevato di grassi può stimolare la produzione e l’accumulo del colesterolo cattivo – il colesterolo LDL – con tutti i rischi che ne conseguono per quanto riguarda il buon mantenimento dell’apparato cardiocircolatorio. Più il colesterolo si accumula in vene e arterie, infatti, maggiori sono le chance di sviluppare patologie gravi come l’infarto e l’ictus.

Anche la varietà dello stesso olio può portare a conseguenze diverse: quello di palma rossa, infatti, è meno dannoso rispetto a quello raffinato. I due si differenziano per la colorazione – il secondo è quasi trasparente – e purtroppo è proprio la versione raffinata a far capolino nell’industria alimentare dato il suo bassissimo costo. L’alternativa, invece, controbilancia i grassi presenti con elementi benefici, quali il beta-carotene, il co-enzima Q10, lo squalene e le vitamine A-E.

La Food And Drug Administration statunitense ha da tempo sottolineato i danni dell’abuso di grassi saturi, tanto che ha obbligato i produttori a mostrare chiaramente sulle etichette la quantità di olio di palma utilizzata per ogni singola porzione. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha consigliato di non superare mai l’assunzione del 7% di grassi saturi nel conteggio quotidiano delle calorie, mentre in Belgio le istituzioni hanno avvertito i consumatori sui rischi di un alimentazione così poco salutare.

Le conseguenze sulla salute

Come già accennato, l’assunzione di grassi saturi in grande quantità minaccia innanzitutto il sistema cardiocircolatorio: si tratta di sostanze, volendo semplificare, che facilitano la formazione del colesterolo e l’occlusione delle arterie. Inoltre, un’alimentazione ricca di grassi saturi favorisce l’obesità: non solo perché questi vengono accumulati sotto forma di adipe, ma anche perché la circolazione nel sangue altera i normali meccanismi della fame, innalzando il livello di sazietà. In altre parole, si sente più spesso il morso della fame e si mangia di più. Come pare ovvio, non è la semplice assunzione a far male in sé – questi grassi sono utili, ad esempio, alla crescita della muscolatura – quanto l’abuso. Perché, allora, proprio l’olio di palma è sotto accusa?

Se si assume olio di palma di tanto in tanto, è naturale che i rischi a cui si espone l’organismo siano davvero contenuti. Pur essendo ricco dei grassi pericolosi, le piccole dosi non sono di certo nocive. Il problema, tanto da far scattare l’allarme, è l’estrema diffusione del prodotto. Essendo poco costoso e soprattutto facilmente malleabile – l’olio di palma tende a solidificare a temperatura ambiente, così può essere facilmente maneggiato nell’industria alimentare, in particolare in quella dolciaria – sono pochi i cibi confezionati che ne sono esenti. Ed evitarlo nella propria dieta, come si vedrà nel prossimo paragrafo, è davvero impegnativo.

Alternative e difese

Olio extravergine d'oliva

Typical Extra Virgin Olive Oil Of The Sicilian Countryside via Shutterstock

Proprio per la sua diffusissima natura e per l’impossibilità di convincere la grande distribuzione a convertirsi a prodotti più raffinati e benefici – si pensi all’olio extravergine di oliva, ricco di grassi cosiddetti “amici” della salute – vivere senza olio di palma appare molto difficile. Se ne può, però, limitare l’impatto. Il primo passo da compiere allora è quello di controllare sempre l’etichetta dei prodotti e rifiutare l’acquisto di quelle marche che non specificano chiaramente l’impiego dell’ingrediente. Diciture come “oli vegetali”, “oli grassi” o “altri oli” dovrebbero far suonare un campanello d’allarme. Inoltre, in rete da anni esistono servizi – come Palm Oil Free o Say No To Palm Oil – che elencano tutte le marche mondiali note per non far ricorso a questo olio. Evitarne l’acquisto, infine, non ha effetti positivi sulla salute, ma anche sull’ambiente: la produzione di olio di palma minaccia gli ecosistemi tropicali, così come si vedrà in un prossimo aggiornamento.

24 novembre 2013
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I vostri commenti
valerio, venerdì 25 marzo 2016 alle22:45 ha scritto: rispondi »

E' uno scandalo che queste schifezze invadano le nostre abitudini a tal punto che non c'e scelta, ormai trovare alimenti che non contengano olio di palma sta diventando impossibile, scritte sempre piu' piccole sulla lista degli ingredienti non aiutano ad individuare gli alimenti che lo contengono. Bisogna fermare questo scandalo.

marialuisa, martedì 8 marzo 2016 alle16:29 ha scritto: rispondi »

scrivere i contenuti sulle etichette di tutti i prodotti in modo leggibile senza lente di ingradimento, specificando quantità di olio di palma

Massimo Mazzocchi, venerdì 29 maggio 2015 alle12:46 ha scritto: rispondi »

Concordo con Aurelio

Aurelio, sabato 13 settembre 2014 alle10:16 ha scritto: rispondi »

Vi siamo grati per queste notizie sui prodotti dannosi alla salute ! sarebbe opportuno inviare queste notizie al Ministrero della salute Italiano ed Europeo, per far sì che suddetti prodotti vengano Banditi e VIETATI dalle industrie che li utilizzano e si arricchiscono sulla nostra pelle e su quella dei nostri figli, i quali ne fanno uso tutti giorni a casa, a scuola e dovunque. Cordiali saluti

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