Cinque componenti ampiamenti usati per produrre fitofarmaci potrebbero essere cancerogeni. A lanciare l’allarme è un articolo su “Lancet Oncology”, in cui 17 esperti parlano delle motivazioni che hanno spinto l’Agency for Research on Cancer di Lione (IARC) a inserirli nella “lista” dei prodotti a rischio.

Malathion, diazinon, glifosato, paration e tetrachlorvinphos: sono queste le sostanze inserite dalla IARC nella lista di prodotti cancerogeni. In particolare sono state inserite nel gruppo 2A e 2B: un insieme in cui sono elencati agenti che possono provocare il cancro, ma su cui ci sono prove ancora limitate.

I tre agenti sono inclusi in moltissimi fitofarmaci, conosciuti anche come fitosanitari: sono utilizzati in agricoltura sulle coltivazioni, sui prodotti raccolti e nel settore forestale. Appartengono al gruppo dei pesticidi e possono essere di sintesi o naturali. Sono impiegati per combattere malattie infettive delle piante, parassiti, animali fitofagi e anche per eliminare le piante infestanti.

In particolare il malathion, o malatione, è una sostanza usata in molti campi, non solo in agricoltura, ma anche per le disinfestazioni domestiche e per combattere i pidocchi. Su questo agente ci sono ricerche con risultati contrastanti: alcune ricerche hanno evidenziato però un suo legame con a casi di linfoma non-Hodgkin sia in Canada, che negli Stati Uniti e in Svezia.

È un insetticida e acaricida organofosfato, la sua tossicità in ambienti aperti è classificata come bassa, ma quando si degrada si trasforma in malaossone, una sostanza 60 volte più tossica del malatione.

La seconda sostanza messa “all’indice” è il diazinon, o diazinone, un insetticida organofosfato sintetizzato nel 1952 dalla Ciba-Geigy, azienda chimica svizzera diventata poi il colosso Novartis. Il suo uso come insetticida domestico contro blatte, formiche e pulci è stato vietato nel 2004. Viene però ancora utilizzato in agricoltura.

Anche il diazinone è stato associato da diversi studi all’aumento del rischio per il linfoma non-Hodgkin e per il cancro ai polmoni. Malgrado le prove che corroborano i risultati siano limitate la IARC l’ha inserito nella lista soprattutto per i test sull’alterazione cromosomica e del DNA condotti su cavie da laboratorio.

Infine il glifosfato: un’erbicida “totale”, cioè non selettivo, il cui brevetto è rimasto nelle mani della Monsanto fino al 2001. È presente in 750 diversi prodotti usati sia in agricoltura che nelle operazioni di disinfestazione urbana e domestica.

La vicenda del glifosfato è complessa: nel 1985 è stato classificato come probabile agente cancerogeno dall’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (US EPA) e poi escluso dalla lista dallo stesso organismo. Anche il glifosfato è stato collegato al linfoma non-Hodgkin, in ricerche americane, canadesi e svedesi, nel 2001: inoltre, anche in questo caso, prove in laboratorio hanno dimostrato la sua capacità di alterare DNA e corredo cromosomico.

Nella lista dell’Agenzia figurano inoltre il paration e il tetrachlorvinphos, due insetticidi già classificati come possibili agenti cancerogeni in molti Paesi al mondo. In molti altri, invece, sono utilizzati nel settore agricolo contro le infestazioni da parassiti. La IARC li ha inseriti nella lista dei possibili cancerogeni umani, Gruppo 2B.

La classificazione della IARC non è una lista vincolante: l’obiettivo è quello di stimolare i governi dei vari Paesi ad attuare contromisure e interventi che tutelino l’ambiente e la salute umana.

23 marzo 2015
In questa pagina si parla di:
Immagini:
Lascia un commento