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Come si fa la pelle vegana, valida alternativa a quella animale

Vi siete mai chiesti come si fa la pelle vegana? Si tratta di un'alternativa cruelty free a quella animale. In molti si domandano se sia resistente quanto quella animale, quanto duri e quanto costi. Cerchiamo di rispondere a tutte queste domande

Come si fa la pelle vegana, valida alternativa a quella animale

Avete mai sentito parlare di pelle vegana? Si tratta di un’alternativa alla classica pelle di origine animale, da non confondere però con l’ecopelle. Ci sono infatti delle sostanziali differenze rispetto all’ecopelle, sia per quanto riguarda i materiali di partenza, sia per quanto concerne la lavorazione. Ma come si fa la pelle vegana?

Come si fa la pelle vegana?

dieta vegana per dimagrire
Fonte: Pixabay

Con il termine di pelle vegana si intende un’alternativa al classico cuoio animale, derivante da fonti vegetali. Si tratta quindi di un prodotto cruelty free con il quale si produce di tutto, dai giubbotti alle scarpe passando per borse, cinture e altri accessori. Inoltre è stata usata anche per rivestire sedie, poltrone, divani e gli interni delle auto.

La pelle vegana si produce a partire da scarti vegetali come la buccia di mele o uva, ma anche da foglie di piante come l’olivo o l’ananas. Essendo spesso basata su scarti di produzione, diventa anche un qualcosa di sostenibile e antispreco.

Qualcuno ha anche provato ha creare pelli vegane partendo dai funghi, dagli scarti della lavorazione del caffè e del tofu e anche dal sughero. Nulla vieta, poi, di partire da fibre di cellulosa o anche da materiali sintetici come la microfibra.

Differenza fra pelle vegana ed ecopelle

Quando si parla di pelle vegana non si può usare come sinonimo l’ecopelle. Questo perché l’ecopelle di solito deriva da prodotti di origine animale di scarto, a basso impatto ambientale. Solitamente per creare l’ecopelle si recuperano sottoprodotti di origine animale derivanti da animali allevati a scopo alimentare.

Talvolta il termine di ecopelle viene usato impropriamente per indicare la similpelle o fintapelle o pelle sintetica. In questo caso si tratta di una pelle prodotta partendo da fibre sintetiche che riproducono solo l’aspetto della pelle, ma che non contengono derivati animali. In tale ottica, ecco che questa fintapelle potrebbe essere considerata una pelle vegana. Oppure esiste anche quella prodotta da materiali di origine vegetale.

Un esempio è l’Appleskin, prodotta partendo da scarti industriali della lavorazione delle mele, quindi bucce e torsoli misti a poliuretano. La Pinatex, invece, deriva dalle foglie d’ananas unite a una bioplastica derivante dal mais.

Un’altra pelle vegana è la Mylo, derivante dalle radici dei funghi (insomma, in The Last of Us avrebbero potuto produrre tonnellate di questa fintapelle), unite a mais. Rispetto alle precedenti è pure del tutto biodegradabile.

Qua trovate anche le regole cruelty free per vestirsi vegan.

Qual è la durata della pelle vegana? Si rovina?

borsa pelle

Abbiamo tutti nell’armadio un capo in fintapelle ed è davanti agli occhi di tutti il fatto innegabile che duri molto di meno rispetto alla vera pelle. Ho una giacca di fintapelle nell’armadio che avrò messo sì e no 4-5 volte in tot anni, ma sta perdendo di già pezzi neri. E non certo per l’usura.

Rispetto alla pelle vera, la pelle vegana tende:

  • a essere meno resistente
  • a rovinarsi prima
  • ad essere meno traspirabile
  • a non essere idrorepellente

La durata della pelle vegana varia un po’ a seconda del materiale di partenza e della qualità. Ovvio che giacche pagate a pochissimo in pelle vegana tenderanno a rovinarsi molto prima. Di sicuro, però, non durerà quanto una giacca di pelle vera.

Per quanto riguarda il discorso sostenibilità e impatto ambientale, dipende anche qui dalle materie prime. L’ecopelle o la fintapelle di poliuretano ovviamente saranno meno sostenibili e più impattanti per l’ambiente in quanto prodotte con materiali non riciclabili. Diverso il caso di una pelli vegane prodotte partendo da scarti della lavorazioni di mele, ananas, caffè o funghi. In questo caso, se non trattate con materiali plastici o polimeri vari, sono anche riciclabili.

Fonti:

  1. PubMed
  2. PubMed

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