Il Ginkgo biloba è una pianta davvero antica: le sue origini sono datate a più di 250 milioni di anni fa, ed è l’unico rappresentate rimasto non solo della famiglia delle Ginkgoaceae, ma anche dell’intero ordine delle Ginkgoales.

La pianta, che è molto diffusa anche in Italia e non è affatto rara nei parchi e nei viali delle nostre città, è originaria della Cina: è stata importata sullo Stivale per la prima volta nel 1750, il primo esemplare si trova nell’Orto Botanico di Padova.

Il nome Ginkgo è probabilmente frutto di un errore e il suo significato più probabile è “albicocca d’argento”: in effetti i semi della pianta sono ricoperti da un involucro carnoso che li fa somigliare alle albicocche. Il termine “biloba”, invece, ha un’origine ben più chiara e si riferisce alla forma delle foglie: due lobi accostati a formare un ventaglio.

Il Ginkgo biloba è una pianta piuttosto grande e può raggiungere l’altezza di 40 metri. Anche l’ampiezza della chioma è evidente: un esemplare adulto può raggiungere i 10 metri. Vive bene nelle aree soleggiate delle regioni più fresche ed è in grado di sopportare anche temperature molto basse.

La pianta, oltre ad essere utilizzata a scopo ornamentale, viene anche coltivata, prevalentemente in Europa e negli Stati Uniti, a scopo fitoterapiaco: alle foglie ed ai fitocomposti in esse contenuti sono riconosciute alcune proprietà utili per la nostra salute.

Le proprietà fitoterapiche

L’utilizzo come rimedio erboristico della pianta, e in particolare delle foglie e della parte esterna carnosa dei semi, risale a molti secoli fa: è uno dei ritrovati più noti della medicina popolare cinese.

Le molecole attive contenute nel ginkgo biloba sono perlopiù flavonoidi, quercetina, isoramnetina, acido cumarico, catechine e proantocianidine: tutte queste sostanze sono efficaci antiossinati, ossia sono attive nel neutralizzare i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento e di gravi danni cellullari.

Le foglie di ginkgo biloba sono anche una fonte di terpeni: il più importante di questi è il ginkgolide B, che ha una dimostrata azione come inibitore del “fattore di aggregazione piastrinica”. L’inibizione di questa fattore rende il ginkgolide B un principio attivo interessante nella prevenzione della formazione di trombi e dell’aterogenesi. Questa attività, associata alla naturale azione benefica dei flavonoidi sulla permeabilità e tono della parete dei vasi sanguigni, rende l’estratto di ginkgo utile nel prevenire e anche affrontare disturbi come varici, vene varicose, cellulite e ritenzione idrica.

La letteratura scientifica ha dimostrato che il ginkgo biloba può essere impiegato anche nelle condizioni patologiche o di stress che riducono le capacità di concentrazione, cognitive, della memoria o dell’apprendimento, quando siano dovute principalmente a una scarsa irrorazione sanguigna cerebrale. I flavonglucosidi e i derivati terpenici assunti ogni giorno possono migliorare alcuni parametri cognitivi. Gli studi, tuttavia, sono ancora preliminari ed hanno coinvolto pochi pazienti.

Modalità e dose di assunzione

In farmacia, parafarmacia ed erboristeria sono disponibili gocce, capsule o compresse contenenti l’estratto standardizzato di ginkgo, ossia con un contenuto di flavonoidi e derivati terpenici del 22-27% e 5-7% rispettivamente.

La posologia media giornaliera prevede l’assunzione di 120 – 200 mg al giorno per una periodo di circa 6-8 settimane.

Effetti indesiderati e controindicazioni

I più comuni eventi avversi riportati sono cefalea, nausea, vomito, bruciore di stomaco e diarrea. In genere si tratta comunque di reazioni di lieve entità. In alcuni pazienti particolarmente sensibili, l’inibizione dell’aggregazione piastrinica può indurre sanguinamenti o anche la formazione di ematomi spontanei. Per questo motivo è anche da evitare la somministrazione negli anziani e nei pazienti in terapia con anticoagulanti, aspirina e antiaggreganti piastrinici. In più, è bene ricordare che l’assunzione di ginkgo dev’essere sospesa almeno 2 giorni prima di un intervento chirurgico o odontoiatrico.

Tutti gli integratori di ginkgo potrebbero indurre la comparsa di convulsioni, pertanto sono controindicati in chi soffre di epilessia. Inoltre l’integrazione con questo fitoterapico va evitata in chi soffre di ipertensione, in gravidanza, durante l’allattamento e nei bambini di età inferiore ai 12 anni.

22 maggio 2015
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I vostri commenti
Michela, mercoledì 16 settembre 2015 alle15:47 ha scritto: rispondi »

Chi ha avuto un'emorragia subaracnoidea una decina d'anni fa, può far uso di ginko biloba per sgonfiare piedi e caviglie gonfie con edemi ? Grazie

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