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Trigliceridi bassi: cause, sintomi e valori normali

Trigliceridi bassi: cause, sintomi e valori normali

Fonte immagine: Foto di Belova59 da Pixabay

Avere i trigliceridi bassi può rappresentare un campanello d’allarme importante. Sia che si tratti di un sintomo che di un possibile fattore di rischio, questa condizione deve essere valutata con attenzione.

È bene ricordare che non sempre si tratta di un indicatore di malessere, ma che in determinate situazioni può rivelarsi del tutto normale. Ecco perché è consigliata una conoscenza almeno di base di queste sostanze e del perché sono presenti nel corpo.

Cosa sono i trigliceridi?

Partiamo dalla domanda principale, ovvero: cosa sono i triglideridi? Sono dei lipidi, o grassi, che per la quasi totalità vengono ottenuti mediante la metabolizzazione degli alimenti ingeriti. Soltanto una minima parte viene prodotta direttamente dal fegato.

La parte di trigliceridi di origine alimentare è il risultato della trasformazione delle calorie in eccesso in grassi, destinati allo stoccaggio nelle cellule adipose. Diventeranno così la riserva energetica dell’organismo, da cui attingere in caso di necessità.

Garantiscono la possibilità di continuare ad alimentare il corpo anche lontano dai pasti, e in una certa misura risultano essenziali all’organismo. A patto di non esagerare con l’assunzione delle calorie, elevando i livelli di trigliceridi nel sangue oltre i valori normali.

Sangue

Valori normali

Attraverso lo svolgimento delle analisi del sangue è possibile conoscere il livello di trigliceridi nel sangue. Rientra nel novero degli esami da eseguire con una certa regolarità, al fine di valutare possibili trattamenti qualora si registrino valori fuori norma.

I valori normali per quanto riguarda i trigliceridi nel sangue sono compresi tra 40 e 150 mg/dl. Oltre 150 e fino a 199 mg/dl vengono ritenuti “al limite”. Si parla di ipertrigliceridemia (trigliceridi alti) quando si superano i 200 mg/dl, mentre per quanto riguarda l’ipotrigliceridemia (bassi) si considera un valore inferiore ai 40 mg/dl.

Trigliceridi bassi o ipotrigliceridemia

Come indicato poco sopra, si parla di trigliceridi bassi o ipotrigliceridemia quando i valori nel sangue sono inferiori ai 40 mg/dl. In questo è bene indagare con il proprio medico curante le possibili cause del problema, se fisiologiche oppure provocate da fattori alimentari o patologici.

Cause

Le cause che possono portare all’ipotrigliceridemia sono diverse. Possono essere di natura metabolica o legata all’alimentazione, come riguardare anche gli effetti principali o collaterali di alcuni farmaci.

Esercizio fisico

Una delle cause dell’abbassamento dei trigliceridi è l’esercizio fisico intenso. Parliamo in questo caso di un allenamento strutturato e ad alto impegno, sia in termini di prestazione che di resistenza. Alcuni esempi sono la pratica sportiva e la fase di preparazione agonistica, ma possono rientrare in tale ipotesi anche gli esercizi svolti a livello amatoriale (se particolarmente intensi).

Diverse tipologie di esercizio fisico impattano sul livello di trigliceridi nel sangue. Sono gli allenamenti aerobici a bassa intensità a generare una maggiore attivazione del metabolismo e la conseguente riduzione dei trigliceridi nel sangue.

Malnutrizione

Può verificarsi in questo caso in seguito a un’eccessiva limitazione alimentare, frutto di una dieta particolarmente stringente. Maggiormente esposti sono coloro che seguono diete iperproteiche che tagliano drasticamente la presenza di grassi e carboidrati.

Farmaci e integratori

Esistono alcuni farmaci e integratori capaci di interferire, più o meno intenzionalmente, con i livelli di trigliceridi nel sangue. Un esempio sono i medicinali ipolipemizzanti (principalmente statine, sfibrati, acido nicotinico), ovvero che puntano in maniera decisa alla riduzione dei livelli di lipidi nel flusso sanguigno. Vengono prescritti solitamente per ovviamente a condizioni note come dislipidemie, termine che indica delle alterazioni nella composizione lipidica del sangue (inclusa l’ipertrigliceridemia).

Quando tali assunzioni sono regolari nel tempo, come accade in presenza di patologie croniche, c’è il rischio che da eventuali condizioni di ipertrigliceridemia si passi episodicamente all’opposto (ipotrigliceridemia). In assenza di altri fattori di rischio tale problematica dovrebbe rientrare naturalmente, come avrà modo di confermare il medico curante.

Fibrosi cistica

Rientra tra le possibili cause di ipotrigliceridemia anche la fibrosi cistica. Questa patologia comporta importanti rischi a livello polmonare, ma genera anche l’impossibilità a digerire e assorbire le sostanze grasse. Da qui la drastica riduzione dei trigliceridi nel sangue.

Fattori di rischio

Ipertiroidismo e malattia di Graves

Cause e fattori di rischio sul fronte dei trigliceridi bassi sono anche determinate condizioni patologiche. Un esempio è l’ipertiroidismo, o eccessivo funzionamento della tiroide, da cui deriva un metabolismo particolarmente accelerato.

La malattia di Graves è tra le cause principali dell’ipertiroidismo, il che la rende di conseguenza un possibile fattore di rischio anche per l’insorgenza dell’ipotrigliceridemia.

Anche un fegato in non perfette condizioni rappresenta un fattore di rischio per l’ipotrigliceridemia, al pari di alcuni disturbi metabolici come ad esempio l’ipobetalipoproteinemia. Rientra in questo elenco anche la celiachia, ovvero l’intolleranza al glutine, in quanto tale patologia influenza il normale assorbimento degli alimenti a livello intestinale.

Gonfiore

Sintomi e diagnosi

Di norma i trigliceridi bassi non producono effetti di particolare rilevanza, quindi anche i sintomi correlati tendono a rivelarsi di scarso rilievo. Esistono però alcune manifestazioni che possono generare il sospetto che si tratti di ipotrigliceridemia.

Si tratta perlopiù di sintomi a carattere gastrointestinale e metabolico. Di seguito alcuni possibili indicatori di un livello insufficiente di trigliceridi:

  • Crampi addominali;
  • Gonfiore addominale (meteorismo);
  • Perdita di peso;
  • Dissenteria (diarrea);
  • Atrofia muscolare;
  • Indebolimento.

La diagnosi di ipotrigliceridemia è possibile attraverso degli specifici esami del sangue. Analisi che possono essere svolte sia come normale azione di screening che in presenza di uno o più sintomi tra quelli sopraindicati. Anche in questo caso sarà compito del medico curante indirizzare il paziente verso gli esami o i trattamenti più idonei.

Trigliceridi bassi: cura e prevenzione

Una volta che il quadro clinico è stato delineato ed è stata emessa la diagnosi di ipotrigliceridemia si passa alla fase di cura. Chiaramente è possibile ragionare anche in altri termini, valutando azioni quotidiane mirate alla prevenzione del problema.

Cura

Occorre sottolineare in prima battuta che non esiste una cura vera e propria per i trigliceridi bassi. Si tratta più che altro di intervenire sulla causa scatenante, trattandone i sintomi o se possibile eliminando il problema.

Farmaci contro la fibrosi cistica permetteranno ad esempio di ridurre al minimo la possibilità che si verifichi di nuovo un abbassamento dei trigliceridi. Oltre all’assunzione di medicinali che ripristino, almeno parzialmente, la funzione della proteina CFTR (per l’assorbimento dei nutrienti) potrebbero essere necessari dei supplementi sotto forma di integratori alimentari.

Altro esempio riguarda la malnutrizione. In questo caso la cura è chiaramente il ritorno a un normale stato di alimentazione, se necessario integrato inizialmente con supplementi di vitamine liposolubili (A, D, E e K) e sali minerali.

Prevenzione

Discorso simile a quello relativo alla cura è quello legato alla prevenzione. Anche in questo caso si potrà intervenire cercando di limitare al minimo le conseguenze relative ai fattori di rischio o le cause stesse del problema.

Un’alimentazione sana e senza privazioni prolungate (oltre i 7-10 giorni) dovrebbe consentire di evitare il manifestarsi del problema relativamente alla questione malnutrizione. Da non dimenticare la necessità di tenere sotto controllo eventuali patologie croniche, nei limiti delle attuali possibilità farmacologiche, affidandosi al proprio medico curante.

La prevenzione dei trigliceridi bassi passa anche per l’evitare di svolgere allenamenti particolarmente intensi senza un’adeguato supporto nutrizionale. Qualora si soffra di celiachia è necessario affidarsi a un nutrizionista, che saprà consigliare se necessario anche un supporto alla dieta (integratori multivitaminici e di sali minerali).

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