Alimentazione, cattive esperienze modificano le preferenze a tavola

Alimentazione, cattive esperienze modificano le preferenze a tavola

Fonte immagine: Pexels

Alimentazione, le esperienze negative modificano l'appetito attivando un interruttore nel cervello: lo rivela uno studio.

L’alimentazione è estremamente influenzata dalle esperienze che abbiamo avuto con il cibo, con il cervello che agisce come un vero e proprio interruttore sul nostro appetito. È quanto rivela uno studio condotto dall’Università del Sussex e pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology.

Un cibo che ci ha particolarmente nauseato può decretare una reazione nel cervello che dura per lunghissimo tempo. Per lo studio, i ricercatori hanno osservato il comportamento di un gruppo di lumache, replicando quello che potrebbe accadere anche nell’uomo.

Alimentazione e cattive esperienze

I ricercatori hanno voluto indagare se le esperienze spiacevoli o fastidiose con il cibo potessero, indipendentemente dall’alimento prescelto, attivare una reazione di rifiuto nel cervello. Così hanno analizzato il comportamento di una specie di lumache molto golosa di zucchero, sottoponendole a un “training avverso”.

Ogni volta che alle lumache veniva offerto dell’irresistibile zucchero, i ricercatori toccavano con la mano il capo dell’animale. Il tutto senza provocare dolore nella lumaca prescelta, bensì solo per introdurre un elemento di disturbo durante l’alimentazione. Un fastidio, tale da rendere l’esperienza con lo zucchero meno piacevole.

Dopo varie ripetizioni del test, le lumache sviluppavano un comportamento di rifiuto verso l’alimento: a livello cerebrale, si era instaurato una sorta di interruttore all’appetito, poiché all’esperienza della nutrizione veniva ormai associata una sensazione spiacevole. Così ha spiegato Ildiko Kemenes, uno dei ricercatori alla base dello studio:

Effettivamente, scatta un interruttore nel cervello che porta la lumaca a non mangiare più zucchero quando offerto, poiché ora quel cibo sopprime anziché attivare l’appetito.

Nonostante le lumache dispongano di circa 20.000 neuroni, contro gli 86 miliardi dell’uomo, il funzionamento cerebrale si avvicina in molte strutture a quello umano. Per questo rappresentano un modello predittivo. L’interruttore all’appetito dura inoltre nel tempo: ci sono volute diverse settimane prima che gli animali tornassero autonomamente a ingerire zucchero.

L’importanza della nostra scoperta è dimostrare come a livello di neuroni una cattiva esperienza, associata a un cibo desiderabile, può rendere quell’alimento sgradito.

Secondo gli esperti, questo interruttore sarebbe presente anche nel cervello umano ed è una delle forme naturali che l’organismo sviluppa per evitare la sovralimentazione. Quando un soggetto è sazio intervengono specifici neuroni che spengono la sensazione dell’appetito, anche di fronte a golosità irresistibili.

Studiare questo meccanismo sarà quindi fondamentale per capire i processi mentali e psicologici alla base dell’obesità, dove il funzionamento di questo interruttore cerebrale appare alterato.

Fonte: Daily Mail

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