La cicoria è un ortaggio decisamente diffuso nelle cucine di tutta Italia: oltre alla tipologia selvatica, esistono moltissime varietà da gustare come insalate, bollite o in tante altre ricette. Ma come coltivarla in orto oppure in balcone?

Come già accennato, le tipologie di cicoria a uso alimentare sono le più disparate e spesso accomunate nella grande varietà del radicchio, anch’esso della famiglia delle Asteraceae. Dalla Cicoria variegata di Chioggia alla brindisina, passando per la Rosa di Gorizia e la barba di cappuccino, vi è davvero l’imbarazzo della scelta. Le modalità colturali sono molto simili, pur mantenendo qualche piccola differenza da specie a specie: per scegliere quella che più possa rispondere alle proprie esigenze, è utile farsi consigliare dall’abituale fornitore di semenze.

Cosa sapere prima di coltivare la cicoria

Per cicoria comune, conosciuta con il nome botanico di Cichorium intybus, si intende una pianta perenne della famiglia delle Asteraceae. Il vegetale si caratterizza per delle foglie allungate e spesso seghettate, quindi per la produzione di una caratteristica inflorescenza blu. Nella sua declinazione selvatica, è decisamente comune in tutti i prati d’Italia, quindi in gran parte delle zone verdi dell’Europa e dell’America settentrionale. In cucina si utilizzano normalmente le foglie, sia crude in insalata che bollite, anche se alla varietà selvatica è di solito preferita una delle tipologie da coltivazione e da taglio poc’anzi elencate.

Il clima preferito è quello mediterraneo, di media temperatura, purché adeguatamente umido. La cicoria può però adattarsi a una grande variabilità di condizioni climatiche, sebbene tenda a non svilupparsi correttamente in condizioni troppo fredde o eccessivamente afose. La sua natura rustica, tuttavia, ne garantisce una forte adattabilità ai terreni, nonché una certa predisposizione a resistere alle intemperie. L’esposizione è di norma alla luce diretta del sole, tranne per gli esemplari da imbiancamento.

Il terreno ideale è morbido, soffice e altamente drenante, poiché la pianta potrebbe soffrire i ristagni d’acqua. Sebbene non richieda particolari interventi di concimazione per garantirne la crescita, le tipologie più raffinate potrebbero trovare giovamento dal ricorso a concimi organici oppure al compost, da mescolare in media profondità nel terreno qualche settimana prima della semina. Quest’ultima avviene normalmente dagli ultimi strascichi dell’inverno fino all’inizio dell’autunno, con un picco tra i primi giorni di marzo alle prime settimane di maggio per gran parte delle specie. Naturalmente, queste tempistiche variano anche in relazione al luogo di residenza, data le differenze sostanziali delle temperature primaverili tra le zone a Nord e a Sud dello stivale.

La richiesta d’acqua si modifica fortemente a seconda della tipologia scelta ed è normalmente più alta nelle specie da radicchio. Nella prima fase di crescita, fatta eccezione per fenomeno meteorologici particolarmente frequenti, l’irrigazione potrebbe essere anche importante. Giunte le piantine a una buona crescita, e concluso lo sviluppo delle radici, l’annaffiatura si rende molto meno frequente, all’incirca tre volte alla settimana in caso di caldo particolarmente afoso, ulteriormente ridotte se in località molto fresche. Va comunque specificato come, data l’elevata disponibilità in natura e la conseguente scarsità di semi negli esercizi commerciali, raramente la cicoria selvatica viene coltivata in orto: si preferiscono le più ricercate alternative da taglio, spesso anche riflesso della tradizione e dell’impegno regionale.

Coltivazione in vaso e in orto

Scelta la propria cicoria preferita, che sia la da cespo o la gettonata Catalogna, è possibile coltivarla facilmente sia in vado che in orto. Quest’ultima modalità è però la più frequente, poiché gli ampi spazi della terra piena garantiscono un raccolto ben più ricco ed esteso nei mesi.

Il primo passo da compiere è quello della predisposizione del vaso o, in alternativa, della verifica del terreno. Il contenitore dovrà essere sufficientemente esteso di superficie per accogliere un numero adeguato di piante e, in quasi la totalità dei casi, anche la profondità dovrà essere generosa, perché quasi tutte le cicorie presentano delle radici sviluppate. Sul fondo andrà predisposto un letto di ghiaia e cocci, per agevolare il deflusso dell’acqua, quindi si versa del terriccio soffice e arieggiato, anche fertilizzato dal compost. La necessità di fertilizzazione avviene anche in giardino, dove la terra piena dovrà essere ciclicamente smossa in profondità, per permettere ai concimi organici di diffondersi uniformemente.

La semina può avvenire a spaglio, ma di solito si preferisce una coltivazione in file, con piante separate l’un l’altra da una cinquantina di centimetri. Il raccolto avviene quando la pianta ha raggiunto una dimensione sufficiente per gli usi in cucina, normalmente quando le foglie raggiungono 10-15 centimetri. Si coglie con un taglio netto alla base, così da agevolarne la rapida ricrescita e usufruirne più volte l’anno.

Soprattutto per le specialità a cespuglio più estese, come le ricce, potrà essere necessario di tanto in tanto rimuovere le foglie più verdi e appassite, stimolando così l’attività della pianta. Dal punto di vista della manutenzione, quasi tutte le cicorie temono afidi e lumache, mentre l’apparato delle radici potrebbe essere affetto da infestazione da grilli.

28 marzo 2015
I vostri commenti
paolo, lunedì 29 agosto 2016 alle10:20 ha scritto: rispondi »

mi interessano informazioni per prevenire marciume e infestazioni della cicoria a cespuglio tipo milano

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