Non ne sono di certo sorpresi i tanti proprietari di animali domestici, soprattutto coloro che accudiscono entrambe le specie nella stessa abitazione: quando si tratta di nutrirsi e bere, i cani tendono a creare un lago sul pavimento, mentre i gatti si avvicinano eleganti alla ciotola. Non si tratterebbe di una differenza unicamente dettata dall’indole, ma anche dalla fisica: è quanto deriva da uno studio del Massachusetts Institute of Technology, presentato all’American Physical Society di San Francisco.

Può sembrare un tema leggero, eppure certe scoperte sono fondamentali per scoprire non solo le strategie degli animali, ma anche l’adattamento evolutivo delle specie. A differenza degli umani, i quali possono avvicinare le labbra per creare un effetto di suzione, così non avviene per cani e gatti. Come possono bere, di conseguenza? E perché i felini vi riescono in modo efficace, mentre i cani vincono la palma d’oro dei quadrupedi più sbrodoloni?

Dal 2010, grazie a tecnologie di ripresa ad altissimi FPS, l’ateneo studia come questi animali sfruttino la lingua per bere. Si è così scoperto come i felini sfiorino leggermente la superficie dell’acqua, con movimenti ripetuti e rapidissimi, fino a 1 metro al secondo. Sfruttando l’effetto di gravità, racchiudono piccole quantità di liquido in un’ansa dell’organo e la portano alla bocca, prima che l’acqua stessa possa fuoriuscire ai lati.

Al contrario, il cane ricorre a una tecnica davvero d’urto per raccogliere l’acqua sulla lingua. Anziché sfiorare delicatamente la superficie, l’amico scodinzolante vi si infrange, generando così un piccolo moto ondoso, fatto di schizzi e fuoriuscite di liquido dalla ciotola. Si tratta di un impatto davvero potente, poiché la lingua del cane può superare di ben 8 volte la forza di gravità.

La grande differenza tra cani e gatti, però, è nell’area che effettivamente entra a contatto con i liquidi: mentre il felino ottimizza l’operazione immergendo parti davvero ristrette di lingua a ogni ripetizione, il cane tenta di sfruttare l’effetto abbondanza non solo affogando letteralmente l’organo nell’acqua, ma anche immergendo parte del muso se necessario. La tecnica vincente? Naturalmente quella del furbo micio.

25 novembre 2014
Fonte:
Lascia un commento