La notizia è raggelante, come gelido è il lancio d’agenzia che la comunica: l’incidente di Fukushima ha raggiunto il 7° livello di pericolosità, lo stesso di Chernobyl. Molti tecnici provano, comunque, a rassicurare l’opinione pubblica ricordando che fino ad ora la radioattività sprigionata è solo il 10% di quella del 1986.

Hidehiko Nishiyama della NISA, ad esempio ha dichiarato:

Questa situazione è totalmente diversa da Chernobyl

Riferendosi alla mancata (per fortuna) fusione del nocciolo e alla tenuta dei sistemi di sicurezza.

Anche tecnici americani, come il professore all’Università di San Diego Murray Jennes condividono la tesi:

Siamo molto lontani dalla situazione di Chernobyl, che era terribile. Lì c’era stata un’esplosione e nessun contenimento e sono stati tutti colpiti. A Fukushima il contenimento sta tenendo, la sola cosa che non ha resistito è l’invaso di combustibile che ha preso fuoco

Eppure l’incidente è tutt’altro che sotto controllo, se in un’intervista un tecnico della TEPCO ha dovuto ammettere:

La perdita radioattiva non si è ancora arrestata completamente e la nostra preoccupazione è che possa anche superare Chernobyl.

Insomma, una situazione che si configura, giorno dopo giorno, sempre più catastrofica, in un paese tempestato da scosse sismiche (l’ultima ha costretto una nuova evacuazione della centrale) che sembrano quasi voler impedire una normalizzazione. Tornano alla mente le parole di Paolo Ruffatti (l’uomo che ha guidato il progetto nucleare della Ansaldo) in una recente intervista per Il Fatto Quotidiano:

Per quanto riguarda l’uranio che sta nelle barre, dopo aver fuso il contenitore primario, 350 millimetri di grafite e acciaio, precipita nel cosiddetto vessel, altro contenitore d’acciaio sul cui fondo c’è una piscina di soppressione, piena d’acqua. Non sappiamo se l’acqua è ancora lì, io dubito. Se non c’è più, il nocciolo buca anche quello e poi la base in cemento quindi va a finire nel terreno, nelle falde e nell’ambiente. Peggio di quel che è successo a Chernobyl, dove c’è stato rilascio di radiazioni più che altro nell’aria, e peggio di Three Mile Island (reattore Usa, incidente del 1979), lì il nocciolo è rimasto nel contenitore secondario e lo stanno ancora raffreddando. Si rischia di dover sfollare qualche decina di milioni di giapponesi.

Vale la pena anche ricordare la sua opinione sugli stress test tanto voluti dal Ministro Romani (e dai suoi colleghi europei) per rassicurare l’opinione pubblica sulla sicurezza del nucleare europeo:

Dipende da cosa si intende per stress test: per esempio, per verificare se un contenitore primario dopo 40 anni è usurato, bisogna metterlo in pressione. È un’operazione costosa, pericolosa e comunque bisogna fermare l’impianto. Gli stress test meccanici ed elettromeccanici che servono richiedono grossi investimenti. Se si intende qualcos’altro, è solo propaganda per tenere a bada l’opinione pubblica.

12 aprile 2011
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