Torturano animali per video a pagamento: ergastolo

Torturano animali per video a pagamento: ergastolo

Condannata all'ergastolo una coppia delle filippine, responsabile di aver girato numerosi video di torture animali per il mercato illegale dei crush video.

Uno dei casi di violenza sugli animali più tristemente noti trova finalmente risoluzione e giustizia. Una coppia di filippini è stata infatti condannata all’ergastolo, a seguito delle segnalazioni di numerose associazioni internazionali tra cui PETA. I due sono colpevoli di aver torturato decine di animali, spesso coinvolgendo minori, per diffondere video a pagamento per i feticisti del genere.

Conosciuti in rete come “crush videos”, questi filmati testimonierebbero delle incredibili violenze sugli animali, tra cui uccisioni barbare, mutilazioni e altre incomprensibili atrocità. Stando a quanto riporta la divisione asiatica di PETA, in diverse registrazioni le torture pare fossero perpetrate da una minore, forse spinta dai due responsabili. La distribuzione sarebbe avvenuta tramite canali nascosti della Rete, dove si sospetta esista un mercato illegale di simili produzioni.

Dorma e Vicente Ridon, la coppia che ha prodotto i filmati, è stata giudicata da una corte di La Union nelle Filippine, dopo una lunga indagine che ha visto coinvolte anche le autorità internazionali, in particolare quelle australiane. I giudici hanno rinvenuto i due colpevoli di maltrattamenti sugli animali, abuso su minori, crimini connessi alla protezione del patrimonio selvatico e altre accuse minori. Oltre al pagamento di una multa di 198.000 dollari per ogni video prodotto, dovranno rimanere a vita in carcere. Fondamentale per la sentenza l’aiuto di un anonimo testimone, che avrebbe aiutato PETA nell’identificare i media in Rete. Così spiega l’associazione:

La sentenza sui Ridons è un avvertimento per tutti coloro che sono coinvolti nell’industria dei crush video. PETA è stata avvisata di questi orribili filmati da una persona sensibile che li ha scovati e ha deciso di segnalarceli. Sono queste persone che hanno reso la condanna possibile.

Sempre PETA sottolinea come gli acquirenti proverrebbero da Australia, Francia, Corea, Regno Unito e Stati Uniti, ma non è ancora nota la possibilità che vengano a loro volta coinvolti in altri processi.

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