Si sa che lo sport fa bene al nostro corpo e alla nostra mente, ma tutto lo sport ha gli stessi effetti? Sembrerebbe di no. Uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Miami ha analizzato quasi 1.000 pensionati che svolgevano attività sportiva soft o più intensa osservando, dopo 5 anni, che per chi si era dedicato ad attività a basso consumo calorico il declino cognitivo era di 10 anni superiore.

I risultati dello studio sono appena stati pubblicati sulla rivista Neurology reports. Secondo tali dati sono state precisamente 866 le persone di circa 71 anni interrogate. Gli scienziati le hanno divise in due gruppi, a seconda dell’intensità dell’attività fisica abitualmente svolta. Alcune persone si limitavano a passeggiate o sedute di yoga, altri invece si dedicavano ad attività che richiedono più impegno fisico come aerobica e corsa.

Sono stati studiati gli effetti del tipo di moto sul loro cervello. I controlli effettuati dopo 5 anni hanno dimostrato il notevole vantaggio per chi ha svolto attività più intense (nelle quali viene mantenuta una frequenza “di regime” per almeno 30 minuti). La memoria e la potenza del pensiero sono calate drasticamente in coloro che poco invece si sono dedicati allo sport.

Ai fini dell’analisi dei dati sono stati considerati anche fumo e sovrappeso, come fattori che determinano un precoce invecchiamento del cervello, ma le deduzioni ottenute si sono dimostrate valide al di là di altre cause.

Ricerche precedenti identificavano in una specifica sostanza chimica la responsabilità della crescita delle cellule cerebrali e della formazione di ricordi. La dottoressa Clare Walton, della Società per l’Alzheimer, ha detto:

Sappiamo che ciò che è buono per il cuore è buono anche per la testa e che le persone che sono fisicamente attive per tutta la vita hanno un ridotto rischio di sviluppare la demenza.

Questo studio sottolinea l’importanza di una regolare attività fisica per mantenere il cervello sano con l’avanzare dell’età.

L’autore dello studio, il Dr. Clinton Wright ha spiegato invece che in un mondo che sta invecchiando sempre di più agire fare del bene al nostro corpo, e al nostro cervello, è più utile e più sostenibile che tamponare assumendo dei farmaci:

Con un aumento previsto della popolazione di età superiore a 65 anni, l’onere di sanità pubblica a causa del deficit cognitivo e della demenza diventa sostanziale.

L’attività fisica è un’opzione attraente per ridurre il carico causato dal deterioramento cognitivo alla sanità pubblica, perché è a basso costo e non interferisce con i farmaci.

25 marzo 2016
Fonte:
Lascia un commento