Greenstyle Sostenibilità Consumi Spreco alimentare: 930 mln di tonnellate all’anno nell’immondizia

Spreco alimentare: 930 mln di tonnellate all’anno nell’immondizia

Spreco alimentare: 930 mln di tonnellate all’anno nell’immondizia

Fonte immagine: Pixabay

Lo spreco alimentare attanaglia il Pianeta, penalizza le popolazioni più povere e contribuisce ai cambiamenti climatici. È quanto riferisce l’Environment Programme dell’ONU, nell’annunciare il Waste Index Report 2021, redatto in collaborazione con WRAP. 930 milioni di tonnellate di cibo finiscono ogni anno nell’immondizia, alimenti che potrebbero sfamare gran parte della popolazione mondiale che tutt’oggi non ha accesso a fonti nutritive sufficienti.

E purtroppo lo spreco avviene lungo tutta la catena alimentare, dai campi coltivati agli allevamenti, fino ad arrivare al bidone della spazzatura domestico. È pertanto urgente un cambio di rotta, sia per ottimizzare l’uso delle risorse che per garantire un accesso più equo agli alimenti in tutto il Pianeta.

Spreco alimentare, il cibo va nell’immondizia

I dati del Waste Index Report 2021 si basano sull’andamento alimentare nel 2019 e tratteggiando una situazione davvero preoccupante. Solo considerando il cibo sprecato a livello domestico, nei ristoranti e sulla grande distribuzione, finisce nella spazzatura il 17% di tutti gli alimenti ancora commestibili. E se si aggiungono anche gli scarti in agricoltura e allevamento, le perdite sulla catena di fornitura e molto altro ancora, il dato diventa addirittura più allarmante. Nel 2019, ben 930 milioni di tonnellate di cibo sano è stato gettato nell’immondizia. Inger Andersen, Executive Director dell’UNEP, ha commentato con preoccupazione una situazione che necessita un intervento immediato:

Se vogliamo affrontare seriamente i cambiamenti climatici, le perdite nella natura e nella biodiversità, l’inquinamento e lo spreco, è necessario che le aziende, i governi e i cittadini del mondo facciano la loro parte nel ridurre lo spreco alimentare. Tagliare lo spreco alimentare ridurrebbe le emissioni di gas serra, rallenterebbe la distruzione degli habitat naturali, migliorerebbe la disponibilità di cibo per coloro che ancora soffrono la fame e permetterebbe di risparmiare denaro in un periodo di recessione globale.

Sono 690 milioni le persone che, tutt’oggi, soffrono la fame. E ben tre miliardi di individui, pur non trovandosi nella condizione di dover rinunciare al cibo, non hanno accesso a diete sufficientemente varie e salutari. Per questa ragione, l’ONU chiede che i piani nazionali per la riduzione dello spreco alimentare vengano ufficialmente inclusi negli Accordi di Parigi sui cambiamenti climatici.

Allo stesso modo, produttori e catene di distribuzione si devono impegnare nel ridurre la perdita di cibo lungo tutta la filiera, mentre i cittadini devono essere sensibilizzati all’acquisto consapevole di alimenti, affinché nella busta della spesa finisca solo il necessario e non surplus destinati irrimediabilmente all’immondizia. Non ultimo, serve una maggiore informazione anche a livello di marketing, perché oggi molto cibo viene sprecato solo perché non rispetta precisi canoni estetici, pur essendo commestibile e salutare.

Fonte: UN News

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