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Verdure tradizionali africane per un’alimentazione sostenibile

Verdure tradizionali africane per un’alimentazione sostenibile

Fonte immagine: Unsplash

Verdure africane tradizionali una risposta contro il cambiamento climatico agevolato dal sistema agroalimentare, una risorsa in più per le piccole coltivazioni locali. La popolazione dell’ Africa subsahariana da tempo è colpita da problematiche impattanti come la fame e la malnutrizione.

Per questo motivo la coltivazione delle verdure tradizionali potrebbe trasformarsi in una risposta importante, non solo per l’alto valore nutritivo, ma anche per la coltivazione facile, tanto da adattarsi a condizione di sopravvivenza estrema.

Questa tipologia di verdure riesce a crescere in terreni difficoltosi e può garantire una diversificazione delle produzioni, ma nonostante gli innegabili vantaggi è ancora poco diffusa. Dei loro benefici si è interessato un team internazionale di ricercatori che ha esaminato e valutato il percorso esistenziale di 126 verdure locali, suddividendole in cinque gruppi.

Il team ne ha osservato la distribuzione lungo il territorio e lo stato di conservazione, ricavando dati importanti per le coltivazioni del futuro. Con un’attenzione particolare per quelle che sono considerate piante perenni, una presenza molto diffusa in tutta l’Africa.

Gli esperti hanno focalizzato l’attenzione su alcune piante perenni quali il baobab, la moringa e due alberi vegetali noti per foglie commestibili e particolarmente nutrienti. L’impiego del software BiodiversityR ha permesso di valutare la tipologia di terreno in grado di ospitare queste verdure e piante, in modo da individuare luoghi simili dove possano crescere per diversificare le coltivazioni.

Questo lavoro di monitoraggio ha spinto gli studiosi a volgere la loro attenzione anche nei confronti delle specie definite parenti ovvero piante selvatiche, ma parte integrante di alcune famiglie di verdure commestibili come spinaci e fagioli.

Un’osservazione utile a preservare la biodiversità vegetale africana, ma anche per migliorare le coltivazioni in favore di una maggiore produzione locale. Una spinta in più per l’economia africana e per una maggiore disponibilità alimentare sostenibile.

Fonte: Rinnovabili

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