Come tutti gli appassionati di auto elettriche sanno, il punto debole di questa tecnologia è la batteria, spesso poco longeva e lenta da caricare. In futuro però non sarà più così. L’ultima trovata in fatto di batterie per auto elettriche è il grafene. In gergo chimico si definisce il grafene un supercondensatore ad alte prestazioni. Per capire meglio di cosa si tratta però, bisogna fare un passo indietro.

Secondo gli ingegneri impegnati nella realizzazione di batterie migliori, la soluzione per la ricarica di un’auto elettrica sono i supercondensatori che dovrebbero sostituire gli ioni di litio che attualmente compongono le batterie. Per quanto i supercondensatori siano in grado di ricaricarsi velocemente, si scaricano altrettanto in fretta.

Il grafene, opportunamente lavorato, rappresenta un’eccezione. È infatti considerato un supercondensatore ad alte prestazioni in quanto ha la capacità di immagazzinare la stessa quantità di energia degli ioni di litio, dunque si scarica più lentamente, ma si ricarica anche velocemente come un normale supercondensatore.

A testare questa nuova tecnologia è il Gwangju Institute of Science and Technology in Corea del Sud, un Paese che punta molto sulla ricerca in particolare proprio delle batterie. I ricercatori puntano su una forma altamente porosa di grafene che ha un’enorme superficie interna. In questo modo riducono le particelle di ossido di grafene con idrazina in acqua trattata con gli ultrasuoni.

La produzione è una polvere di grafene che viene confezionata ed essiccata a 140 gradi e subisce una pressione di 300 kg per centimetro per 5 ore. Senza entrare ulteriormente nei processi chimici, il risultato è che il prodotto ottenuto sarebbe in grado di garantire una densità maggiore di 64 kwh per kg ed una densità di corrente di 5 ampere per grammo.

Applicato su un’auto avrebbe le stesse caratteristiche di una normale batteria agli ioni di litio, ma sarebbe in grado di ricaricarsi in 16 secondi anziché in diverse ore come accade oggi.

Inoltre i ricercatori hanno provato il processo di caricamento e di scarico decine di migliaia di volte e hanno notato che l’efficienza non è mai calata. Se la loro scoperta fosse applicata alle automobili su strada potremmo ottenere auto elettriche più efficienti di quelle a benzina dato che l’autonomia non sarebbe più un problema perché si ricaricherebbero in un tempo minore a quanto ci vuole per fare il pieno.

13 novembre 2013
I vostri commenti
Luca Greggio, domenica 1 marzo 2015 alle19:07 ha scritto: rispondi »

La speranza è che questa tecnologia possa essere in pochi anni disponibile nel mercato ed implementata almeno su una grossa quantità di veicoli: abbiamo bisogno di aria più pulita per vivere meglio, e di meno rumore nelle nostre citta.

miro, lunedì 5 gennaio 2015 alle11:43 ha scritto: rispondi »

Molto interessanti queste batterie , speriamo che i produttori di auto si rendano conto che è ora di passare all'elettricità per le auto

gio71, domenica 16 novembre 2014 alle23:39 ha scritto: rispondi »

Cmq direi basta; io ho lavorato sui nanotubi e anche quelli dovevano chissà fare cosa, ho studiato e lavorato sul grafene, e assisto ai soliti entusiasti della prima ora; posso dire di aver visto risultati straordinari che a distanza di anni ho giustificato grazie allo studio, ma ahimè non ho la possibilità di fare ricerca inerente ad essi; quando uscirono i fullereni soliti entusiasmi e poi progressivamente calati, con i nanotubi lo stesso e adesso il grafene, non potete immaginare il grado di irriproducibilità dei risultati sperimentali con queste nanoforme di carbonio, che sono, come sostenuto da gente coi cojones (e non i soliti soloni italiani!) ancora alla loro infanzia, poi i lavori pubblicati sono cresciuti vertiginosamente, sempre i soliti a dire staordinaria densità di energia, staordinaria densità di potenza (poi magari hanno pure sbagliato i calcoli!) ... insomma credo che ora cerchino attraverso i risultati strombazzati dei soldi, ma se fossi un investitore baderei bene a chi concederli.

antonio, mercoledì 29 ottobre 2014 alle11:03 ha scritto: rispondi »

Se è vero e io mi auguro di si , perchè gli industriali italiani( quelli veri) non fanno una cordata per mettere in produzione questa tecnologia? Producendo nel nostro paese?

Marcods, martedì 18 febbraio 2014 alle9:44 ha scritto: rispondi »

Si ma QUANDO!!! saranno disponibili??? Quale multinazionale si prenderà le royalty e ci darà questa tecnologia con il contagocce????!!! Sono stufo di attendere... la rivoluzione era possibile anche ai tempi di TESLA!! ma se il sistema non la vuole non l'avremo a meno di pagare salato... e negli anni... Sono stufo di respirare SCHIFO per le strade, i miei figli non devono ammalarsi perchè io li porto al parco piuttosto che tenerli rinchiusi in casa! Scusate lo sfogo...;(

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