Il gelsomino è una delle piante ornamentali più apprezzate, poiché facilmente coltivabile sia singolarmente che come pianta rampicante. Dal fusto robusto ma dai fiori eleganti, è da secoli apprezzato e riprodotto in tutto il mondo. Ma quali le migliori tecniche per coltivarlo in casa?

Prima di addentrarsi in caratteristiche e consigli, vale la pena di sottolineare come esistano più di 200 varietà di gelsomino, anche se il nugolo di quelle normalmente utilizzate è ben più ridotto. Ognuna di queste specie potrebbe necessitare di cure specifiche, di conseguenza si suggerisce di seguire sempre le informazioni aggiuntive fornite dal proprio centro botanico di fiducia.

Cosa sapere prima di coltivare il gelsomino

Quello che comunemente viene chiamato gelsomino è in realtà un genere di piante, il Jasminum L., appartenenti alla famiglia delle Oleaceae. In questo gruppo fanno parte, come già accennato, oltre 200 specie diverse di fiori. Fra i più coltivati si elencano il gelsomino comune (Jasminum officinale) e il gelsomino di Spagna (Jasminum grandiflorum), ma anche varietà invernali come il Jasminum nudiflorum e il Jasminum primulinum, dai caratteristici fiori su rami pressoché nudi.

La pianta, di tipo arbustivo, può crescere in natura anche fino a 4 metri e si caratterizza per dei fiori normalmente bianchi, dai petali delicati e dal profumo riconoscibile. Esistono comunque varietà sul tono del giallo o, in alternativa, anche striate con sfumature di un tenue rosa.

Originario dell’Asia, dove pare fosse molto apprezzato nell’antica Persia, fu introdotto in Italia da Cosimo I de Medici, mentre in altre parti dell’Europa arrivò molto più tardi: è il caso del Regno Unito, dove non si hanno notizie di piante di gelsomino prima del 1730. Un tempo il fiore era utilizzato anche come rimedio naturale, con la produzione di un olio che, stando agli antichi greci e romani, pare fosse collegato al miglioramento della sessualità. Oggi questi poteri sono decaduti e l’arbusto ha l’unica funzione ornamentale, soprattutto nei giardini, in prossimità di muri, reti, pergolati e recinti. La coltivazione rampicante è infatti la più apprezzata, anche se non mancano affatto delle suggestive presentazioni a cascata.

Sempre in linea generale, considerata la grande variabilità di specie, il terreno preferito è morbido, fresco e altamente drenante, ricco di sostanze nutritive anche da compost. La predisposizione di un adeguato drenaggio è particolarmente importante, poiché il gelsomino non ama i ristagni d’acqua, né un terriccio che diventa paludoso all’esposizione dei più blandi fenomeni atmosferici. Per quanto riguarda il clima, invece, vi è una grande variabilità tra una specie e l’altra, di conseguenza fare un sunto che si adatti a tutti gli arbusti non è possibile. Le specie più diffuse, come quelle del gelsomino comune, si adattano abbastanza bene ai climi blandamente temperati, dove prediligono però colonnine più inclini al freddo che al caldo. Alcune specie invernali, come il Jasminum humile, sopportano egregiamente anche le grandi gelate e le temperature prossime allo zero, un fatto che le rende le perfette alternative per un giardino fiorito anche nella stagione fredda. Nonostante l’inclinazione al freddo, però, l’arbusto ama l’esposizione diretta al sole, con ombreggiature solo parziali. Infine, va ricordato come la natura rampicante della pianta imporrà non solo appositi sostegni, dai classici filari in legno alle staccionate, ma anche una ciclica potatura.

Come coltivare il gelsomino in giardino e in vaso

La coltivazione d’elezione del gelsomino è in giardino, dove può estendersi senza troppi vincoli in altezza, mentre quella in vaso è più rara anche perché più bisognosa di cure. Per quest’ultima modalità, infatti, si tende a produrre dei piccoli cespugli in primavera, da impiantare e mantenere sempre adeguatamente potati.

La predisposizione del vaso è abbastanza semplice: dopo aver predisposto un fondo di cocci o ghiaia, affinché l’acqua possa facilmente fluire, si inserisce un terriccio ricco e organico, anche con compost, e lo si inumidisce leggermente per facilitare l’impianto. Le dimensioni del vaso devono essere tuttavia sufficientemente importanti, poiché raramente si ottengono cespugli di grandezza inferiore agli 80-100 centimetri. Per questa ragione, la collocazione ideale è sul terrazzo, anziché all’interno dell’abitazione.

La coltivazione in giardino, ovvero in piena terra, è mediamente semplice: più che sul terreno, infatti, l’attenzione dovrà essere riposta agli adeguati sostegni a cui la pianta si poggerà durante la crescita. Normalmente si predispone una buca dove ospitare l’apparato radicale, sia di piante appena germogliate che di arbusti già ben cresciuti, e si ricoprono gli spazi vuoti umidificando leggermente il terriccio per renderlo più compatto. L’annaffiatura, invece, dipende sia dalla zona in cui si vive che dalla specie prescelta: di solito possono bastare i normali fenomeni atmosferici. In ogni caso, basta seguire l’andamento del terreno: non servirà ulteriore acqua finché questo sarà umido o, in alternativa, qualora siano ancora evidenti gli effetti dell’ultima irrigazione. Più aumenta la temperatura atmosferica, ovviamente, maggiore sarà la richiesta d’acqua dell’arbusto.

La moltiplicazione della pianta può avvenire per talea e, in alcuni casi ben più rari, anche per propaggine o margotta. La talea si realizza con tagli da circa 10 centimetri, inseriti in morbida sabbia e terriccio fino all’apparizione delle radici. Rarissimo, invece, è il ricorso al seme.

17 gennaio 2015
I vostri commenti
Rosanna, venerdì 2 ottobre 2015 alle11:43 ha scritto: rispondi »

come salvare il gelsomino in inverno a 1550 di altitudine con temperature anche sotto lo zero

Marilena, venerdì 4 settembre 2015 alle19:14 ha scritto: rispondi »

Per favore vorrei sapere quando è il momento di potare il mio gelsomino piantato in piena terra. Grazie.

patrizia, giovedì 14 maggio 2015 alle13:38 ha scritto: rispondi »

come coltivare il gelsomino in montagna

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