Greenstyle Benessere Reiki: cos’è e quali benefici regala questa tecnica

Reiki: cos’è e quali benefici regala questa tecnica

Le origini del trattamento Reiki sono relativamente recenti e affondano più precisamente le radici sul finire del 1800. Il suo inventore, il giapponese Mikao Usui, sembra che ideò la tecnica, oggi usata anche in Occidente, dopo una lunga meditazione sul Monte Kurama. Il termine deriva da due parole nipponiche, ossia Rei e Ki, rispettivamente “universale” […]

Reiki: cos’è e quali benefici regala questa tecnica

Fonte immagine: Pixabay

Le origini del trattamento Reiki sono relativamente recenti e affondano più precisamente le radici sul finire del 1800. Il suo inventore, il giapponese Mikao Usui, sembra che ideò la tecnica, oggi usata anche in Occidente, dopo una lunga meditazione sul Monte Kurama. Il termine deriva da due parole nipponiche, ossia Rei e Ki, rispettivamente “universale” e “forza energetica”.

Di fatto il termine Reiki identifica l’energia universale che, attraverso l’imposizione delle mani, aiuta il rilassamento e la guarigione del corpo e dello spirito. Ogni trattamento può essere su terze persone, a contatto o anche a distanza, ma anche sul proprio organismo, in questo caso operando un autotrattamento.

Gli operatori di Reiki, come i suoi fruitori, si dicono soddisfatti dagli effetti che questa pratica sarebbe in grado di regalare a corpo e psiche. Ma a livello scientifico, va detto, non ci sono ancora sufficienti prove che ne possano determinare i benefici. Le ricerche si sono concentrate su proprietà effettive contro ansia, depressione e dolore, concludendo che la tecnica sia efficace al pari di un placebo.

Dall’altro lato il Reiki già figura nella lista di trattamenti alternativi che molti professionisti suggeriscono in abbinamento alla normale medicina tradizionale. Se infatti non vi siano prove scientifiche a sostegno dei benefici diretti sulle varie patologie, gli effetti rilassanti dei trattamenti possono essere di supporto per gestire lo stress provocato da alcuni disturbi.

Reiki: cos’è

Il Reiki, come detto, va intesa come una tecnica di medicina alternativa che andrebbe a stimolare la guarigione energetica. Il maestro Reiki, formato appositamente per eseguire correttamente questi tipi di trattamenti, usa delicati movimenti delle mani per guidare il flusso di energia sana attraverso il corpo del paziente. In questo modo punta ad eliminare stress, dolore e malattia.

Le persone che hanno provato il Reiki, affermano di aver percepito una serie di benefici sia a livello fisico sia a livello emotivo. Il sollievo dal dolore è uno degli effetti che in molti hanno sperimentato dopo una o più sedute, ma anche miglioramento dell’umore, meno difficoltà a dormire, ma anche una ripresa più veloce dopo un intervento chirurgico.

Ma, come detto, la scarsità di prove scientifiche a sostegno del Reiki, fa dubitare molti sugli effettivi doni che questa pratica porterebbe alla salute. C’è chi ritiene il Reiki una bufala, chi invece associa i potenziali effetti positivi della pratica alla sua capacità di rilassare corpo e mente, al pari una qualunque tecnica di yoga o meditazione.

Ad ogni modo il Reiki, dal 1900 ad oggi, ha sempre più seguaci che ne dicono meraviglie e che suggerirebbero anche ai più scettici di provarlo. Ma cosa succede esattamente durante una sessione e ci sono pericoli da tenere a mente? Di seguito qualche informazione utile per chi volesse sapere qualcosa a proposito della tecnica di origine asiatica.

Reiki
Fonte: Pixabay

Come si attiva il Reiki

Il Reiki, come detto, fa riferimento all’energia universale che l’operatore riesce a canalizzare nel corpo del paziente. Durante una sessione di tale pratica, il professionista muoverà delicatamente le mani, coi palmi rivolti verso il basso, in una serie di posizioni, normalmente da 12 a 15. Ciascuna posizione si concentra su una diversa parte del corpo e va mantenuta dai 3 ai 10 minuti per zona.

Ogni sessione ha una durata che oscilla dai 50 minuti all’ora e mezza e durante il trattamento non ci sono interazioni verbali tra operatore e paziente. La pratica può avvenire sul paziente seduto o disteso, completamente vestito, in quanto il flusso di energia non sarebbe ostacolato dagli indumenti che ha indosso la persona che si sottopone alla tecnica.

Chi ha provato il Reiki sostiene che nei minuti durante i quali l’operatore impone le mani su una certa area del corpo, ha provato formicolio e calore. Di fatto è il Reikist che decide quando passare da una zona del corpo ad un’altra, recependo di aver fatto fluire tutta l’energia in quel punto.

Se notate qualche affinità con agopuntura e digitopressione, vi diciamo subito che di simile c’è solo il concetto di fluire energetico. Le discipline però non hanno molto altro in comune. E sebbene molti operatori Reiki oggi vengano istruiti anche sulle mappe energetiche e sui chakra, si tratta di insegnamenti che non rientrano in quelli originari del maestro Usui.

Cosa si può curare con il Reiki

Lo ripetiamo per una questione di trasparenza, il Reiki non va inteso come sostituto di alcun trattamento medico. Ma può comunque essere di supporto come pratica complementare, in quanto si è dimostrata efficace per favorire il rilassamento del paziente, eliminando o comunque rendendo più gestibili stress e ansia.

In questo contesto il Reiki, sebbene non ci siano evidenze scientifiche a livello di cure effettive di dolori e patologie differenti, può aiutare il paziente ad affrontare meglio la malattia. A livello di psicologia anche tali pratiche sono risultate benefiche, in quanto, al pari di yoga e meditazione, sarebbero in grado di migliorare l’equilibrio psicofisico e l’umore delle persone.

Ad oggi, proprio a sostegno delle influenze benefiche di questa tecnica, chi si rivolge ad un operatore Reiki lo fa in combinazione a trattamenti di medicina tradizionale. Se anche la pratica olistica non possa debellare la malattia, chi si affida a questi trattamenti cerca di trarre giovamento da sintomi e disagi legati a:

  • cancro
  • cardiopatia
  • depressione e ansia
  • dolore cronico
  • infertilità
  • disturbi neurodegenerativi
  • autismo
  • morbo di Chron
  • affaticamento

Il Reiki non va a sostituire le cure farmacologiche per queste patologie e disturbi, ma aiuta il paziente ad affrontare sia il disagio psichico ad essi legato, sia ad attenuare alcuni sintomi aspecifici, come stress e insonnia. Se visto sotto questa luce e inteso come complemento a trattamenti medici tradizionali, è da considerarsi sicuro e privo di controindicazioni per il paziente.

Reiki a distanza

Ed eccoci arrivati ad una delle pratiche che ha più detrattori, il Reiki a distanza, considerato da molti un metodo improponibile e dai dubbi effetti. Chi invece sostiene questa tecnica, che effettivamente promette di inviare energia benefica anche a persone lontane dall’operatore olistico, si basa sul concetto che, oltre al corpo fisico, abbiamo anche un corpo energetico.

In poche parole, fuori dal nostro corpo fisico, abbiamo dei campi energetici, tra cui anche l’aura, che sarebbero in grado di dialogare tra loro, ma anche all’esterno con altri soggetti. Tali campi energetici, anche detti “i quattro livelli dell’essere”, possono essere coinvolti dall’operatore per favorire il flusso di energia dalle mani e dai chakra, verso una persona lontana.

Di norma, un operatore Reiki agisce con una pratica meditativa profonda, che porta energia da ogni livello dell’essere proprio a quelli dell’altra persona. In pratica si parte con un flusso energico verso l’essere fisico del soggetto, immaginando che si irradi attraverso il settimo chakra, quello della corona, passando in ordine all’essere emotivo, a quello mentale e infine a quello spirituale.

Al termine della sessione di Reiki a distanza, l’operatore di solito fa un bagno a secco, o Kenyoku, per disconnettersi dal campo energetico del paziente.

Reiki
Fonte: Pixabay

Autotrattamento col Reiki

Il Reiki, oltre ad aiutare gli altri, può essere praticato anche sul proprio corpo. Allo stesso modo, tali tecniche non vanno intese come sostitutive di terapie mediche e farmacologiche. Ma l’autotrattamento Reiki può comunque fornire calma e sollievo dal dolore attraverso il rilassamento.

Sono normalmente otto le posizioni delle mani coinvolte in questa pratica rivolta al proprio benessere e i maestri Reiki suggeriscono di ripeterla quotidianamente, per 3-5 minuti su ogni area. Se la tecnica deve migliorare una sola zona del corpo, che magari ha subito di recente uno stress, come ad esempio un torcicollo o una storta, si andrà a praticare un trattamento mirato.

Ma se l’autotrattamento Reiki fosse per il benessere generale, o per trattare disturbi che ormai sono cronicizzati, il suggerimento è di adoperare tutte e 8 le posizioni, una volta al giorno tutti i giorni. Di seguito le aree dove imporre le mani.

Di solito si comincia con la cosiddetta bilanciatura o centratura al cuore prima di passare alle altre posizioni, tenendo le mani sul quarto chakra. Ma non tutti sostengono che serva.

Come si pratica l’autotrattamento: posizioni

Posizione 1 – Per qualsiasi tipo di problema a occhi, seni e cavità nasali, allergie respiratorie, cervello, ipofisi e ghiandola pineale. Le mani vengono poste con i palmi sopra gli occhi e le dita rivolte verso l’alto della testa.

Posizione 2 – In questa posizione si trattano le vie respiratorie, l’apparato digestivo, la gola e le corde vocali, i linfonodi, la tiroide, le ghiandole paratiroidi. Le mani sono attorno alla gola, con i pollici verso il basso e le eminenze tenar a contatto.

Posizione 3 – La posizione riguarda le aree superiori dei polmoni, l’area superiore del cuore e il timo, la prima ghiandola del sistema immunitario che reagisce allo stress. Le mani sono appoggiate in orizzontale subito sopra il seno con le falangette sovrapposte.

Posizione 4 – In questa posizione tratti il ​​cuore ed il relativo chakra, i polmoni, il seno. Le mani sono nella stessa posizione di prima, ma al centro del petto.

Posizione 5 – La posizione 5 tratta lo stomaco, il pancreas, la milza, il fegato, la cistifellea, il diaframma e il chakra del plesso solare. Di nuovo, la posizione delle mani è come la 3 e la 4, ma stavolta sotto lo sterno, sulla bocca dello stomaco.

Posizione 6 – Stai trattando parte dell’intestino tenue, del colon trasverso e del chakra inferiore dell’addome. Le mani sono congiunte come nelle posizioni precedenti, ma sopra l’ombelico.

Posizione 7 – La posizione tratta il resto dell’intestino tenue, il colon ascendente, il colon discendente, il sigma e il retto. Per le donne anche il sistema riproduttivo femminile, quindi utero, ovaie e le tube di Falloppio. Per gli uomini la vescica urinaria e la ghiandola prostatica. Le mani sono rivolte a freccia e appoggiate al basso ventre, che corrisponde al chakra della radice.

Posizione 8 – Si dona beneficio all’articolazione dell’anca, ai linfonodi lombari e pelvici, alle gambe. Le mani sono posizionate sulle anche.

Chi può praticare il Reiki

Ci sono corsi di ogni genere per chi volesse avvicinarsi al Reiki e praticarlo per sé o per gli altri, a livello di professione o di semplice conoscenza. Non ci sono abilità specifiche richieste, al contrario di trattamenti quali la pranoterapia, che prevede il passaggio del prana, o soffio vitale, dall’operatore al paziente. In questo caso il pranoterapeuta deve avere un livello di energia superiore.

Al contrario, il Reiki è una pratica aperta a chiunque e non prevede che si nasca con un determinato dono energetico. Ma questo non significa che ci si possa improvvisare operatori.

Non basta conoscere a livello generale la tecnica per applicarla, sono invece necessari corsi con maestri qualificati e farsi esperienza sul campo. Che si creda agli effetti benefici del Reiki o meno, è sempre bene ricordare che per aiutare gli altri, anche solo a rilassarsi, serve competenza.

 

Fonti

Seguici anche sui canali social

Ti potrebbe interessare

Orienteering: cos’è e come funziona
Fitness

L’orienteering è una disciplina sportiva ancora poco nota, ma si tratta di uno sport a tutti gli effetti. Quest’attività consiste nell’utilizzare le proprie capacità di orientamento e problem solving per raggiungere determinati punti segnalati in una mappa. Ma in che modo l’orienteering può migliorare la nostra vita?