A Grosseto è presente il Centro Veterinario Militare dove, grazie al supporto dell’Esercito Italiano, i cani vengono educati e addestrati al riconoscimento di ordigni esplosivi, mine interrate e al recupero e relativa immobilizzazione di persone pericolose. Un ruolo fondamentale il loro, che spesso viene condiviso alla pari con il compagno e addestratore umano: una simbiosi importante impiegata in azioni pericolose dove il supporto è centrale. La sede è operativa da molti anni, infatti i cani sono già stati impiegati con successo all’interno di molti scenari di guerra, ad esempio Kosovo, Iraq, Afghanistan e Libano.

Ora, grazie alla sempre più crescente convinzione legata alle loro capacità in campo medico, vengono utilizzati per il riconoscimento del cancro alla prostata. Luca Virgilio, a capo del Centro Veterinario Militare, specifica che i cani spesso appartengono alle razze Pastore Tedesco e Pastore Belga Malinois, quindi valutati in base alla loro predisposizione. Indispensabile osservare il loro impiego in situazioni critiche come quelle di difesa e utilità, quindi osservare il carattere, l’attitudine alla collaborazione con l’uomo, il tipo di socializzazione, la motivazione e l’equilibrio emotivo. L’addestramento è lungo, quasi due anni, e porta il cane verso la completezza.

Grazie alla particolare predisposizione all’individuazione di sostanze esplosive il Centro di Grosseto ha deciso di impiegare queste raffinate qualità anche nella ricerca del cancro alla prostata, in pochi mesi uno dei quadrupedi ha evidenziato la presenza della patologia in un paziente e riconosciuto altre malattie.

A sollecitare il supporto da parte dell’Esercito è stato Gian Luigi Taverna, urologo, responsabile della divisione di Patologia prostatica della clinica Humanitas di Rozzano in provincia di Milano. Lo studio ha ottenuto consensi anche oltreoceano, con pubblicazioni sul Journal of Urology e la rivista scientifica Nature. Il cane riconosce la presenza del cancro alla prostata annusando le urine dei pazienti, con una percentuale di riuscita al 100%. Una volta individuato il campione in questione il cane, come da addestramento, si siede davanti alla provetta confermando la presenza di cellule tumorali. Queste le parole del professore Taverna:

Ho deciso di iniziare la collaborazione con l’Esercito perché i professionisti del Centro Militare Veterinario dell’Esercito hanno un’esperienza unica nel loro settore, di valenza internazionale. La delicatezza dell’argomento e l’impatto scientifico che avrebbero determinato i risultati, imponevano, dal mio punto di vista, il massimo dell’attendibilità e della serietà professionale nella scelta dei cani e degli addestratori, nel controllo sistematico delle procedure e nel rigore scientifico.

12 marzo 2015
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