L’ippocastano è una diffusa e imponente pianta ornamentale, conosciuta anche con il nome di Castagno d’India. Dai frutti simili alle normali castagne, tuttavia non commestibili, l’ippocastano è sin dai tempi antichi utilizzato per la cura di lievi malanni. A quali rimedi naturali risponde il suo impiego?

Chiamato scientificamente Aesculus hippocastanum, l’ippocastano si caratterizza per l’alto fusto – anche 25 metri d’altezza – e per le sue fronde molto ampie e fitte di foglie: per questo motivo, è spesso la soluzione di preferenza per creare grandi zone d’ombra in giardini e parchi cittadini. I frutti, ricoperti da un involucro verde e spinoso, ricordano le normali castagne ma hanno forma molto più arrotondata e, come già accennato, non sono indicati per l’alimentazione. Di seguito, gli usi più comuni in ambito terapeutico.

Proprietà e usi

Ippocastano, il frutto

Horse Chestnut (Castanea Or Aesculus Hippocastanum) Conker (Nut) In Cupule via Shutterstock

Agli scopi curativi, dell’albero si utilizzano i semi, la corteccia e gli estratti delle gemme. In questi elementi, ovviamente in quantità diverse, si rilevano grandi quantità di saponine, proantocianidine, tannini, flavonoidi ed escina, che determinano un forte potere antinfiammatorio, antiossidante e vasoprotettivo. In particolare, la somministrazione inibisce l’azione di due due enzimi – l’elastasi e la ialuronidasi – che possono degradare le pareti dei vasi sanguigni. Assunto sia in tintura madre che in gemmoderivato o estratto secco, l’ippocastano è quindi indicato per quegli stati di flogosi di vene superficiali, per ripristinare la microcircolazione del sangue, per evitare i ristagni venosi alle gambe e per combattere gli inestetismi dovuti a capillari e ritenzione idrica. I principi attivi sono spesso impiegati anche nei farmaci tradizionali, mentre gli usi domestici possono essere così brevemente sintetizzati:

  • Emorroidi: sia a uso interno che topico, l’ippocastano è una delle soluzioni di preferenza per il trattamento delle emorroidi e delle ragadi anali. Rinforzando le pareti di capillari e vene rettali, diminuisce il rischio di prolasso, il gonfiore e il prurito derivante dall’ingrossamento dei vasi nell’area. L’uso locale, inoltre, porta immediato sollievo al dolore e rende meno frequente la perdita di sangue durante la defecazione;
  • Capillari e varici: a livello degli arti inferiori, l’ippocastano può migliorare la circolazione del sangue, evitando il tipico effetto di ristagno dovuto a un’errata risalita dei fluidi o alla sedentarietà. Grazie a questa proprietà, può essere utilizzato per ridurre i capillari superficiali, così come rafforzo delle vene in caso di varici o flebiti;
  • Cellulite: agendo direttamente sulla circolazione e sul drenaggio linfatico, la pianta può essere indicata per il trattamento di alcuni inestetismi della pelle come la cellulite. Pare sia in grado di ridurre la pelle a buccia d’arancia, nonché di limitare l’accumulo di adipe sottocutaneo;
  • Lividi: l’applicazione topica può favorire l’assorbimento di edemi e lividi di leggera entità, riducendo il gonfiore e la tipica colorazione violacea.

Per le modalità e le quantità d’assunzione si faccia riferimento al proprio medico o all’erborista di fiducia, perché possono variare da persona a persona. Inoltre, l’ippocampo può avere effetti collaterali seri e interazioni farmacologiche importanti, quindi è meglio non affidarsi all’automedicazione poco consapevole.

Effetti collaterali e controindicazioni

Estratto di ippocastano


Medicine Bottle With Chestnuts And Leaves, Isolated On White via Shutterstock

Come tutti i rimedi naturali, l’assunzione di ippocastano può provocare effetti collaterali e sottendere a specifiche controindicazioni. Ricordando come il frutto non debba essere mai somministrato perché tutt’altro che commestibile, il più comune effetto dopo l’assunzione è solitamente il bruciore gastrico, a cui si associano dei disturbi intestinali. Il rimedio non dovrebbe essere scelto da chi soffre di ipersensibilità o allergia al prodotto, così come è sconsigliato in caso di insufficienza renale o cardiaca, durante la gravidanza, nei bambini e qualora si soffrisse di patologie a carico dello stomaco e dell’intestino, come gastriti e ulcere. L’ippocastano può poi interagire con altri farmaci dalle simili proprietà terapeutiche, quindi non può essere assunto qualora fosse già in atto un trattamento con anticoagulanti e antitrombotici, ma anche nel trattamento delle patologie autoimmuni. Prima di procedere a un’automedicazione casalinga, perciò, è obbligo chiedere un parere al proprio medico curante.

18 maggio 2014
I vostri commenti
Nicolò, giovedì 23 giugno 2016 alle16:53 ha scritto: rispondi »

H0 preso la tintura madre di hippocastanum nel mese di gennaio e febbraio 2016 per la circolazione. Poi ho cominciato ad avere dei problemi descritti per un avvelenamento. Dopo mesi trascorsi male ne sto uscendo.Ma tengo a dire che mi sono operato per neoplasia gastrica nel 2003 ed è questo il motivo? cosa devo fare ? GRAZIE.

lilli, lunedì 19 maggio 2014 alle10:42 ha scritto: rispondi »

trovo veramente utili i vostri consigli, sintetici ed efficaci. grazie Lilli

Laura, domenica 18 maggio 2014 alle14:37 ha scritto: rispondi »

Trovo le vostre pagine e i vostri consigli sempre piu' e molto interessanti Grazie.

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