Calicanto (pianta): coltivazione e cura

Calicanto (pianta): coltivazione e cura

Fonte immagine: magicflute002 via iStock

Il calicanto è una pianta che resiste egregiamente al freddo, tanto che la fioritura è invernale: ecco i consigli di coltivazione e cura.

Sono moltissime le piante che permettono di godere di una casa o di un giardino fioriti anche d’inverno, portando colore nella stagione più fredda. Fra le più note vi è di certo il calicanto, un esemplare rustico e scelto come varietà ornamentale sin da tempi antichissimi. Ma quali sono le caratteristiche di questa pianta e, soprattutto, come coltivarla?

Prima di cominciare, si consiglia di chiedere un parere al proprio fornitore di prodotti di botanica di fiducia, per verificare la compatibilità della coltivazione con il clima tipico del proprio luogo di residenza. Di seguito, qualche consiglio.

Calicanto: caratteristiche e necessità

Calicanto sul ramo

Per Chimonanthus, noto più comunemente come calicanto, si intende un genere di piante appartenente alla famiglia delle Calycanthaceae. Il nome comune deriva dal greco e significa “fiore d’inverno”: queste piante, infatti, tendono a generare dei vistosi fiori proprio nei periodi più freddi dell’anno. Tra le specie più famoso per la coltivazione come piante ornamentali si elencano il Chimonanthus campanulatus, il Chimonanthus grammatus, il Chimonanthus nitens, il Chimonanthus praecox e il Chimonanthus zhejangensis.

Tutte queste varietà condividono delle caratteristiche simili, pur mantenendo qualche piccola differenza l’una con le altre. Innanzitutto, le piante hanno un aspetto cespuglioso e ricco di rami, capaci di raggiungere anche i quattro metri d’altezza a seconda della varietà. Nei periodi più freddi dell’anno, sui rami meno recenti spuntano dei singolari fiori: questi ultimi, disposti singolarmente o in gruppetti, si caratterizzando per due coppie di petali. Quella più esterna è più sviluppata e assume colorazioni nelle gradazioni del giallo, quella più interna ha dimensioni minori e tende invece al rossastro. Tra le peculiarità delle varietà più famose, la quasi totale assenza di foglie durante il periodo della fioritura: queste ultime sono invece più abbondanti nelle stagioni più calde dell’anno.

Il calicanto non esprime grandi necessità di coltivazione, essendo una pianta fondamentalmente rustica. Predilige i terreni morbidi e ben drenanti, per evitare i ristagni d’acqua, così come l’apporto ciclico di sostanze organiche quali il compost, che ne permettono una crescita rigogliosa e sana. L’esposizione al sole non deve essere eccessiva, poiché l’arbusto ama anche approfittare di diverse ore di ombra ogni giorno, tanto da non temere il gelo. Alcune varietà possono addirittura giungere ai -20 gradi senza morire, tuttavia la fioritura tende ad apparire per valori sopra allo zero termico. Quest’ultima avviene da fine novembre a marzo inoltrato, a seconda delle condizioni atmosferiche del luogo di residenza.

La pianta non necessita di grandi annaffiature: possono essere sufficienti le normali precipitazioni di stagione. In estate, qualora la temperatura dovesse risultare troppo elevata, si può procedere con un medio quantitativo di acqua a seconda della secchezza del terreno.

Calicanto: coltivazione e cura

Calicanto inverno

Il calicanto può essere coltivato efficacemente sia in vaso che in giardino, anche se questa ultima opzione è la preferita, data la capacità della pianta di estendersi in vistosi cespugli e alla necessità di climi freddi per la fioritura. In ogni caso, chi volesse testare la crescita in vaso dovrà procurarsi un contenitore sufficientemente capiente, adagiando sul fondo uno strato di ghiaia e cocci per consentire il corretto deflusso dell’acqua. Il vaso andrà riempito di terriccio morbido e drenante, magari mescolato a del composto oppure ad altro concime organico.

La moltiplicazione della pianta può avvenire per seme, quest’ultimo contenuto all’interno dei fiori caduti, i quali assumono una consistenza legnosa. L’operazione si realizza alla fine dell’estate, in un semenzaio di sabbia e torba, per poi trasferire la pianta in dimora definitiva quando la pianta sarà sufficientemente cresciuta. Ben più diffusa è però la talea, da realizzare in estate oppure in autunno, recuperando la parte apicale dei rami, eliminando eventuali foglie e inserendo il rametto stesso in un terreno morbido e ricco di sostanze organiche. La crescita per seme o talea è abbastanza veloce, tanto che in poco meno di tre anni – e in condizioni favorevoli – la pianta può raggiungere la sua altezza finale.

Tra le cure cicliche si consiglia la concimazione del terreno almeno una volta o due l’anno, l’eventuale potatura di rami troppo estesi o rinsecchiti, nonché il controllo di alcuni parassiti quali gli afidi.

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