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Quanto consumano gli elettrodomestici in stand by

Lo stand by degli elettrodomestici è comodo, eppure danneggia ambiente e portafoglio. Guarda i consumi di questa modalità e il peso sulla spesa energetica.

Quanto consumano gli elettrodomestici in stand by

Fonte immagine: Pixabay

Quanto consumano gli elettrodomestici in stand by? È questa la domanda che molti utenti si saranno posti, nel notare quelle lucine rosse di stato accese per tutta la giornata. Ed è un dubbio che diventa di certo più rilevante oggi, in un periodo di crisi energetica e caro-bollette come quello che sta investendo l’Europa.

Quanto pesano sulla bolletta gli elettrodomestici non in uso e, ancora, come fare per migliorare la situazione?Quella dello stand by è una questione di cui si discute da anni, eppure tutt’oggi presa sottogamba.

La comodità di avere dei dispositivi che si accendono in pochissimi istanti, proprio poiché lasciati in stato d’attesa, ha velocizzato moltissime operazioni quotidiane. Ma, per quanto comoda, non si tratta della migliore strategia a cui ci si può affidare: sia in termini economici, con il peso che lo stand by ha sulla bolletta, che sul fronte del rispetto dell’ambiente e di una vita più sostenibile.

Di seguito, tutte le informazioni utili.

Cosa si intende per stand by

Tv in standby

Con il termine stand by si identifica la cosiddetta “modalità d’attesa” degli elettrodomestici. Vi sono molti dispositivi in casa, come ad esempio i televisori, capaci di entrare in una sorta di ibernazione quando non attivamente in uso, per velocizzare la ripresa delle normali loro attività quando l’utente ne ha bisogno.

Il grande vantaggio dello stand by è rappresentato proprio dalla velocità. Molti elettrodomestici, in particolare quelli elettronici o basati su specifici sistemi operativi, richiedono diversi minuti per entrare in funzione dopo il loro collegamento alla rete elettrica.

La necessità di richiamare il software, caricare le preferenze dell’utente e predisporre il dispositivo all’uso, impone infatti un’attesa più o meno lunga da parte degli utenti. Con lo stand-by, invece, l’elettrodomestico non viene completamente spento ma ibernato: una volta interrogato, torna immediatamente in attività.

Questo perché il software e le altre funzionalità non devono essere ricaricate da zero, riducendo così le tempistiche di avvio.

Per quanto comoda, questa modalità ha però un enorme svantaggio: sebbene i dispositivi possano sembrare di primo acchito spenti, in realtà continuano a consumare energia. Certo, in misura minore rispetto alla piena attività, eppure sempre un consumo.

Per garantire il loro status d’ibernazione, mantenere in memoria software precaricati e preferenze dell’utente, serve infatti un flusso costante di energia elettrica.

Il rapporto tra stand by ed età dell’elettrodomestico

Vecchio televisore

Se un tempo lo stand by era previsto perlopiù per quegli elettrodomestici legati all’intrattenimento – come televisori, gli ormai scomparsi videoregistratori, i decoder e le console di gioco – oggi riguarda qualsiasi dispositivo della casa.

Dalla lavatrice alla lavastoviglie, tutti questi apparati presentano una modalità d’attesa. Uno stand by che non sempre risulta utile o necessario: basti pensare al classico forno a microonde che, anziché spegnarsi completamente, rimane acceso per mostrare sul suo piccolo display data e ora.

Il consumo in stand-by non è uguale per tutti gli elettrodomestici. Vi è infatti un rapporto diretto tra modalità d’attesa ed età dell’apparecchio: più è vecchio, più spreca energia. Per quanto oggi siamo abituati a parlare di risparmio energetico, sul fronte della produzione di elettrodomestici questo concetto è relativamente recente.

Fino a pochi anni fa, l’obiettivo primario dei produttori era quello di garantire unicamente un rapido riavvio dell’apparecchio, per ridurre in tempi d’attesa per l’utente. Ciò significa che non venivano implementate specifiche strategie per abbattere la richiesta di energia, né venivano scelte luci e altri indicatori di stato a basso impatto energetico.

Nella pratica, a parità di ore di inattività, un televisore acquistato una decina di anni fa consumerà in stand by molto di più di uno di ultimissima generazione.

Lo stand by subdolo

Del problema dello stand by dei dispositivi se ne discute almeno dagli anni ’90 del secolo scorso, quando incominciarono ad apparire i primi studi sul consumo di energia e l’impatto in bolletta di questa modalità. Tanto che nacque una vera e propria “guerra alla lucina rossa“, ossia ai led di stato degli apparecchi, guidata sia da associazioni dei consumatori che da gruppi ambientalisti.

Oggi però lo stand by è diventato più subdolo, meno riconoscibile. L’esempio lampante è quello delle smart-tv: la maggior parte dei modelli disponibili sul mercato non presenta più la famigerata lucina rossa, ma questo non vuol dire che non sfruttino la modalità d’attesa. L’utente, non notando alcun led di stato, si convince quindi di aver spento completamente l’apparecchio.

Eppure se si presta attenzione ai tempi di caricamento dopo un black-out oppure dopo aver staccato l’alimentazione e li si confronta con quelli del semplice spegnimento della smart-tv da telecomando, si nota un’enorme differenza. Questo proprio perché, nel secondo caso, il televisore non si spegne ma entra in ibernazione.

Quanto consumano gli elettrodomestici in stand by

Bolletta

Fatte queste premesse, quanto consumano gli elettrodomestici in stand by? Quale è il loro impatto sulla bolletta? Rispondere a queste domande non è semplice perché, oltre a dipendere dalla tipologia di apparecchio a propria disposizione, il consumo è determinato anche dal numero di dispositivi presenti in casa.

Negli ultimi anni sono stati però condotti diversi studi, che hanno portato alla definizione di stime realistiche per le famiglie.

Il consumo stimato

Bolletta e stand by

In Europa, il consumo stimato degli elettrodomestici in stand by è di circa l’8% della spesa totale in bolletta. A livello mondiale, includendo anche Paesi dove questo problema è più pesante – basti pensare che, negli Stati Uniti, può arrivare al 15% dei consumi totali delle famiglie – si stima che ogni anno si spendano 60 miliardi di euro di energia solo per mantenere apparecchi in ibernazione.

Un’interessante ricerca proviene dal Regno Unito, dove British Gas ed EST, Energy Saving Trust, hanno analizzato i consumi in stand-by di 13 elettrodomestici indispensabili per le famiglie, confrontandoli poi con le media di circa 41 dispositivi accesi ogni giorno nelle case britanniche. Dallo studio, è emerso che:

  • Il peso in bolletta è compreso tra il 9% e il 15%;
  • La spesa annua in stand-by è di circa 150 euro, 130 sterline, di cui circa 63 euro, 55 sterline, potrebbero essere risparmiati staccando la spina a quegli elettrodomestici che in realtà non necessitano di andare in stand-by.

Risultati del tutto sovrapponibili sono emersi anche in Italia, con diversi studi condotti sia dall’ENEA che da operatori privati per la fornitura di energia elettrica. E.ON, ad esempio, ha condotto un’analisi su un campione di 1.300 clienti, rilevando che:

  • Il consumo medio delle famiglie italiane è di circa 2.400 kWh l’anno;
  • Gli elettrodomestici sempre accesi, compresi frigoriferi e freezer e quelli in stand-by arrivano a 600 kWh l’anno, sui consumi totali di energia.

Anche per lo Stivale, si parla quindi di un peso in bolletta pari a 130-190 euro l’anno. E il dato potrebbe essere in crescita, considerando come la crisi energetica abbia portato tutti i listini energetici e le tariffe a lievitare.

Gli elettrodomestici in stand by più energivori

Microonde in stand by

Ma quali sono gli elettrodomestici che consumano di più quando entrano in modalità stand by? Le fonti già citate nei paragrafi precedenti hanno stilato la seguente lista:

  • Microonde: 27 kWh;
  • Console di gaming: 10 kWh;
  • Caffettiera elettrica: 8 kWh;
  • Smart-tv: 5 kWh;
  • PC desktop: fino a 5.5 kWh.

Promossi invece smartphone, tablet e altri piccoli device che necessitano, di tanto in tanto, di essere collegati al loro caricatore. Ricaricare uno smartphone di ultima generazione per due ore al giorno, circa 0.014 kWh a ciclo di carica, richiede una spesa annuale di 1.75-2 euro.

E non è tutto, poiché i principali produttori di smartphone hanno introdotto anche speciali sistemi che, raggiunta la carica del dispositivo, disattivano l’assorbimento di energia da parte del caricatore. Così facendo, se si dimentica lo smartphone collegato all’alimentatore – o anche solo il caricatore collegato inserito nella presa – non vi saranno sprechi energetici.

Cosa fare per gestire gli elettrodomestici in stand by

Presa di corrente

Investire fino a 190 euro l’anno per mantenere i dispositivi in stand-by è davvero una spesa importante per le famiglie. Ed è anche una scelta poco amica dell’ambiente, poiché oggi la produzione di energia avviene ancora per la gran parte tramite fonti inquinanti – gas, carbone, petrolio – con ciò che ne consegue in termini di emissione in atmosfera di sostanze nocive.

Cosa possiamo quindi fare per gestire lo stand-by?

  • Scollegare dalla rete i dispositivi quando non servono, anche quando l’apparecchio sembra effettivamente spento. Questo per evitare lo stand by subdolo, ossia non indicato da led o altre luci di stato;
  • Usare ciabatte con apposito interruttore, per staccare l’alimentazione in modo rapido a tutti i dispositivi collegati;
  • Installare interruttori centralizzati per tutti quegli elettrodomestici le cui prese non sono facilmente raggiungibili, poiché ad esempio a incasso o nascoste dietro a pesanti mobili.

 

Fonti

  • Cost of devices on standby – BBC;
  • Consumo degli elettrodomestici in stand-by – E.ON;
  • Consumi dello stand-by – Il Salvagente.

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