Studi approfonditi hanno focalizzato l’attenzione su come la condivisione di spazi, abitudini e affetti abbia fortificato il rapporto uomo-cane. Non è certo una sorpresa per chi possiede un quadrupede scodinzolante, ma la novità risiede nei geni. La convivenza ha favorito un’evoluzione genetica parallela, quindi alcuni geni presentano caratteristiche simili.

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Uno studio condotto da un team internazionale di scienziati, e pubblicato a maggio su Nature Communications, ha localizzato alcuni geni nei cani e ne ha evidenziato un’evoluzione simbiotica con quelli umani. Tutto ciò è dovuto alla condivisione di spazi, abitudini ma anche di cibo e varietà alimentare. Una crescita iniziata sin dai tempi antichi, quando il cane era ancora lupo selvaggio e l’uomo un cavernicolo alle prese con la caccia e il fuoco.

Questo avvicinarsi reciproco, questo coalizzarsi empatico, ha scatenato l’evoluzione genetica simbiotica. A quanto pare 32.000 anni fa, quando avvennero le primi fasi di domesticazione, si favorì il distaccamento dal branco dei cani meno aggressivi. Esemplari favorevoli a spartire con l’uomo spazi, cibo e regole.

Considerando che la domesticazione è spesso associata a un grande aumento di densità di popolazione e a condizioni di vita affollate, possiamo ipotizzare che questi ambienti sfavorevoli abbiano esercitato la pressione selettiva necessaria a guidare le modifiche genetiche di entrambe le specie.

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Gli scienziati hanno messo a confronto i geni di quattro lupi grigi provenienti da Russia e Cina, tre cani randagi cinesi e tre cani di razza: un pastore tedesco, un pastore belga malinois e un mastino tibetano. Stabilendo quali geni fossero legati alla fase di domesticazione, quindi confrontandoli con quelli umani. È quindi emerso che i cani di origine asiatica-cinese potrebbero rappresentare il punto evolutivo di contatto tra lupi e cani di razza.

La condivisione dello stesso ambiente ha quindi determinato anche lo stesso tipo di reazione a malattie e patologie, spesso simili. Nel cane si è evidenziato lo stesso tipo di predisposizione umana all’obesità, al diabete, al disordine ossessivo-compulsivo, all’epilessia e ad alcuni tipi di cancro come ad esempio quello al seno. Anche la risposta nei confronti del colesterolo e il tipo di codificazione neuronale per la serotonina.

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Ma questo tipo di evoluzione non si può considerare conclusa, come il tipo di confronto tra razze canine che secondo gli studiosi andrebbe approfondito. Ad esempio allargando la tipologia di esemplari coinvolti, ma anche le specie come gli altri animali domestici che possono aver condiviso spazi, tempi ed emozioni comuni con l’uomo.

20 maggio 2013
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