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Perché è importante proteggere la vita sott’acqua?

Vi siete mai chiesti perché sia importante proteggere la vita sott'acqua? Si tratta anche di conservare le risorse e la biodiversità acquatiche e marine, così come indicato anche nell'Agenda 2030. Ma riusciremo a fare abbastanza per riuscirci?

Perché è importante proteggere la vita sott’acqua?

Quando si parla di proteggere la vita sott’acqua non si può non citare l’Agenda 2030. Questo perché proprio il 14esimo obiettivo di tale Agenda, quella nata per cercare di creare un futuro che sia sempre più sostenibile, indica la necessità di proteggere mari, oceani e corsi d’acqua in generale, in modo da tutelare le risorse acquatiche e proteggere la biodiversità di questi ecosistemi.

A proposito: se cercate un pdf dell’Agenda 2030 lo trovate qui.

Proteggere la vita sott’acqua: perché è importante?

vita sottomarina
Fonte: Foto di csharker da Pixabay

Non è difficile da capire perché sia importante proteggere la vita sott’acqua e tutelare mari, oceani e corsi d’acqua. Senza acqua semplicemente non esiste vita. Sia per quanto riguarda l’uomo che per quanto concerne gli animali e i vegetali, l’acqua è fondamentale. Non possiamo vivere senza acqua.

Consideriamo, poi, che la Terra è ricoperta per i suoi 3/4 dagli oceani e che qui ci vivono più di 200mila specie marine identificate. Questo è bene specificarlo perché ci sono molte più specie che probabilmente non abbiamo ancora identificato.

Comunque sia, è compito nostro proteggere questo incredibile patrimonio di biodiversità. Purtroppo, però, al posto di tutelare tutto ciò, persistiamo in atteggiamenti e comportamenti che non stanno affatto rallentando i cambiamenti climatici, anzi, stiamo accelerando. E in senso negativo.

Il fatto è che quando si pensa agli abitanti dei mari e degli oceani, non sono solamente loro ad essere a rischio. Miliardi di persone basano la loro vita proprio su animali e vegetali marini. Se continueremo lungo questa strada, molte persone perderanno anche il lavoro a causa della perdita di biodiversità.

E non pensiate che siano solo le attività umane di chi vive in prossimità di mari e oceani a rovinare gli ecosistemi marini. Anche chi vive lontano dal mare contribuisce. Pensiamo, per esempio, ai rifiuti che buttiamo dove capita o che non differenziamo. Tutti questi rifiuti finiscono con l’intasare laghi e fiumi, passando poi in mari e oceani, creando vere e proprie isole galleggianti di spazzatura.

Per non parlare, poi, della pesca intensiva, della pesca illegale, del turismo scriteriato e via dicendo.

Qual è l’obiettivo dell’Agenda 2030 in merito al proteggere la vita sott’acqua?

Tartarughe Neonate
Fonte: Pixabay

Ma come salvaguardare la vita sott’acqua? Beh, come dicevamo prima l’Agenda 2030 ha indicato, al punto 14, quali passi dobbiamo fare per evitare di continuare a danneggiare i nostri oceani:

  • entro il 2025 prevenire e ridurre in maniera concreta qualsiasi forma di inquinamento marino, soprattutto quello derivante da attività svolte sulla terraferma. Qui sono compresi l’inquinamento dei detriti marini e delle sostanze nutritive
  • entro il 2020 gestire e proteggere in maniera sostenibile l’ecosistema marino e costiero, riducendo gli impatti negativi e agendo per il loro ripristino
  • diminuire e affrontare gli effetti negativi dell’acidificazione degli oceani
  • entro il 2020 regolare in maniera reale la pesca ponendo uno stop alla pesca eccessiva, illegale, non dichiarata e non regolamentata. Questo vuol anche dire porre fine a sistemi di pesca distruttivi, in modo da ripristinare le riserve ittiche in modo da riportarle a livelli che garantiscano il massimo rendimento sostenibile
  • sempre entro il 2020 preservare minimo il 10% delle aree costiere e marine
  • entro il 2020 vietare i sussidi alla pesca che creano problemi di pesca eccessiva, eliminando anche i sussidi che finiscono col contribuire alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Il tutto evitando, poi, di reintrodurre in futuro tali sussidi
  • invece entro il 2030 bisognerebbe anche aumentare i benefici economici dei piccoli stati insulari nei paesi in via di sviluppo e nei paesi meno sviluppati, utilizzando in maniera più sostenibile le risorse marine, incluse pesca, acquacoltura e turismo
  • aumentare le conoscenze scientifiche e le capacità di ricerca in modo da migliorare la salute degli oceani e contribuendo ad aumentare la biodiversità marina, soprattutto nei paesi emergenti
  • fornire ai piccoli pescatori artigianali l’accesso alle risorse e ai mercati marini
  • così come riportato nella Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, potenziare la conservazione e l’utilizzo sostenibile degli oceani e delle loro risorse

Fonti:

  1. Giovani 2030
  2. Documentazione Parlamentare
  3. Wikipedia

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